I libri so’ piezze ‘e core: io, Giorgio Ballario e la biografia di Spaggiari

spaggiari
La copertina del libro

Grazie a Ugo Maria Tassinari, che mi ha fatto conoscere il personaggio di Albert Spaggiari e inconsapevolmente ha ispirato la nascita di questo libro. 

Così Giorgio Ballario, in coda al suo ultimo libro, Vita spericolata di Albert Spaggiari, (Idrovolante Edizioni) presentato a Torino a inizio mese e da qualche giorno in distribuzione, mi fa un regalo bellissimo. Perché, se ogni libro scritto da te è una sorta di figlio, per cui hai palpitato, vegliato la notte, sofferto per i suoi malesseri e gioito per i suoi successi, che dire dei libri “nipoti”, quelli che, per esplicita validazione dell’autore, ti sono in qualche misura eredi? Era già successo con il libro di La Ferla sul Che visto da destra, così come per “Fuori dal cerchio” di Nicola Antolini, lavori che in qualche misura riconoscono esplicitamente una filiazione diretta dalla mia magnifica ossessione … Ma che un “giallista storico” della qualità di Giorgio, felice animatore di Torinoir, infelice tifoso del Toro (nessuno è perfetto) abbia scoperto attraverso il mio blog d’annata un personaggio strepitoso come Albert Spaggiari è una soddisfazione particolare. E quindi ora vi tocca leggere come ha funzionato il tutto …

Per trovare il nome di Albert Spaggiari in altre pubblicazioni italiane si deve far ricorso alla memorialistica di vecchi protagonisti dell’estremismo di destra, che conobbero e furono amici dell’avventuriero nizzardo. Nei capitoli precedenti si è già parlato del ricordo di Stefano Delle Chiaie, contenuto nel volume L’aquila e il condor, pubblicato del 2012 da Sperling & Kupfer; e delle affettuose pagine dedicate a Spaggiari da Tomaso Staiti di Cuddia, nel suo Confessioni di un fazioso (Mursia, 2006). Un’ulteriore testimonianza ci arriva da Ugo Maria Tassinari, giornalista, saggista e più importante studioso italiano del fenomeno del neofascismo e della destra radicale, autore del volume Fascisteria, uscito nel 2008 per Sperling & Kupfer. Nell’omonimo blog che ha tenuto per anni su internet, nel 2010 Tassinari (che proviene dall’ultrasinistra) dà conto di un commosso ricordo tributato ad Albert Spaggiari da Paolo Signorelli, un altro dei “grandi vecchi” della destra radicale italiana, scomparso nel 2010. Bollato come “cattivo maestro” della generazione degli Anni Settanta che sfociò nel terrorismo, il professor Signorelli fu accusato di essere il mandante di omicidi compiuti da Ordine Nuovo e dai Nar, nonché di complicità nella strage di Bologna del 1980. Scontò circa dieci anni di carcerazione preventiva ma alla fine venne assolto da tutte le accuse, ad eccezione di alcuni reati associativi minori. Ha poi diretto per anni la rivista Giustizia Giusta, che ancora oggi dà voce alle “vittime” degli errori del sistema giudiziario italiano.
«Il 18 luglio del 1976 a Nizza una banda mista di marsigliesi e di ex combattenti dell’OAS svaligia il caveau della Société Générale», scrive Tassinari nel 34° anniversario del colpo. «Il capo è un ex parà di origini italiane, Albert Spaggiari, reduce dai fronti di Algeria e di Indocina. Sigla il colpo del secolo con una frase irridente. “Senza odio, senza armi, senza violenza”, come si legge nel manifesto che gli ha voluto dedicare nell’anniversario la comunità politica che ruota intorno a un antico camerata e amico del grande avventuriero, Paolo Signorelli, che ne offre un ritratto affettuoso, spingendosi a parafrasare Brecht per legittimarne l’operato»: In Indocina e in terra di Europa fece mostra di quale fosse la sua statura di non-conforme. Una canaglia, insomma, per les bourgeois meschini, uomini d’ordine per paura, rapaci per convenienza. “Un simpatico guascone”, così scrissi di Albert da me conosciuto prima della rapina del 18 luglio: “Un viandante, un viaggiatore dei sogni”. Il prosciugamento del caveau della Société Générale di Nizza? Una beffa per i benpensanti e per gli usurocrati della Banca. Gai Saber e gusto della dissacrazione. E poi, è più colpevole l’uomo che rapina una banca o la banca come predazione istituzionale? Sicuramente la banca. Così, non a caso, sosteneva Bertold Brecht. Per Albert il colpo rappresentò un’opera d’arte. Anche perché a lui era il gesto estetico che interessava, non il danaro. “Non ho tenuto un soldo, la mia parte è andata agli oppressi di Portogallo, di Jugoslavia, d’Italia”. Arrestato a seguito di un’improbabile congerie di coincidenze, mai confessò né fu infame. Erano solo linee che s’incrociano, il piano che Albert passa al giudice che lo interroga il 10 marzo del 1977. Si porta alle spalle del magistrato e salta dalla finestra del secondo piano del Palazzo di Giustizia. Cade sul cornicione e di lì sul tettuccio di una Renault 6. Una moto col motore acceso l’attende: un gesto di vittoria e via verso la libertà. Lo cercheranno ovunque, dall’Argentina all’Austria. Muore di tumore in Alto Adige. Fu un camerata italiano insieme alla sua ultima donna a trasportare la sua salma in Francia – come lui aveva chiesto – per seppellirla a Laragne (la fanno ritrovare davanti alla casa della madre). L’ultima beffa: nessuno si accorse di quel “particolare” trasporto. Arrivederci vecchia canaglia.
«Anche quel “grande colpo” è stato al centro di mille congetture», scrive ancora Ugo Maria Tassinari, «perché coincide con la breve e intensa campagna militare dei gruppi di azione ordinovista di Concutelli, che in due settimane, tra il 10 e il 23 luglio consumano l’omicidio Occorsio, una rapina per raccogliere armi in una villa di Tivoli (e ci scappa il morto) e un esproprio di finanziamento alla Bnl del ministero del Lavoro. E numerosi sono gli intrecci tra il resaux degli ex OAS operativi tra penisola iberica, sud della Francia e Italia e la rete clandestina ordinovista e avanguardista che nei due anni precedenti si è intrecciata per poi rompersi per insanabili divergenze politiche». «Al centro di molte fantasie dietrologiche», sostiene l’autore di Fascisteria, «è l’idea che il giudice Vittorio Occorsio sia stato ucciso non solo per il suo ruolo di “persecutore” del Movimento politico Ordine Nuovo, ma proprio perché era vicino a sciogliere il nodo dei rapporti tra fascio-criminalità, grande malavita internazionale (“i marsigliesi”) e l’immancabile loggia P2. Ma 35 anni dopo mancano ancora i riscontri. Lo stesso Vincenzo Vinciguerra, che pure ci tiene a infilare, nella sua autobiografia, che l’ultima persona che vede prima di consegnarsi è Annie Otal, l’ex donna di Spaggiari che aveva avuto una storia anche per Concutelli, non saprà offrire molto più di qualche pettegolezzo sulla “grande cupola”. Certo è che, per rendere omaggio all’amico, Signorelli finisce per riconoscere l’uso politico dei fondi “espropriati”, serviti evidentemente a finanziare le attività di gruppi anticomunisti italiani, portoghesi (Guerin Serac?) e croati. Ma questo ci sembrava già acquisito come fatto storico».

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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