16 aprile 1975: Milano, il fascista Braggion uccide Claudio Varalli

POST DELL’APRILE 2018 AGGIORNATO CON UNA TESTIMONIANZA DI ENRICO CARUSO

Il 16 aprile 1975 fu indetta a Milano una manifestazione per il diritto alla casa alla quale partecipano anche i sindacati degli inquilini e i gruppi “extraparlamentari” di sinistra. Al termine del corteo alcuni militanti del Movimento Studentesco si diressero verso l’Università Statale di Milano, presso piazza Cavour incrociarono tre militanti del Fronte Universitario d’Azione Nazionale intenti a svolgere un volantinaggio, che furono riconosciuti ed aggrediti dai militanti di sinistra. Due riuscirono ad allontanarsi mentre Antonio Braggion, a causa di un impedimento fisico alla gamba, fu costretto a rifugiarsi nella propria macchina. I militanti del MS circondarono la vettura e cominciarono a colpirla con oggetti contundenti mandandone in frantumi i vetri. Braggion dall’interno della vettura esplose tre colpi di revolver di cui uno ferì a morte Claudio Varalli.

Il racconto di Caruso

Questa versione è parzialmente rettificata (su quello che facevano i tre fascisti aggrediti, sull’impedimento alla fuga di Braggion) da una testimonianza odierna di Enrico Caruso, uno dei leader di quello che restava nel 1975 di San Babila:

Braggion era fermo davanti ad un bar con altre due persone, Barone e Spallone. Improvvisamente arrivano una cinquantina di “compagni”, armati di spranghe e chiavi inglesi. I due fuggono ma Braggion, che ha con sé il proprio cane, fa fatica a scappare e decide di scegliere la fuga “sbagliata”: si chiude nella propria macchina, sperando di non essere stato notato. Qualcuno dei compagni lo riconosce e il gruppo accerchia l’auto. Iniziano a spaccare i cristalli dell’auto, per tirarlo fuori. Braggion preso da un panico assoluto, apre il cassetto porta documenti dell ‘auto, afferra una pistola che deteneva, e spara dei colpi verso l’esterno. Uno di questi raggiunge Varalli e lo uccide.

Il processo

Fu perciò condannato per porto abusivo di arma ed eccesso colposo di legittima difesa a un totale di sei anni, per cui scattò la prescrizione.
L’omicidio innesca quelle che passeranno alla storia come “le giornate di aprile”, un’ondata insurrezionale che monta perché nel giro di 3 giorni sono 4 i compagni ammazzati da fascisti (Varalli e Miccichè a Torino) e forze dell’ordine (Zibecchi a Milano e Boschi a Firenze). Gli scontri di piazza si accompagnano agli assalti di sedi politiche non solo del Msi ma anche dei partiti di governo. Per la mia generazione militante le giornate d’aprile finiranno per rappresentare la Piazza Statuto dell’operaio sociale…

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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3 comments on “16 aprile 1975: Milano, il fascista Braggion uccide Claudio Varalli
  1. Marzio Dal Monte ha detto:

    Caro Ugo, sei sempre chiarissimo quindi è una mia mancanza spero dovuta alla stanchezza… Ma non ho capito bene l’ultima frase, sulla piazza statuto dell’operaio sociale. Ho sentito spesso piazza statuto ma in occasioni tra loro diverse e di operaio sociale mi viene in mente Tronti ma non riesco a capire bene la chiusura, scusa il disturbo..

    • Ugo Maria Tassinari ha detto:

      E’ un linguaggio un po’ iniziatico. Gli scontri del 1962 a Piazza Statuto è considerata per la scuola di comunismo critico in cui sono cresciuto, l’operaismo italiano degli anni 60, l’aurora del ciclo di lotte che vede protagonista l’operaio massa, il lavoratore poco qualificato impegnato alla catena che con la sua rabbia stravolge le forme del conflitto operaio gestito dal pci. Così gli scontri di aprile 75 nella narrazione dell’autonomia sono l’inizio del ciclo di lotte dell’operaio sociale, cioè del nuovo proletariato giovane espulso o mai entrato in fabbrica.

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