30 luglio 1977: fallito il sequestro, la Raf uccide in casa il banchiere Ponto

Con 5 rivoltellate nella schiena un «commando» di terroristi ha assassinato la sera di sabato 30 luglio uno dei più eminenti finanzieri tedeschi, il presidente della Dresdner Bank (la seconda della Germania) Juergen Ponto, di 53 anni, che 4 anni fa era stato in predicato per la carica di ministro delle Finanze e più tardi per quella di presidente della Banca Federale. A sparare è stata una giovane donna, Susanne Albrecht, di 26 anni, figlia di un prìncipe del foro di Amburgo, amico del banchiere il quale (riferisce un domenicale, ma la procura non l’ha confermato) era stato padrino al battesimo della bimba.

L’amica di famiglia

La ragazza, che grazie le strette relazioni di famiglia aveva libero accesso in casa Ponto, era accompagnata da un uomo sulla trentina e da una donna sui venticinque anni. L’attentato mortale — secondo la ricostruzione fatta dal nuovo procuratore generale dello stato Kurt Rebmann (succeduto a Siegfried Buback, assassinato il 7 aprile a Karlsruhe) — non era probabilmente nei piani dei terroristi. Costoro avrebbero piuttosto programmato di sequestrare il banchiere e di richiedere per la sua liberazione un ingente riscatto e forse la liberazione degli autori del massacro all’ambasciata di Germania a Stoccolma, condannati un mese fa all’ergastolo dalla corte di Duesseldorf. I criminali di Stoccolma, è risultato oggi, erano legati da stretta amicizia a Susanne Albrecht.

La cronaca del delitto

Ecco la cronaca del delitto: alle 17,10 di sabato squilla il campanello della villa di Juergen Ponto a Oberursel, sulle colline del Taunus, alla periferia di Francoforte. La villa è sicura da visite indesiderate, circondata da un alto muro protetto da un doppio cordone di filo spinato, nel giardino si aggirano giorno e notte due mordaci cani da guardia, sul tetto è installata una sirena. Difficile, per non dire impossibile, entrare. Ma per Susanne Albrecht è facile. Venerdì aveva telefonato a casa Ponto, preannunciando una sua visita al banchiere e a sua moglie.

Alle 17,10 di ieri dunque è dinanzi alla porta. Al citofono il portiere domanda chi è, la gazza risponde «Qui è Susanne». Il portiere aziona un comando elettrico, la porta si apre, Susanne entra con l’uomo e la donna che la accompagnano. Più è confusa è la ricostruzione di quanto è avvenuto dopo, a farla è la signora Ponto in stato di choc. Racconta che Sasanne le offerse un mazzo di rose rosse, poi i tre si appartarono con suo marito. La signora udì le parole concitate, un paio di grida, poi gli spari. Quando’corse nel salone, i tre erano scomparsi, il marito giaceva supino agonizzante nel sangue. Portato all’ospedale di Francoforte con un elicottero chiamato d’urgenza, è morto meno di due ore dopo.

La caccia alle donne

Gli assassini si erano allontanati, tranquilli, a bordo di due automobili. Di loro, fino a stasera, si è pera ogni traccia, le vetture sono state invece ritrovate domenica sera. In tutta la Germania, come avviene in casi del genere, l’apparalo antiterrorismo è entrato immediatamente in stato di allarme. Durante la notte migliaia di automezzi sono stati controllati, in diverse città sono state perquisite abitazioni di simpatizzanti degli anarchici del gruppo Baader-Meinhof, a Stoccarda lo studio dell’avvocato Klmaus Croissant (fuggito in Francia, dove dapprima ha chiesto asilo politico poi si è nascosto) è stato buttato all’aria da una squadra di agenti.

Nulla è stato trovato, ha detto nel pomeriggio a Karlsruhe il nuovo procuratore generale dello Stato Rebmann, durante una conferenza stampa improvvisata, annunciando che una «ingente taglia» verrà offerta a chi porterà alla cattura degli assassini. Rebmann ha fatto rivelazioni sorprendenti. Ha detto che ricercate per l’assassino del banchiere Ponto sono quattro donne.

Oltre a quello di Susanne Albrecht il magistrato ha fatto i nomi di tre ragazze «implicate nella scena anarchica»: Silke Maier-Witt, di 27 anni, Sigrid Sternebeck, di 28 anni, e Angelika Speitel, di 25 anni. Le tre hanno lavorato come segretarie a Stoccarda nello studio dell’avvocato Klaus Croissant, considerato (non si sa in base a quali elementi) il «deus ex machina» dei dispersi gruppuscoli di terroristi eredi della Baader-Meinhof. Il nome dell’uomo che accompagnava Susanne Albrecht, invece, non è stato menzionato. Stasera pertanto in Germania non si può parlare di caccia all’uomo ma piuttosto di «caccia alla donna».

Una Raf in rosa

Del resto, dai bollettini di ricerca della polizia criminale tedesca risulta che esattamente la metà delle persone da catturare per attività sovversiva (14 su 28) sono di sesso femminile. Le quattro donne di cui hanno reso pubblici oggi i nomi e le fotografie non fanno parte della lista. Erano note soltanto come «simpatizzanti» a margine o per avere partecipato a dimostrazioni dell’estrema sinistra anarchica o a occupazioni di case. Indignazione e costernazione sono state manifestate dagli uomini politici tedeschi. Considerano l’assassinio di Juergen Ponto una «sfida allo stato di diritto». Chiedono unanimemente una più attenta vigilanza dell’attività terroristica e soprattutto del sottobosco dei cosiddetti «simpatizzanti» al quale appunto appartenevano le quattro ragazze oggi indiziate del delitto.

Le reazioni collettive

L’indignazione è dovuta soprattutto al fatto che Juergen Ponto, di idee liberali, non aveva mai svolto un’attività politica che potesse dare fastidio alle sinistre. Così come il giudice di pace Guenier Von Drenkmann. Lo assassinarono nel novembre 1974 a Berlino dopo avere ricevuto anche lui un omaggio di rose rosse. Solo per l’uccisione del procuratore generale dello stato Siegfried Buback, il 7 aprile dì quest’anno, la costernazione fu minore. Buback era il nemico numero uno dei terroristi.

La sua morte fu considerata quasi come un incidente professionale. quella di Ponto ha provocato orrore in tutto il Paese. Fino a stasera centinaia di privati cittadini hanno telefonato alla polizia offrendo spontaneamente la loro collaborazione. L’assassinio del banchiere, in un momento di pace sociale e di vacanza, ha smosso come non mai l’opinione pubblica. Una parte della quale già chiede ad alta voce il ripristino della pena capitale.

FONTE: Tito Sansa, Stampa sera, 1 agosto 1977

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

1 commento su “30 luglio 1977: fallito il sequestro, la Raf uccide in casa il banchiere Ponto

  1. Era una guerra anche in Germania quell’epoca…poi lo stato tedesco si vendicò con il “suicidio” della Baader-Meinhof….

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