27 aprile 1981: rapito Ciro Cirillo, uccisi autista e scorta. La storia del riscatto

Il 27 aprile del 1981 le Brigate Rosse rapiscono a Torre del Greco, nel garage del suo palazzo, il democristiano Ciro Cirillo, assessore all’urbanistica della Regione Campania. Nell’agguato perdono la vita il poliziotto Luigi Carbone e l’autista Mario Cancelli, e resta ferito Ciro Fiorillo, segretario dell’assessore rapito.

Il caso politico


Il sequestro si trasforma in un clamoroso caso politico e giudiziario, un intreccio oscuro i cui protagonisti sono i servizi segreti, gli uomini delle Brigate Rosse, i camorristi e i vertici della DC; secondo il presidente Napolitano si tratta di “una delle pagine più nere dell’esercizio del potere nell’Italia democratica”.
“Può dirsi sufficientemente provato – scriverà sulla Repubblica Giuseppe D’Avanzo, nel febbraio 1985 – che nelle trattative per il rilascio di Ciro Cirillo sono intervenuti esponenti democristiani ed esponenti dei servizi segreti”. Il giudice istruttore di Napoli, Carlo Alemi, non ha dubbi. Nella lunga ordinanza-sentenza di rinvio a giudizio dei brigatisti della colonna napoletana delle Br il magistrato affronta al capitolo nono “le trattative per il sequestro Cirillo”. Soltanto tredici pagine, ma un rosario di testimonianze sufficienti a fargli chiedere un’ulteriore “approfondita istruttoria” per conoscere “l’esatto ruolo svolto dalla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo per il rilascio di Cirillo; l’intervento di esponenti di partiti politici che hanno fatto da tramite ed eventualmente da garanti tra le Br e Cutolo nello sviluppo della trattativa; il ruolo svolto durante i giorni del sequestro dai servizi segreti e se questo sia stato contenuto nell’ambito dei compiti istituzionali”.

Per approfondire

Il nostro punto di vista è generalmente contrario a ogni visione cospirativa e complottista delle vicende degli anni di piombo (e non solo). Ma non possiamo omettere che intorno al sequestro Cirillo ha preso piede una narrazione diffusa e radicata di una triangolazione Stato-Br-Camorra. Ne offriamo qua una essenziale silloge, attingendo al portale di un caro amico che non c’è più, Sandro Provvisionato, con cui siamo rimasti umanamente legati anche se le distanze sono andate vieppiù crescendo negli ultimi anni:

Un’intervista a Senzani

Le Brigate rosse negheranno invece di aver partecipato alla trattativa. Così Giovanni Senzani in un’intervista al Garantista nell’ottobre 2014:

Ciro Cirillo

A onor del vero Enzo Olivieri un’intervista l’aveva già concessa (leggi qui l’intero reportage sui rifugiati rossi e neri a Parigi e a Londra nell’inverno 1988), giusto trent’anni fa, mentre era latitante a Parigi. A me, personalmente di persona. E non poteva dirmi di no: avevamo militato insieme nella Zona Centro, l’aggregazione territoriale che teneva insieme comitati di quartiere (Forcella, Porto), collettivi studenteschi (Genovesi, Fonseca), e universitari (Architettura), comitati di lavoro (Poste: dove lavorava appunto Enzo). Si fidava. E fece bene. Perché nella lunga intervista che pubblicai sul Giornale di Napoli omisi di inserire l’esilarante racconto della consegna dei soldi. Perché era una confessione della sua partecipazione al sequestro e il processo era ancora aperto.

L’intervista a Olivieri

L’incontro, dopo i soliti giri a vuoto, è sulla rampa delle scale della stazione Ostiense della Metropolitana. Con l’avvocato Zambelli che, giusto per non farsi notare, in una caldissima domenica di luglio si presenta con gessato bianco e blu. A suo onore va detto che i soldi non se li era presi ma li aveva chiesti a Enzo dopo avergli consegnato la valigia: “Dotto’, a me niente per il disturbo?”. E lui, che tanti soldi non li aveva mai visti, apre la valigia e gli dà una mazzetta. Quei 50 milioni che mancano al conto quando le indagini tignose del giudice Alemi permetteranno appunto di ricostruire la storia dei soldi, raccolti tra i costruttori amici della Dc da un avvocato d’affari socio del professionista che aveva invece curato la stessa operazione per il sequestro Moccia, l’imprenditore rapito dai Nap 7 anni prima.
Alla liberazione di Cirillo le Brigate rosse parleranno subito di un riscatto di 1450 milioni mentre il Palazzo farà muro negando il pagamento. Sarà il duro lavoro di qualche “toga rossa” a portare alla ribalta l’incredibile storia della trattativa tra servizi segreti e camorra. Con quel megalomane di Cutolo convinto di essersi guadagnato, nel suo personale gioco del Monopoli, il biglietto “uscite di prigione” e invece, dopo poco, si troverà sprofondato nell’inferno dell’Asinara

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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2 comments on “27 aprile 1981: rapito Ciro Cirillo, uccisi autista e scorta. La storia del riscatto
  1. Massimo ha detto:

    Ma cosa chiese a Enzo…..Se già’ nelle telefonate che si scambiano prima del pagamento del riscatto Zambelli dice chiarissimo a Senzani: sono un miliardo e 45o milioni .C’è la registrazione della telefonata su you tube.

    • Ugo Maria Tassinari ha detto:

      Appunto, la parte sua. Perché, a prendere per buona la tua obiezione, non si capisce come si struttura invece la narrazione sul riscatto da un miliardo e mezzo, di cui ci sono abbondanti tracce a mezzo stampa

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