4 febbraio 1948: nasce Antonio Mancini. Da Accattone a pentito

Antonio Mancini, detto “Accattone”, nato a Castiglione a Casauria il 4 febbraio 1948, è con Maurizio “Crispino” Abbatino il più noto collaboratore di giustizia della Banda della Magliana. Il grande pubblico li conosce con i nomi dei personaggi che hanno ispirato nella saga di Romanzo Criminale, rispettivamente il Ricotta e il Freddo.

Cresciuto a San Basilio, Mancini iniziò la carriera criminale da giovanissimo in una batteria specializzata nell’assalto ai treni, di cui era membro, tra gli altri, Gianfranco “ Er pantera” Urbani.

L’Accattone fa amicizia con Selis

Lo sfottevano chiamandolo “Accattone” poiché era andato a vedere l’omonimo film di Pasolini diverse volte. Ma anche per la somiglianza con i ragazzi di vita tratteggiati nei suoi racconti . Mancini rivendicherà sempre la sua simpatia per il poeta-regista e per le idee politiche di sinistra, caso quasi unico in una banda dove prevalevano i fascisti dichiarati come Giuseppucci.

Durante i soggiorni a Regina Coeli, rafforzò i legami con Nicolino Selis, leader di una “batteria” attiva tra Acilia ed Ostia. Nasce così il progetto di animare una forte organizzazione malavitosa di soli romani per controllare in esclusiva i traffici criminali nella capitale. Nel progetto, il duo Selis-Mancini coinvolse molti criminali conosciuti: Edoardo l'”operaietto” Toscano, Giovanni “er roscio” Girlando e Libero Mancone (rispettivamente Scrocchiazeppi, Satana e Fierolocchio nella saga di De Cataldo), Giuseppe il killer Magliolo, Angelo “Er catena” de Angelis.

Nel 2016, partendo dal racconto della sua esperienza ed interpretando se stesso, debutta nel cine-spettacolo di Milo Vallone Il Mondo di Mezzo. Dalla Banda della Magliana a Mafia Capitale raccontando nelle varie repliche 40 anni di malavita romana e italiana. Dopo aver collaborato con Federica Sciarelli alla sua autobiografia “Con il sangue agli occhi” si è messo a curare un blog e a scrivere romanzi, confermando il notevole talento affabulatorio dimostrato nelle narrazioni giudiziarie e nelle decine di interviste concesse a quotidiani e tv mainstream: “Qualcuno è vivo” e “I tre secondi soltanto”. A spingerlo sul terreno letterario l’irritazione nei confronti di De Cataldo che lo ha dipinto come un ignorantone.

Il legame con Abbruciati e l’arresto

Membro storico della banda della Magliana, Mancini era legato da profonda amicizia al boss testaccino Danilo Abbruciati detto “Er camaleonte”. Insieme ammazzarono Antonino Leccese, nell’ambito della spedizione che portò all’eliminazione del cognato Nicolino Selis (cognato di Leccese) il 3 febbraio 1981, per dissidi interni. Poco più di un mese dopo prese parte all’agguato a Monteverde ai fratelli Proietti, i “pesciaroli”, accusati di aver ucciso il leader della Magliana Franco “Er negro” Giuseppucci, il 13 settembre 1980.

La sera del 16 marzo 1981, Antonio Mancini e Marcello Colafigli intercettarono Maurizio “il pescetto” Proietti e il fratello Mario “palle d’oro” nei pressi di via di Donna Olimpia n°152: nel furibondo scontro a fuoco che ne seguì perse la vita Maurizio Proietti, mentre i due banditi della Magliana furono feriti. Nel tentativo di evitare l’arresto e aprirsi un varco, Colafigli e Mancini inscenarono il rapimento di uno dei figli dei Proietti, senza riuscire nell’intento. Mancini finisce così nella fortezza di Pianosa da dove è trasferito inaspettatamente a Busto Arsizio. Il pentito racconterà in seguito che il trasferimento era frutto dell’intercessione di Enrico “Renatino” De Pedis presso “qualcuno al ministero”. Nel 1986 rifiutò, insieme a Toscano, di evadere al termine di un’udienza del maxi processo alla banda dall’aula Occorsio del tribunale di Roma, convinti che fosse una trappola perché non si fidavano di Enrico De Pedis che aveva “mandato l’ambasciata”. Ne approfittò un altro membro della banda, Vittorio Carnovale detto Er coniglio.

