Carolina, una donna di rispetto

[All'epoca sulle genealogie dei clan della camorra ero proprio bravo … Sono passati più di vent'anni e anche l'ultima fonte che avevo se n'è andata...]
Era una donna di rispetto, Carolina. Cresciuta nel cuore della Malanapoli. Il padre biscazziere: ucciso. Il fratello contrabbandiere, ma di quelli del giro grosso. Salito agli onori delle prime pagine dei giornali nazionali per un matrimonio miliardario alle Cascine, il ristorante al Parco della Rimembranza. Ucciso anche lui. Se ne era scappata dai suoi Quartieri Spagnoli, travolta dalla maledizione dei perdenti, in fuga da un matrimonio infelice con uno dei Faiano, il clan perdente nella guerra con i Mariano, lacerata dall'atroce sospetto che avessero sacrificato il fratello all'altare di una tregua con i Picuozzo durata lo spazio di un mattino.
Aveva trovato un nuovo compagno in Giggino Venosa, un pezzo grosso dell'Agro Aversano. Ma anche attorno al suo uomo, come una serpe, s'era attorcigliata la dea della sconfitta. Fino all'atroce sfregio di vedersi ammazzare la donna e non avere il tempo di organizzare la vendetta perché arrestato.
Ma alla rappresaglia ci hanno pensato i nipoti di Giggino - ora sospettano gli inquirenti - anche se l'effimero legame familiare (marito di una cugina di secondo grado) di una sola delle vittime con un luogotenente di Bidognetti lascia ancora il sospetto che il movente sia banalmente un regolamento di conti all'interno di una banda di rapinatori. Era una donna di rispetto, Carolina: quando nello smisurato clan della famiglia acquisita c'era qualcosa che non andava, aveva il diritto di parola. Anche su questioni di vita e di morte. Certo, una famiglia un po' particolare quella dei Di Biase, una famiglia matriarcale dove Gilda Guarracino aveva modo di marcare la sua presenza quotidianamente e non solo per il coraggio fisico dimostrato quando - come le oche del Campidoglio - si lanciò gridando nel vicolo sotto casa contro i killer dei Picuozzo, per mettere in guardia il figlio più piccolo, Gianfranco, bersaglio del contratto di morte. Ma nel destino del suo pupillo c'era comunque Poggioreale. Scampato così il cimitero, Gianfranco fu dopo poco arrestato per un banale omicidio, dopo una lite al Bar Azzurro, nel cuore dei Quartieri. Ucciso il fratello Babà - per il delitto fu arrestato e poi assolto al processo un compariello di Luigi Di Biase - ucciso il padre Zarino in una bisca a Santa Lucia, nella fase più cruenta della prima guerra di camorra ai Quartieri, Carolina non trovò pace nella fuga sulla costa domizia. Le spararono al volto, ferendola gravemente, si disse per uno sgarro nel traffico di hashish al quale si era dedicata per tirare avanti. Se la cavò anche quella volta. Pronta a tornare sulla breccia, con la sua bellezza, con la sua determinazione, al fianco del suo compagno, nonostante la maledizione della disfatta incombente.
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