6 luglio 1960: la seconda battaglia di Porta S. Paolo. Si ribella Roma antifascista

6 luglio 1960: i ragazzi di Porta San Paolo

Schierati in un gruppo compatto, fianco a fianco, tenendosi sottobraccio, ben stretti, avanzavamo come una falange macedone: eravamo i parlamentari di sinistra, seguiti da un corteo di cittadini, che era abituale, allora, definire “democratici”. “Democratici di passaggio” spesso ironizzavamo tra noi. Quei cittadini infatti non erano certamente “di passaggio”, non vi si trovavano casualmente. Erano convenuti grazie a una mobilitazione: compagni del Pci, militanti socialisti, iscritti all’Anpi, antifascisti romani erano accorsi in gran numero.

Un’idea di Bufalini

In testa al corteo veniva recata una corona d’alloro rotonda con il nastro tricolore da deporre sulla lapide di Porta S. Paolo che ricordava i soldati e i civili italiani caduti nella resistenza alle truppe naziste dirette a occupare la capitale l’8 settembre 1943. Eravamo a piazza Albania. La decisione di andare in corteo a portare la corona alla lapide di Porta S. Paolo, malgrado la manifestazione contro il governo Tambroni, in precedenza autorizzata, fosse stata vietata dal Prefetto di Roma solo mezz’ora prima dell’appuntamento – un’autentica e voluta provocazione! – era stata adottata durante una concitata riunione improvvisata, convocata da Paolo Bufalini, allora segretario della Federazione romana del Pci, non ricordo bene dove, forse nella sede della sezione del Pci di S. Saba. Si era deciso, per “forzare il blocco” – l’idea era stata proprio di Bufalini –, di mettere tutti i parlamentari in testa al corteo. Era il 6 luglio 1960. (…)

Una testimone d’eccezione

A offrirci una testimonianza ricca e appassionata della “seconda battaglia di Porta San Paolo” è Marisa Cinciari, partigiana e deputata del Pci, moglie di Franco Rodano, il leader del movimento dei cattolici comunisti. Il racconto, pubblicato qualche anno fa sul portale dell’Anpi, Patria indipendente, è articolato anche sugli aspetti politici e sulle dinamiche della piazza turbolenta di quei giorni ma qui ci limitiamo a riprendere il secco racconto degli scontri che faranno precipitare la situazione dell’ordine pubblico in Italia, con dieci morti in pochi giorni e subito dopo la caduta del governo Tambroni

Arriva la cavalleria

Così ci muovemmo, preceduti dalla corona, lungo viale Aventino. Fatti pochi passi, prima ancora di raggiungere Porta S. Paolo, cominciò il finimondo: la cavalleria, guidata da Raimondo d’Inzeo, caricò la testa del corteo, su cui si rovesciava il getto di acqua colorata degli idranti, e intervenivano le camionette della celere. La folla si disperse per i giardinetti dietro l’ufficio postale Ostiense, per le scale che salivano tra le case verso S. Saba e per le vie del vicino quartiere Testaccio. Si scatenò una vera e propria guerriglia urbana: i manifestanti si difendevano dalle cariche gettando sulla polizia tutti gli oggetti che riuscivano a trovare. Franco Rodano, Ugo Bartesaghi ed io non so come ci ritrovammo illesi e asciutti in mezzo alla confusione. Pietro Ingrao però, e un parlamentare socialista di Bologna, l’on. Gian Guido Borghese, vennero feriti dalle manganellate e furono subito portati alla Camera: entrarono sanguinanti in aula, dove avvenne un vero putiferio.

Il racconto di Infoaut

Se la falange dei parlamentari di sinistra fa da ariete per la seconda battaglia di Porta san Paolo a combatterla saranno il popolo di Testaccio, i giovani e gli antifascisti di tutta Roma. Ce lo racconta un sito di controinformazione Infoaut:

Il divieto della prefettura

Sono passati pochi giorni dai fatti di Genova e solo il giorno prima la polizia ha sparato di nuovo, uccidendo un manifestante a Licata. A Roma, per la sera del 6 luglio, è stato indetto un comizio antifascista contro il governo Tambroni e contro l’Msi. Il ritrovo è alle 19 a Porta San Paolo, dove una lapide ricorda i difensori di Roma caduti il 10 settembre del ’43. La sera del 5 di luglio il prefetto fa sapere che la manifestazione sarà vietata: la Dc al governo cerca una rivincita dopo esser stata sconfitta dalla piazza genovese.

Ma il presidio si vuole fare ugualmente, e all’arrivo del piccolo corteo antifascista, Porta San Paolo si presenta accerchiata da calerini e carabinieri e presidiata da migliaia di giovani di Testaccio. Non appena i deputati pciisti si avvicinano alla lapide per deporvi due corone di fiori, lo schieramento di polizia si apre per fare spazio alla carica di uno squadrone di carabinieri a cavallo.

Un poliziotto ferito morirà due mesi dopo

I CC colpiscono con sciabole e moschetti e lanciano bombe lacrimogene. Presto vengono aiutati da squadre di missini con spranghe e bastoni. Non appena il gas si dirada, dalle case scendono i manifestanti che avevano cercato rifugio. Sono aumentati di numero e affrontano le cariche con la tenacia di chi ha imparato a conoscere il suo nemico. Si improvvisano barricate. Le guardie del Primo reparto Celere romano si ritrovano presto tra due fuochi: da un lato le barricate difese da una pioggia di sassi, mentre dalle case volano vasi da fiori, bottiglie e oggetti di ogni tipo. Uno sbirro, Antonio Sarappa, resta indietro e su di lui si scaglia la rabbia della gente appena caricata a freddo. Morirà due mesi dopo per le ferite riportate.

La battaglia finisce alle 22

Verso le 19 e 30 sembra tornare momentaneamente la calma. Ma gli scontri ridivampano poco dopo. Non si combatte più tutti insieme, ma in piccoli gruppi si assaltano le jeep della polizia, per poi rifugiarsi nei portoni e uscire nuovamente ad attaccare. Dopo due ore gli scontri cessano, e le forze dell’ordine iniziano i rastrellamenti nelle case. Chiunque venga trovato sui portoni o nei cortili, viene pestato e condotto in arresto. Alle 22 gli sbirri fanno ritorno in caserma a testa china, sotto gli insulti e i fischi della gente sui marciapiedi.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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