28 agosto 1968: i democratici si suicidano con la battaglia di Chicago contro il Movimento

Piazza Haymarket, teatro di questa brutale carica poliziesca, è un luogo di culto nella memoria dei movimenti sociali e politici di tutto il mondo. Lì, nel 1886, ebbe luogo la rivolta che ha fatto cadere sul 1 maggio la scelta del giorno per celebrare la Festa dei Lavoratori

Alla Convention democratica di Chicago, decine di migliaia di contestatori della guerra in Vietnam si scontrano con la polizia lungo le strade mentre il Partito democratico si spacca sulla posizione da tenere nei confronti del conflitto. La fazione radicale del movimento pacifista appoggia Eugene McCarthy, candidato anti-guerra, e sfida l’establishment che sostiene l’impegno americano in Vietnam. Il dibattito si scalda, gli scontri arrivano fino nella hall della Convention, delegati e giornalisti sono picchiati. Alla fine di un duro e serrato confronto prevarrà la linea dello status quo difesa dal vicepresidente Hubert Humphrey, (che sarà il candidato anti-Nixon in novembre) .

La sfida degli hippies

Cinquant’anni dopo molti in America pensano che Nixon vinse le elezioni la notte del 28 agosto. La notte dei pestaggi indiscriminati, dei passanti bastonati di brutta a casaccio, delle strade e delle stesse sale dell’Hotel Hilton, dove si svolgeva la convention invase dai gas. A lanciare l’appello per le giornate di Chicago erano stati gli hippies. Il loro partito, lo Youth Internationl Party era in realtà un gioco di parole: gli hippies erano particolarmente politicizzati. Un’ala creativa del Movimento contro la guerra come gli Indiani del ’77 ma i cui leader erano figure di qualità e non casi umani come Cavallo Pazzo. Jerry Rubin e Abbie Hoffman, erano già famosi. Due star del movimento cresciuto soprattutto nel 1967, l’anno della Summer of Love. Aderì subito il Mobe, un cartello che riuniva circa 500 gruppi attivi contro la guerra in Vietnam.

I leader la sparano grossa

Si aggiunse l’SDS, Students for a Democratic Society, nei campus, l’organizzazione radicale che sosteneva il maggior carico militante del continuo confronto duro con le forze dell’ordine. Gli hippies iniziarono a preparare l’appuntamento mesi prima con due manifestazioni- happening alla Grand Central Station di New York e a Central Park e puntando soprattutto sul teatro di strada.
Rubin e Hoffman decisero di amplificare l’evento minacciando sfracelli (e qui il pensiero va piuttosto a Genova 2001). Dalla promessa di forzare i posti di blocco a quella di inondare di Lsd le condutture d’acqua. Il Mobe organizzò raduni e workshop in una decina di parchi concentrando le iniziative soprattutto intorno ai ghetti di Chicago, nei quali la rivolta di aprile, dopo l’uccisione di Martin Luther King, era stata violentissima.

La scelta dura del sindaco dem

Il sindaco democratico Richard J. Daley scelse la linea dura. Negò i permessi per raduni e manifestazioni, impose il coprifuoco notturno intorno ai parchi dove erano accampati i dimostranti, prolungò i turni della polizia, schierò 23mila poliziotti per fronteggiare 10mila manifestanti. L’affluenza fu in realtà inferiore alle attese. Sin dalla vigilia era evidente che sarebbe finita male. Tra le band che avrebbero dovuto suonare nel festival si presentò solo la più militante l’America, gli MC5 di Detroit.

Il 22 agosto all’alba un ragazzo di 17 anni, Dean Johnson, fu fermato con l’accusa di aver violato il coprifuoco. Tirò fuori una pistola, secondo la polizia, e finì ammazzato. Il giorno dopo Rubin e il cantante folk Phil Ochs furono arrestati mentre presentavano alla stampa il candidato alla presidenza degli hippies, il maiale Pigasus. Il 24 agosto i manifestanti forzarono per la prima volta il blocco intorno ai parchi, con un corteo notturno guidato dal poeta Allen Ginsberg. Gli scontri però furono contenuti.

Domenica 25, la polizia ammutolì gli altoparlanti durante il concerto degli MC5 al Lincoln. Dopo un pomeriggio di tensione e scaramucce la polizia decise di sgombrare il parco, poco prima della mezzanotte. Gli scontri dilagarono così nelle strade e proseguirono tutta la notte e nei due giorni successivi. Gli episodi più gravi si verificarono mercoledì 28 agosto. Così Paolo Delgado, in occasione del cinquantennale, ricostruiva sul “Dubbio”, la giornata cruciale

La battaglia del 28 agosto

“Nel corso di una raduno a Grant Park un giovane ammainò la bandiera americana, provocando l’immediato e durissimo intervento della polizia. Il leader dell’SDS Tom Hayden guidò un corteo fuori dal parco, in modo che i gas si diffondessero ovunque. La manifestazione fu fermata di fronte all’Hilton, dove soggiornavano i candidati. La “battaglia di Michigan Avenue”, proseguita per ore, si svolse così in diretta tv. Con i gas che invadevano le sale dell’albergo, giornalisti famosissimi come Dan Rather maltrattati e o picchiati di fronte alle telecamere, medici fermati e bastonati, decine di feriti e di arresti. Quel giorno a Chicago la polizia perse completamente il controllo. Politici democratici e giornalisti denunciarono la violenza cieca, un delegato accusò di usare metodi da Gestapo il sindaco, che rispose a muso duro, inquadrato dalle telecamere: «Vaffanculo figlio di puttana ebreo». L’agosto di Chicago radicalizzò l’intera situazione, rese dilagante il movimento contro la guerra nel Vietnam, ma spinse anche a destra gli americani spaventati dal disordine. Non finì lì.

I 7 di Chicago

L’anno seguente sette degli organizzatori delle manifestazioni, tra cui Rubin Hoffman e Hayden, più il numero due del Black Panther Party Bobby Seale furono processati con le accuse di cospirazione e di aver traversato il confine dello Stato con l’intento di provocare disordini, crimine federale dal 1968. Seale subì ripetute vessazioni dal giudice, che lo fece portare per giorni in aula ammanettato alla sedia e imbavagliato. Alla fine la mobilitazione delle Pantere impose l’annullamento dei provvedimenti, la scarcerazione e l’uscita dal processo del loro leader. Il processo è perciò passato alla storia come “i 7 di Chicago”. Una rockstar inglese trasferitasi negli states, Graham Nash, dedicò a quei fatti, gli scontri e il processo una canzone che fece epoca: Chicago.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.