14 aprile 1988: la strage dimenticata al circolo Uso di Napoli

circolo uso

E’ una delle tante strage internazionali quella di 33 anni fa al circolo americano di Napoli: un attentato dinamitardo, che provocò la morte di ben cinque persone ed il ferimento di altre quindici, nel 1988 al circolo ”Uso”, alle spalle della piazza che collega il Municipio e la stazione marittima del porto di Napoli.

Il botto alle 19.49

Il potente ordigno esplose alle 19.49 del 14 aprile, anniversario del bombardamento di Tripoli da parte dell’aeronautica americana del 1986: era stato piazzato a bordo di una Ford Fiesta parcheggiata in calata S. Marco, sede del circolo. L’auto usata per l’attentato era stata noleggiata alcuni giorni prima da una persona in possesso di un passaporto taiwanese, identificata attraverso alcune fotografie come un militante dell’Armata Rossa Giapponese. L’uomo era stato visto a Napoli in compagnia di altre due persone, una delle quali, una donna, militante della stessa Armata.

Le vittime furono quattro civili italiani, il venditore ambulante Antonio Gaezza, i passanti Assunta Capuano, Guido Scocozza e Maurizio Perrone, una portoricana militare statunitense in servizio presso la U.S. Navy di stanza a Napoli, la trentunenne Angela Simone Santos. Tra i feriti quattro marinai americani e alcuni nordafricani. Molti marinai dell’USO sfuggirono all’attentato in quanto al momento dell’esplosione si trovavano nei seminterrati del circolo

L’attentato venne rivendicato con due distinte telefonate, a Roma e a Beirut, a nome dell”’Organizzazione delle Brigate della Jihad”, considerata una delle sigle usate dall’organizzazione che solitamente firmava le proprie operazioni con la sigla ”Brigate Anti-Imperialiste Internazionali”. L’organizzazione aveva gia’ rivendicato diversi attentati e avrebbe firmato in seguito quello compiuto ai danni dell’ambasciata americana a Madrid il 4 luglio dello stesso anno.

I due accusati

Junzo Okudaira, 39enne giapponese, fu condannato all’ergastolo il 20 marzo del 1992 dal Tribunale di Napoli, con l’accusa di strage e banda armata: alcuni testimoni l’avevano visto parcheggiare l’auto, mentre altri sostenevano di averlo scorto in Piazza Garibaldi in compagnia di una donna, la cognata Fusako Shighenobu. La donna, fondatrice dell’Armata Rossa Giapponese, sarà condannata nel 1993 negli Stati Uniti. I due fecero perdere le tracce dopo la strage. Fusako fu trovata solo nel 2000 ad Osaka ed attualmente sta scontando una pena di 20 anni in carcere. L’uomo, che attualmente dovrebbe avere 68 anni, è ancora latitante e appare nelle liste dei ricercati più pericolosi al mondo.

Fusako, la “regina del terrorismo”

Fusako Shigenobu, nota come la “regina del terrorismo”, è diventata famosa in quanto fondatrice e leader del gruppo terroristico denominato Armata Rossa Giapponese (Nihon Sekigun).
Fusako Shigenobu

Nata a Tokyo – nel quartiere di Segataya – il 28 settembre del 1945, Fusako è cresciuta in una famiglia di destra che le ha impartito una severa educazione. Si è radicalizzata all’Università, diventando uno dei principali leader del movimento studentesco di sinistra. Laureatasi all’Università Meiji, fu tra i fondatori dell’Armata rossa giapponese. Il gruppo nasce da una scissione della Lega comunista rivoluzionaria-Frazione dell’armata rossa, un’organizzazione di massa.
Nel febbraio 1971, lei e suo marito Tsuyoshi Okudaira andarono in Medio Oriente per creare una rete militante internazionale dell’Armata Rossa giapponese. Intanto in patria dalla fusione con un altro gruppo armato nasce l’Armata rossa unita. che si macchia di una sanguinosa purga interna nell’inverno 1971-1972, con 14 dei 400 militanti torturati e “liquidati” Shigenobu e Okudaira prendono le distanze e scrivono un pamphlet di condanna delle esecuzioni: My Love, My Revolution.

