5 dicembre 1981/2 – Bianco: Alibrandi, un martire della guerra civile italiana

alessandro alibrandi“A 30 anni dal martirio di Alessandro, ci ritroviamo qui per ricordare e ricordarci, da vivi, che la vita va vissuta con onore e dignità.  Onore e dignità che si acquisisce e prende forma anche con piccoli gesti quotidiani: aiutando un camerata in difficoltà, sostenendo le proprie idee in maniera disinteressata, evitando di farsi intrappolare dalle lusinghe a cui  una società corrotta vorrebbe conformarci, affrontando a viso scoperto chi ci vorrebbe relegati nei libri faziosi di storia o nelle cronache giudiziarie. Non è vittimismo ricordare che la cultura e la prassi antifascista ci voleva morti, o, nel migliore dei casi, ghettizzati, che è poi  come volerci condannati alla morte civile.
E’ stato un martirio, quello di Alessandro, consumato nell’inferno di una guerra civile che non voleva finire. Un dramma che si è consumato sotto gli occhi impietosi di una borghesia vigliacca e di un neoantifascismo assassino che imputava ai figli quello che non sono stati in grado di capire dei padri.
Ancora ai nostri giorni, preoccupanti segnali ci fanno capire che i seminatori di odio antinazionale – che abbiano giacca e cravatta o fazzoletti rossi e molotov – sembrano dover ancora inzuppare il pane nelle divisioni che sono tanto anacronistiche quanto utili ai padroni del vapore. Gli stessi manovratori che hanno sulla coscienza la decadenza di un popolo: morale, sociale e culturale. E i loro servi, sempre attivi nel favorire  i giochi di Potere.
Dignità chiediamo per chi in quegli anni si è sacrificato, per difendere non solo la dignità e gli ideali, ma anche il diritto alla vita. Dignità per chi si è trovato, spesso isolato nello stesso contesto in cui si è formato, a fare scelte drammatiche e spesso senza ritorno. E la vita si onora, onorando le proprie Idee, con quell’intransigenza che qualche volta ha  bisogno di mostrare  i muscoli.
Dignità per i nostri Caduti, quindi, se si vuole tentare veramente di chiudere una pagina drammatica di storia del nostro Paese. Non potremo mai aspirare ad una vera pacificazione se a dettare condizioni e modi saranno gli eredi della cultura dell’odio e del pregiudizio.
Alessandro, molti di noi ti conoscevano e ti volevano bene. E il tuo viso sereno e sorridente avrà conquistato anche gli abitanti dei Cieli che 30 anni fa ti hanno accolto. Hai scelto di morire giovane, per non invecchiare senza vivere. Hai scelto la via del martirio in nome di una vita degna di essere vissuta, spezzata nel pieno degli anni della gioventù. Ed è per questo che noi oggi ti ricordiamo. E onoriamo.”
Così Francesco Bianco, uno dei componenti del primo Nar, composto dai giovanissimi camerati di Portuense e Monteverde, ha commemorato cinque anni fa, in occasione del trentennale, il “martirio di Alessandro”. Una manifestazione nel segno della sobrietà, organizzata dall’Associazione Nessuno resti indietro, al teatro Cassia e la cui conduzione fu affidata dai fratelli Lorenzo e Cristina Alibrandi a Lele Macchi, il “bandito”, l’ “anarco-fascista” che più di tanti altri sopravvissuti agli anni di piombo ha meglio inverato quella scelta nichilista. Niente “Presente” e poche parole, per ricordare la scelta e il segno aristocratico di chi ha deciso di adottare il silenzio come modo più adeguato per rispettare e restituire il senso di quegli anni. [2 – continua]
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Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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