Curcio, Estè e le scelte antipsichiatriche di Reagan

[Il leader di Psichiatria democratica Sergio Piro presenta il libro che Renato Curcio ha dedicato alle espressioni artistiche di un internato nel manicomio di Napoli] 

sergio piroNAPOLI- “E' un libro bellissimo e istruttivo - proprio perché non l'ha scritto uno specialista”. Sergio Piro - lo psichiatra che ha studiato il caso di Sebastiano Tafuri e sta lavorando a una ricerca sul linguaggio schizofrenico - parla con entusiasmo dell' “Alfabeto di Estè” di Renato Curcio.
La significativa convergenza di diversi interessi di ricerca su Sebastiano, anche l'antropologa Clara Gallini ci sta lavorando, è per lui sintomo di un importante slittamento: “Dopo una fase di iniziativa riformista sul terreno istituzionale si rimette al centro dell'iniziativa e dell'attenzione la persona del paziente psichiatrico”, sottolinea Piro.
“L'approccio semiologico di Curcio è particolarmente rivolto ai modi di espressione di Sebastiano. Ma è importante sottolineare un fatto per evitare che si generi confusione. L'espressività di Sebastiano - sia pure nelle sue forme particolari - non è il prodotto diretto della sua vicenda ultradecennale di repressione ma invece del suo personale percorso di liberazione” precisa lo psichiatra.
Oggi infatti Sebastiano non è più un ricoverato del Frullone ma è alloggiato in un locale ricavato dall'edificio dell'ex ospedale psichiatrico. E' stato dimesso ed è libero. Data la sua particolare vicenda e l'impossibilità di provvedere alla propria sussistenza l'istituzione gli fornisce vitto e alloggio.
Estè_curcioNel discorso di Piro non manca un riferimento problematico alle posizioni espresse nell'introduzione al libro da Giorgio Antonucci - il medico protagonista di significative esperienze di liberazione di pazienti psichiatrici a Imola. “Antonucci - spiega Piro - si richiama alle posizioni teoriche dell'americano Tsasz che nega l'esistenza stessa della malattia mentale. Diversa invece è la posizione dell'intero movimento della psichiatria democratica, da Basaglia a Pirella da Jervis a me. Noi pur partendo da un radicale rifiuto delle aberranti teorie della mostruosità biologica abbiamo tentato di definire i casi dei pazienti psichiatrici nell'ambito di problematiche relazionali”.
“E del resto - conclude divertito  - Tsasz ha avuto un'inquietante simpatizzante in Roland Reagan che - da governatore della California - applicando le sue teorie ha chiuso i manicomi, perché a quel punto rappresentavano una spesa superflua. Ma non era certo una soluzione di sinistra”.
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