4 settembre 1975, Padova: il br Picchiura uccide l’agente Niedda

la prima pagina dell'Unita del 5 settembre 1975 sull'arresto del br Picchiura

Il 4 settembre 1975 a un posto di blocco a Ponte di Brenta il brigatista rosso Carlo Picchiura uccide in un conflitto a fuoco l’agente di polizia Antonio Niedda. L’episodio è così ricostruito, recentemente, in una lunga intervista che i fratelli Despali, Giacomo e Piero, autori del volume “Gli autonomi. Storia dei collettivi politici veneti per il potere operaio” rilasciano a Padovaoggi

La mattina del 4 settembre 1975, verso le dieci e trenta, alla periferia di Ponte di Brenta una pattuglia della polizia stradale ferma una Fiat 128 per un controllo. Nell’auto vi sono due giovani, Carlo Picchiura e Piero Despali. I due si conoscono ma Despali  non sa che Picchiura ha scelto da qualche giorno di entrare nelle Brigate Rosse e di conseguenza in clandestinità. Si incontrano quasi per caso, Despali è vicino casa sua senza documenti e in ciabatte. Picchiura lo vede, lo fa salire in auto dove cominciano una conversazione. I due si conoscono da molto tempo. Così quando li fermano, è il primo dei passaggi forti della prima parte del libro, Picchiura pur non essendo ricercato, reagisce. Ne nasce una sparatoria in cui perde la vita l’appuntato Antonio Niedda, che rimane ucciso. Despali rimane sorpreso mentre le pallottole gli fischiano sopra la testa. Con l’arrivo di altre pattuglie, Picchiura e Despali vengono arrestati. La posizione di Despali viene in poco tempo chiarita. Despali viene arrestato e massacrato di botte in questura e passa un mese in isolamento, dopodiché viene scarcerato.“

Chi era Carlo Picchiura

Dal post dedicato da Infoaut in occasione della morte di Carlo Picchiura (26 agosto 2013)

Alessandro Naccarato, deputato PD ed autore del libro “Violenze, eversione e terrorismo del partito armato a padova” (ed. il Mulino, 2008), nel corso di una intervista rilasciata al Mattino di Padova del 30 novembre 2008 afferma che “Il primo salto di qualità nella strategia eversiva è il patto tra i Gap di Feltrinelli, le Br e Pot Op, con la nascita del Gruppo Ferretto a Mestre. Là, secondo la testimonianza di un dirigente della colonna veneta delle Br, Michele Galati, militarono Carlo Picchiura, Susanna Ronconi, Pietro Despali, Ivo De Rossi, Giuseppe Zambon, Massimo Pavan, Roberto Ferrari e un tale di Verona soprannominato Sherif, poi identificato per Martino Serafini.

Esaurita la prima fase, il gruppo entra nelle Br e rafforza la colonna veneta costituita nel 1974, la cui direzione comprendeva Giorgio Semeria, Prospero Gallinari, Roberto Ognibene e Fabrizio Pelli. Il Gruppo Ferretto fu quindi la prima esperienza di cooperazione tra militanti di Pot Op e militanti Br sul terreno della lotta armata”.

Fioroni dixit

Secondo il pentito Carlo Fioroni, avrebbe fatto parte del commando di brigatisti rossi che il 17 giugno 1974 uccise i missini Mazzola e Giralucci nella sede padovana di Via Zabarella.

Sarà una delle tante “inesattezze” del “professorino”. In sede giudiziaria emergerà che il padovano presente (oltre a Ognibene, Pelli, Ronconi e Semeria) era Martino Serafini, e non lui.

Lo arrestano a Ponte di Brenta (insieme allo studente Pietro Despali) il 4 settembre del 1975, nel corso di un conflitto a fuoco seguito ad un posto di blocco, in cui muore l’agente Antonio Niedda.

In tasca gli trovano due banconote bottino di una precedente rapina commessa alla banca di Lonigo insieme a uno dei principali dirigenti delle Brigate rosse, Rocco Micaletto, ai tempi già ricercato e latitante.

La condanna

Condannato a 26 anni di reclusione dalla Corte di Assise di Padova il 1 giugno 1977, affronta quella lunghissima trafila degli speciali di quegli anni, da dove tuttavia continua imperterrito, unitamente ai detenuti del nucleo storico delle BR, la sua battaglia rivoluzionaria, che in quegli anni, come noto, si faceva anche dentro le carceri e non solo fuori.

Nel dicembre del 1980 infatti è tra i principali organizzatori della celebre rivolta di Trani scaturita dal sequestro D’Urso. L’ultimo episodio significativo delle Brigate Rosse ancora unite prima della campagna di primavera 1981. Le differenti gestioni dei quattro sequestri accelerarono la definitive spaccature interne degli anni successivi. Ancora nel 1985, e quindi dopo oltre 10 anni di dura prigionia, è tra i più convinti sostenitori della perdurante necessità della lotta armata contro lo Stato. Rivendica, dalle gabbie del processo alla colonna veneta smantellata parecchi anni dopo il suo arresto, l’omicidio Tarantelli.

“Una gran brutta bestia”

Su un sito dedicato ai “caduti della Polizia di Stato” Gianmarco Calore lo definisce “una gran brutta bestia. Uno che fin dagli esordi ha aderito all’ala “dura” delle brigate rosse mettendosi in evidenza per la sua violenza e per la sua spietatezza”.

Ma sul sito Contropiano, si legge:

“Una malattia cattiva, la sla, se l’è portato via in pochi mesi. Schivo, quasi timido nei modi, tanto che non sembra possibile trovare una sua foto in Rete, ma dotato di grande determinazione, appassionato naturalista ed etologo. Aveva dato un grande contributo al libro Politica e rivoluzione, uscito nel 1983 dal processo di Torino. Firmato – come si usava allora – dai militanti presenti nel processo (Prospero Gallinari, Bruno Seghetti, Francesco Piccioni, Andrea Coi), ma opera collettiva con cui le Br prendevano le distanze teoriche dalle teorie del “Partito Guerriglia”.

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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