Un brigatista racconta: così rapimmo Labate, capo Cisnal alla Fiat

Bruno Labate fu colpito perché, come fascista, si dava da fare per organizzare lo sfondamento dei picchetti ai cancelli con squadre di crumiri spesso reclutati appositamente al Sud. In seguito alla “chiacchierata” avemmo più chiara la situazione in Fiat che ci portò, tra l’ altro, al sequestro Amerio, nel dicembre successivo. Fu prelevato da Ferrari e Bonavita; alla guida Mara, e nucleo di copertura di Curcio e Pelli. Fu rapato a zero e in mutande col cartello al collo durante il cambio turno, davanti alla massa degli operai, legato a un palo davanti alla porta 2 di Mirafiori. Mentre Curcio e Ferrari lo legavano, Pelli di copertura, Mara e Bonavita distribuivano volantini agli operai. Una curiosità: nessuno segnalava la targa della macchina usata per l’azione ai cancelli. Così, prudenzialmente la macchina fu abbandonata per alcune settimane ma poi l’andammo a riprenderla e continuammo a usarla.
P.S. Nella situazione cosi pesante si comportò dignitosamente. Cosi fu successivamente anche per Amerio.

Soccorso rosso ricostruisce il sequestro

Mentre non si è ancora spenta l’eco della manifestazione di Roma, il 12 febbraio 1973 un nucleo delle BR sequestra Bruno Labate, segretario provinciale della CISNAL. L’azione avviene con le solite modalità: all’uscita di casa il fascista è afferrato e sospinto in un furgone. Successivamente il rapito viene rapato, interrogato, imbavagliato e quindi, dopo quattro ore, abbandonato legato ad un palo di fronte all’ingresso della FIAT Mirafiori. Sono le 13,30, ora del cambio di turno: migliaia di operai stazionano nei pressi. Alle invocazioni di aiuto rispondono: “A te dovevano ammazzarti, altro che aiuto.” Un volantino, evidentemente preparato in precedenza e distribuito dalle BR nel corso dell’azione, circola di mano in mano suscitando entusiastiche approvazioni:

Nessuno muove un dito in aiuto di Labate. Per liberarlo ci vorrà la polizia, intervenuta dopo circa 20 minuti su segnalazione di un guardione. Labate, durante la sua prigionia, aveva collaborato con i suoi carcerieri, dando anche “utili indicazioni” circa le responsabilità del cavalier Amerio per l’infiltrazione di fascisti alla FIAT. Nei giorni successivi infatti le BR diffonderanno a Mirafiori un loro opuscolo, Guerra ai fascisti nelle fabbriche torinesi, in cui è riportata parte dell’interrogatorio:

Gli accordi piú importanti passano attraverso il partito (MSI) ed è direttamente l’onorevole Abelli Tullio che se ne occupa. È attraverso il suo interessamento che le domande passano all’ufficio assunzioni dove c’è il dottor Negri che le promuove. A livello di sezioni sono alcuni capi del personale che si interessano affinché quegli operai che noi raccomandiamo vengano assunti nelle sezioni FIAT da noi indicate. Qualche nome?… Beh, il cavalier Amerio… per le carrozzerie prima c’era il dottor Annibaldi e adesso il ragionier Cassina; per le meccaniche il dottor Dazzi; per Rivalta il dottor Audino.” [Nell’interrogatorio il dirigente sindacale ricostruisce l’intera rete degli attivisti neofascisti in fabbica]

Riferendosi a questa azione cosí commenterà, a distanza di quasi due anni, “Controinformazione”: “Il fascista messo alle strette rivelò alcune connessioni politiche tra la CISNAL e la direzione FIAT e tra questa e diverse agenzie private di investigazione. Sulla scorta di tali indicazioni fu agevole, sia all’avanguardia di fabbrica, sia ai collegamenti territoriali, riattivare politicamente – in funzione della lotta – il discorso sullo spionaggio FIAT. A due anni di distanza lo spettro delle schedature, della sorveglianza, della selezione, si reincarnava ufficialmente nella ignobile proliferazione di centrali fasciste, di assunzione e di controllo, protette e nutrite da notabili FIAT, devoti agli Agnelli. Dunque molte anime, forse, ma un solo corpo sempre teso alla prevenzione terroristica e alla rappresaglia esemplare.”

L’azione viene condannata dall`Unità” che parla di Grave provocazione a Torino con un titolo a 4 colonne (in precedenza “l’Unità” non aveva mai dedicato tanto spazio alle BR). Nell’articolo, forse in seguito ad un errata lettura del volantino da parte del cronista, si accusano le “sedicenti Brigate Rosse” di voler fare deliberatamente pubblicità alla CISNAL dando notizia della “gran forza” del sindacato fascista nelle fabbriche arrivando a parlare addirittura di 12.000 iscritti.

Tuttavia proprio nel volantino BR in questione, che “l’Unità” come sempre non riporta, si afferma esattamente il contrario: “lo abbiamo sequestrato inoltre per dimostrargli la falsità e l’assurdità della sua affermazione a un settimanale di destra secondo la quale alla FIAT i fascisti sarebbero… 12.000!!!” Ma, cosa piú rilevante, nell’articolo dell”`Unità” non si fa notare che migliaia di operai non hanno mosso un dito per liberare il fascista incatenato: questa informazione si può tuttavia leggere tra le righe di una dichiarazione di Adalberto Minucci della direzione del PCI: “Quest’ultimo episodio del sindacalista fascista tranquillamente incatenato alla luce del sole, nel bel mezzo di un corso solitamente affollato a poca distanza dai sorveglianti FIAT e dal transito di migliaia di operai, denuncia nella sua stessa teatralità la scarsa verosimiglianza.”
Deontologia professionale a parte, l’articolista dell`Unità” stenta a convincersi che migliaia di operai non abbiano raccolto l’appello lanciato dal PCI al tempo degli incendi di Lainate di “togliere di mezzo” i provocatori “con le maniere piú idonee corrispondenti alla natura degli atti compiuti” ma che, anzi, provino soddisfazione nel guardare un fascista incatenato e rapato. Nemmeno “il Manifesto” vede chiaro, e si allinea all'”Unità,” anzi, va oltre il pensiero del PCI facendo trasparire l’ipotesi che il Labate si sia rapato, spogliato e incatenato da solo. (…)

Molto meno scettico è invece il presidente del Consiglio, Rumor, che al Senato, mentre ha parole di commozione perché “un sindacalista, un lavoratore è stato vittima di un’aggressione barbarica che, nella sua ideazione e nelle sue modalità, riproduce, approvandole, le caratteristiche di altri episodi di inciviltà e di violenza, che accompagnarono momenti non dimenticati della storia nazionale, ed anche torinese,” afferma che questa azione suona “oggettivamente oltraggiosa e provocatoria nei confronti del mondo operaio torinese, protagonista di grandi e civili battaglie per il progresso dei lavoratori.”
L’episodio, che ha un precedente abbastanza noto, nella gogna inflitta il 30 luglio 1970 a due accoltellatori fascisti, da parte degli operai della Ignis di Trento, non viene questa volta appoggiato da LC che, mentre per quell’episodio aveva parlato di “lezione esemplare,” definisce ora l’azione contro Labate “irresponsabile ed esibizionistica”. (…)

La vertenza contrattuale e le Br alla Fiat

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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