Il rapporto con Fabiola Moretti

Una pagina particolarmente importante della sua vita fu la relazione con Fabiola Moretti, l’ex compagna di Abbruciati nel frattempo ucciso a Milano il 27 aprile 1982. Con la Moretti, legata a Enrico De Pedis da una profonda amicizia, trascorse l’ultimo periodo da criminale, dall’uscita dalla galera nel 1992 all’arresto nella primavera del 1994, quando nel giardino di casa vennero rinvenuti due chili di eroina pura, che precedette di poco la decisione di collaborare. La figlia nata dalla loro relazione è stata arrestata due volte con il suo compagno per spaccio, accusati di controllare assieme una piazza di cocaina.

Le dichiarazioni dell'”accattone” aiutarono gli inquirenti a ricostruire le vicende della banda anche se i risultati giudiziari non sono stati all’altezza degli sforzi profusi dall’uno e dagli altri: dal delitto Pecorelli, ai rapporti con i servizi segreti e il ruolo della banda nelle ricerche della prigione di Aldo Moro. Nel corso degli interrogatori di Mancini, la sua convivente Fabiola Moretti fu vittima di strane visite e atti intimidatori, non ultimo l’irruzione in casa di misteriosi ladri. Grazie agli sconti di pena ha ottenuto gli arresti domiciliari per poi dedicarsi all’assistenza di ragazzi disabili. A suo dire, un modo di riscattare il male fatto.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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2 comments on “4 febbraio 1948: nasce Antonio Mancini. Da Accattone a pentito
  1. Curcio Fioravanti ha detto:

    Che la Banda della Magliana fosse composta perlopiù da fascisti è un falso storico. Anche Abbatino, esponente di spicco della Banda, si è dichiarato da sempre di sinistra nel suo libro. Mancini nel suo invece, parla di lui ed altri componenti della banda (alcuni molto importanti come Selis, capelli lunghi quasi alle spalle anche durante il periodo da boss) che fumano hashish in cella a Rebibbia con uno di Prima Linea (mi pare).Che poi Giuseppucci ed altri di rilievo come Abbruciati e Colafigli abbiano avuto simpatie di destra, mai associate a vere e proprie militanze tra l’altro, non rende comunque il gruppo un covo di fascisti come viene descritto dai media generalisti. Massimo Carminati e il suo gruppo all’inizio e poi lui da solo sono l’unico vero rapporto tra la banda e l’estrema destra a livello concreto (con Semerari finirà in un nulla di fatto).

    • Ugo Maria Tassinari ha detto:

      Bene Mancini e Abbatino sono di sinistra ma non hanno mai militato. La cosa dell’hashish non leva e non mette. Hanno avuto una militanza politica dell’estrema destra due figure di spicco come Carminati e D’Inzillo. Era stato nel Fuan Fittirillo. All’arresto nel 1990 in compagnia di Colafigli c’è Busato che era stato un attivista di Costruiamo l’Azione. Sempre dai giri neri di Ostia viene Rufetto che secondo la moretti è uno dei killer di Toscano. Aleandri finisce rapito perché ha girato alla camorra le armi che gli avevano affidato in custodia. Che dici: basta? E comunque no, la banda della Magliana non era un covo di fascisti. Succede piuttosto il contrario: sono i fascisti che si criminalizzano dentro un dispositivo cui si fondono spinte vitalistiche e idee superomistiche. E quindi no, la banda della Magliana non era un covo di fascisti, ma sicuramente ne ha attratti parecchi. E mi tengo stretto alla banda della Magliana original (diciamo fino all’omicidio de Pedis)

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