Bravo, Catenacci

[commento sulla lotta anticamorra in Terra di Lavoro]

Municipio-GrazzaniseLa decisione di sciogliere il consiglio comunale di Grazzanise va nella giusta direzione: colpire l'intreccio perverso tra amministrazioni locali e organizzazioni camorristiche - un intreccio che in Terra di Lavoro è prevalentemente nel segno dello scudo crociato, anche se non mancano inquietanti infiltrazioni nel Pri, con i Tavoletta a Villa Literno e nel Psdi, con i Ferrara a San Felice a Cancello.
I soliti professionisti dell'anticamorra si sono scatenati - nel corso e subito dopo la campagna elettorale per le Camere - nel crocifiggere un galantuomo come l'avvocato Martucci all'improbabile ruolo di consigliori del clan Schiavone-Bidognetti, nel trasformare un tradizionale notabile - che sicuramente si sarà anche avvalso del voto dei suoi clienti e dei loro familiari, come centinaia di avvocati e medici meridionali che per 130 anni hanno riempito i seggi del Parlamento - nel volto nuovo della camorra nel Palazzo.
Sappiamo invece benissimo che altra è la questione: a livello alto il processo di trasformazione dei poteri criminali in organizzazione multinazionale e sovranazionale fa si che sempre meno si dia un livello di mediazione e di compensazione con il potere politico, mentre a livello basso, sul territorio, le bandi criminali sempre più spesso rinuncino alle figure tradizionali del notabilato per assumere in prima persona la rappresentanza dei propri interessi, dandosi di volta in volta la forma dell'infiltrazione nei partiti tradizionali o della promozione autonoma di liste civiche (il caso più clamoroso fu la proclamazione di una lista di famiglia dei Graziano a Quindici contro l'intero schieramento delle forze politiche democratiche).
Altrove, dove più radicale è lo scontro - come a Platì - lo strapotere della 'ndrangheta si manifesta nella capacità di interdire addirittura lo svolgimento di regolari elezioni impedendo la presentazione delle liste con intimidazioni e minacce.
Sulla linea di un'intransigente rottura di ogni compromissione tra amministrazioni locali e poteri criminali si era cominciato a muovere dal Viminale Enzo Scotti, senza preoccuparsi di suscitare qualche reazione risentita anche all'interno del suo stesso partito.
Del suo coraggio ha avuto giusta ricompensa: cose di questo mondo. In questa direzione va il provvedimento di Catenacci, che ha scelto di privilegiare la retta iniziativa amministrativa alle parate da baraccone, come i rastrellamenti di massa nei quartieri popolari di Palermo con telecamere al seguito. Parate che non portano all'arresto di un solo mafioso e hanno il solo risultato di terrorizzare ed esasperare la popolazione "civile", confermandola nell'opinione che lo Stato è ancora assente in Sicilia se la sua presenza preferisce ancora marcarla con le truppe di sbarco.
Giugno 1992 Giornale di Napoli
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