Il delitto della Camilluccia/1: sono tutti pazzi questi fascisti?

A questo punto diventa difficile credere a un’omonimia (nome ed età coincidono): a far parte del commando che ha ucciso uno dei protagonisti dello scandalo Fastweb, stamattina alla Camilluccia, è stato un ex dirigente di CasaPound allontanato dal movimento per problemi di inadeguatezza caratteriale (scarsa disciplina e dedizione nella militanza). Pressato dai giornalisti, Gianluca Iannone ha raddrizzato il tiro: dopo un’iniziale dichiarazione di totale estraneità con connessa minaccia di querela, ha precisato che effettivamente un giovane responsabile di zona con questo nome era stato espulso “almeno da tre anni” e il suo gruppo sciolto.

Le smentite ai tempi di Internet hanno le gambe corte: l’intero percorso politico di Giovan Battista Ceniti è stato puntigliosamente tracciato. Dalla candidatura per la Fiamma a Domodossola nel 2007 all’adesione a CasaPound (sono stati tanti i militanti e i gruppi locali che hanno seguito Iannone quando Romagnoli lo espulse dal partito dopo le elezioni del 2008), dalle iniziative politiche sul territorio verbanese ai passaggi in eventi romani promossi da circoli del circuito di CasaPound. Implacabile spunta lo screenshot che fissa il suo ruolo di responsabile della federazione VCO al dicembre 2012. Poi, effettivamente, scompare dalla circolazione.

C’è sicuramente dell’ironia nel fatto che, per la seconda volta, CasaPound finisca sulla graticola per il suo rapporto con protagonisti di gravi fatti di sangue, collegamenti emersi attraverso Internet. Parliamo infatti del gruppo politico che per primo ha adottato la formula del web-supporter, cioè dei simpatizzanti che limitano la loro adesione e sostegno all’organizzazione alla presenza in Rete.

Non c’è ovviamente paragone che regga tra Casseri e Ceniti. Il primo infatti è un intellettuale/lupo solitario che improvvisamente esplode in un gesto liquidato nel senso comune come impazzimento ma che invece ritorna con ciclica frequenza nella prassi di militanti border line della destra radicale ma anche del novello islamismo antiqaedista in Occidente. Il secondo invece è un giovane come ce ne sono tanti, impegnato nella militanza quotidiana alla luce del sole, che non ha mai rivelato una particolare tendenza facinorosa o vocazione alla violenza eppure scompare per un periodo per tornare alla ribalta in tutta altra veste.

Verrebbe quindi da chiedersi: sono tutti pazzi questi fascisti? Domanda che qualcuno più capziosamente riformulerebbe così: l’iperviolenza è consustanziale alla fascisteria? E’ una traccia di analisi e di riflessione che ovviamente non può essere liquidata in poche battute e su cui mi impegno a ritornare nei prossimi giorni. Dopo aver fissato, però, un paletto che in qualche modo contraddice il punto di vista generale che ha a lungo orientato la mia ossessiva ricerca: altro che divisione netta tra fascisti di regime e fascisti rivoluzionari, tra banditi romantici e politici opportunisti, qui, e mi riferisco all’entourage di Mokbel, come già nel caso di Daniele De Santis, sembrano permanere filiere assai corte tra elementi facinorosi e stradaioli e uomini di potere e di successo… (1-continua)

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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3 comments on “Il delitto della Camilluccia/1: sono tutti pazzi questi fascisti?
  1. Paolo ha detto:

    Il “punto di vista generale”.
    Quando la fascinazione declina.
    E si comincia ad intuire.

    Buona giornata.

    P

  2. Paolo ha detto:

    Suvvia, li meriti!

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