Trent’anni al servizio della lotta palestinese

Okudaira muore nella strage all’aeroporto di Tel Aviv nel maggio 1972 e Shigenobu rimase in Medio Oriente per più di 30 anni animando una rete di Solidarietà Internazionale Rivoluzionaria, con l’idea che i movimenti rivoluzionari dovevano cooperare e condurre alla fine a una rivoluzione socialista globale. Inizialmente si unì al Fronte popolare per la liberazione della Palestina (PFLP) come volontaria, ma alla fine la JRA divenne un gruppo indipendente. Cita in molti dei suoi libri “Lo scopo della missione era di consolidare l’alleanza rivoluzionaria internazionale contro gli imperialisti del mondo”. Entra nell’elenco dei super-ricercati dall’INTERPOL nel 1974 dopo l’attacco all’ambasciata francese dell’Aja di cui era considerata l’organizzatrice.

La “primula rossa” fu arrestata nei dintorni di Osaka, all’inizio del 2000 quando, a causa dell’arresto di quattro esponenti dell’Armata, la Shigenobu decise di rientrare in Giappone. Processata, fu condannata a 20 anni di reclusione. Nel dicembre 2008, le fu diagnosticato un tumore del colon e dell’intestino per rimuovere il quale è stata sottoposta a più operazioni.

I principali attacchi

31 marzo 1970: Otto membri dell’ARG dirottano un Boeing 727 della Japan Airlines da Tokyo a Seul. Impugnano katana e trasportano bombe. A Seul e liberano tutti i 129 passeggeri per poi dirigersi in Corea del Nord, dove abbandonano il velivolo e liberano i membri dell’equipaggio. Tanaka è l’unico dei nove accusati dichiarato colpevole. Tre dei suoi complici moriranno in Corea del Nord e gli altri cinque rimasero lì.

30 maggio 1972: Massacro dell’Aeroporto di Lod: un attacco con un mitragliatore e granate provoca 26 morte un’ottantina di feriti. Due dei tre attaccanti si uccisero con le granate. E’ il primo attacco suicida palestinesie

Luglio 1973: Un commando misto ARG-FPLP dirotta un aereo della Japan Airlines dai Paesi Bassi alla Libia. Qui gli ostaggi sono liberati, il velivolo fatto esplodere.

Gennaio 1974: Incidente di Laju: l’ARG attacca un’installazione Shell a Singapore prendendo ostaggi. Un commando FPLP occupa l’ambasciata Giapponese in Kuwait. Gli ostaggi sono “riscattati”, il commando trasferito nello Yemen meridionale su un aereo giapponese.

13 settembre 1974: assalto all’Ambasciata francese dell’Aia. L’ambasciatore è tra gli 11 ostaggi. Una poliziotta olandese, colpita alla schiena, ha un polmone perforato. Dopo lunghi negoziati gli ostaggi sono scambiati con Yatuka Furuya (prigioniero ARG), 300.000 dollari e l’uso di un aeroplano: il commando respinto ad Aden arriva in Siria. Le autorità si fanno consegnare il riscatto.

Agosto 1975: l’ARG prende più di 50 ostaggi (tra cui il console statunitense) all’AIA building, che ospita numerose ambasciate, a Kuala Lumpur, Malaysia. I rapitori volano con 5 loro compagni liberati in Libia.

Settembre 1977: l’ARG dirotta il volo 472 della Japan Airlines dai cieli dell’India a Dacca, in Bangladesh. Il governo giapponese liberò sei detenuti ARG e pagò un riscatto di sei milioni di dollari.

Dicembre 1977: un membro dell’ARG dirotta il volo 653 della Malaysia Airlines, che trasportava l’ambasciatore cubano a Tokyo, Mario García. Il Boeing 737 precipita uccidendo tutti e 100 i passeggeri, dopo che il dirottatore aveva ucciso entrambi i piloti prima di suicidarsi.

Maggio 1986: colpi di mortaio ARG alle ambasciate giapponese, canadese e statunitense a Giacarta, Indonesia.

Giugno 1987: attacco simile a Roma verso le ambasciate britannica e statunitense.

Aprile 1988: l’ARG bombardó il club ricreativo dell’esercito statunitense a Napoli, uccidendo cinque persone come rappresaglia per i bombardamenti antilibici del 1986.

Aprile 2001: Fusako Shigenobu annuncia lo scioglimento formale dell’ARG anche se le attività erano cessate già nel decennio precedente

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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