22 marzo 1992: muore Carlo Pulcini, detenuto politico rivoluzionario

Vogliamo qui ricordare il compagno Carlo Pulcini, militante comunista coerente, che ha saputo fare della sua vita un baluardo nella lotta contro la borghesia e l’imperialismo.

Lo ricordiamo operaio edile, avanguardia di classe nelle fortissime lotte che gli edili di Roma e provincia hanno sviluppato negli anni ’60 e ’70 contro il supersfruttamento che allora, come oggi, caratterizza questo settore. Avanguardia di quella classe operaia che in prima fila ha affrontato i governi più reazionari, dal governo Tambroni ai governi Moro.

Carlo si relaziona alla proposta della lotta armata fin dalla metà degli anni ’70, portando in essa il suo bagaglio di esperienze e di lotte, il suo impegno costante e progressivo.

La magistratura e le infami forze di repressione lo pongono nel loro mirino e vengono spiccati mandati di cattura nei suoi confronti. Viene catturato nel 1982 e processato per i fatti relativi alla “Fabrizio Pelli” di Salerno.

Sconterà quattro anni, ma appena fuori non aspetterà neppure un giorno per riallacciare le fila del suo lavoro rivoluzionario, collaborando attivamente al lavoro politico delle BR. Viene di nuovo catturato nel settembre ’88 e, da allora, in tutte le occasioni ha sempre rivendicato la sua attività di militante rivoluzionario interna al progetto della conquista del potere politico da parte del proletariato, tramite la strategia della lotta armata condotta dalle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente.

La testimonianza di Paolo Dorigo

Così i compagni delle Brigate rosse- PCC rendono omaggio a Carlo Pulcini, morto a Torino di tumore, il 22 marzo 1992, scarcerato da pochi mesi, quando il suo destino è ormai segnato. Gli ultimi mesi di vita li racconta Paolo Dorigo, che gli fu vicino con altri compagni e precisa così la sua identità politica:

Carlo era stato imprigionato due volte, una per reato associativo (processo per l’omicidio del procuratore Giacumbi a Salerno), uscendo poi se mi ricordo bene dei suoi racconti in ospedale, per decorrenza termini, un’altra nell’ambito delle operazioni controrivoluzionarie che nel 1988 portarono pesanti colpi alle Br-pcc. In carcere si era qualificato come militante rivoluzionario nei documenti collettivi dei processi cui partecipò, questa era una modalità di rappresentare il militante che si dispone a lavorare con le Br-pcc ma non ne era ancora ammesso per motivi di tempo necessario alla omogeneità politica collettiva.

I funerali

Verso la fine di marzo del 1992 per l’ultima volta Carlo fu visto, nell’esile corpo che rimaneva, da molti compagni che poterono accorrere a Torino, dov’era in sospensione pena, per i suoi funerali. La bara fu chiusa con cacciaviti elettrici da silenziosi lavoratori, e preparammo il drappo dei compagni prigionieri, ricordo il cerchio venne perfetto o quasi, senza ripassi, e la stella dentro quel cerchio era colma di problemi e difficoltà che all’epoca da soli 10 anni, oramai da oltre 20, il movimento rivoluzionario attraversava.

Non è ciò che conta qui, ricordare Carlo significa ricordare la bonarietà e la semplicità del lavoratore proveniente dalla campagna laziale, che incontra il movimento proletario a Roma e nel sud, e con questo inizia un percorso che lo porta alla lotta armata. LEGGI TUTTO

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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