18 aprile 1974: il sequestro Sossi raccontato da Alfredo Buonavita

Quello che stiamo postando – scrive Maurizio Fiorentini nel gruppo facebook “La storia degli anni di piombo” – è un documento di grande interesse storico. Alfredo Buonavita che ringrazio, uno dei Capi Storici delle Brigate Rosse ci racconta dettagli tecnico/operativi dell’Operazione Girasole, ci permette di fare il suo nome e ci indica anche che le stesse cose sono in verbali rilasciati a Caselli negli anni 80 e che comunque è pura verità.

Col sequestro Sossi inizia il nostro percorso di ” attacco al cuore dello Stato” In vista del futuro intervento a Genova ci dotammo di una base che si rivelò determinante per lo studio di fattibilità della ” Operazione Girasole”. Il nome prese le mosse dal fatto che il giudice alto e magro, più volte nei suoi spostamenti aveva il vezzo di fare una giravolta di 360 gradi su se stesso . La colonna Torinese si incaricò della preparazione del sequestro e dopo vari appostamenti miei e di Maurizio Ferrari individuammo il pullman che usava da casa e lavoro e i suoi orari.

Dovendo una volta preso spostarlo da Genova a fuori regione, scegliemmo di intervenire di sera, attendendo il suo arrivo a casa intorno alle 20. Nei giorni precedenti, con il supporto di Ognibene e Semeria, rubai i mezzi necessari: 3 auto e un furgone. In 5 ci occupammo della presa con un gruppo di appoggio di 3 compagni. Io che conoscevo bene Sossi lo agganciai alla sua discesa dal pullman, 2 compagni mi seguivano a pochi passi per bloccarlo al momento giusto.

Semeria zittì il portinaio e Ognibene ci raggiunse con il furgone non appena bloccammo Sossi. Come in analoga situazione (sequestro Amerio) intervennero sulla persona Ferrari e Marra. Io controllavo da vicino armi spianate. Voglio sottolineare che Marra era un compagno generoso ed efficiente, al pari di tutti noi. Il furgone arrivò da 50 metri con abbaglianti accesi e a tutto spiano. Il giudice ci confidò che aveva pensato volessimo schiacciarlo. Lo consegnammo a Franceschini e Bertolazzi che con la scorta della Mara provvidero al trasferimento e detenzione.

Lungo la strada a Torriglia vi fu un incidente ad un posto di blocco CC, i compagni con prigioniero passarono e si convinsero che l’auto di scorta con Mara fosse rimasta bloccata mentre Mara cercava di raggiungerli, cosi su un tornante gli fecero una agguato e la Peugeot 304 che guidava Mara si prese due bei fori. Me la riconsegnò Mara ad Alessandria. In quei giorni Dalla Chiesa aveva represso nel sangue, 5 morti, una rivolta nel carcere cittadino. Noi pensammo che era un messaggio rivolto alle Brigate Rosse.

Successivamente quando un elicottero sorvolò la zona del “carcere” il Giudice chiese che in caso di irruzione gli si desse un’arma, perché avendo collaborato era certo che diventava obiettivo da eliminare al pari delle BR . Il rilasciarlo vivo fu ovviamente compito di Franceschini, che lo custodiva, ma non fu solamente suo il merito. Aggiungo che Moretti (il reprobo) fu lasciato a presidiare la rinascita dell’Organizzazione in caso fossimo caduti tutti, questo per dire quanto era per noi affidabile. Con Moretti (qui la sua analisi del sequestro) che si dilettava di chitarra e con le mie parole mettemmo insieme anche un canto sull’operazione, non fu un successo, ma certamente Mario lo ricorda.
Alfredo Buonavita

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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