Di Salvo, pensa a Grillo e lascia stare gli anni di piombo: non è cosa per te

Quella che mi accingo a raccontare è una storia, che è mia, ma che appartiene un po’ a tutti, anche se spesso la dimentichiamo. E questa storia è anche un viaggio. … Comincia così questo racconto scritto per il teatro che attraversa e racconta tutta l’Italia e ripercorre gli anni recenti della nostra storia. Ma perché alla fine questa storia, che e’ la nostra storia, e questo già basterebbe, e’ così importante e ci riguarda e tocca ancora oggi? Perché molti di questi nomi sono tutti ancora lì, e fanno la politica del nostro Paese.

Con questi ambiziosi e baldanzosi propositi Michele Di Salvo, il “blogger che fa tremare Grillo”, comincia il post di promozione del suo ebook Viaggio in Italia – gli anni di piombo ,  un testo di cui sconsiglio clamorosamente la lettura. Il testo di presentazione (pubblicato qualche mese fa: il 9 settembre scorso, per l’esattezza) è infatti costellato di grossolani errori e di evidenti, sesquipedali notizie infondate.

Ma procediamo con ordine. Paragrafo per paragrafo. I testi rientrati sono del blogger:

Il rogo di prima valle, quello in cui morirono i fratelli Mattei, ribalta tutti i cliché validi sino al giorno prima nella coscienza della sinistra italiana.

Invece come ricorda Gianluca Nicoletti, in occasione del rientro di Lollo in Italia, “il processo in primo grado si chiuse nel ’75 e assolse gli imputati per insufficienza di prove. Fu l’apoteosi degli intellettuali che sostennero la campagna innocentista, tra cui Alberto Moravia, Elio Pecora, Dario Bellezza. A difesa di Achille Lollo, Franca Rame aveva persino scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica Leone“.

Quando il PCI fu costretto dalla storia ad ammettere l’esistenza di un “terrorismo rosso” conierà un’espressione monumentale come “compagni che sbagliano”.

Presumibilmente la fonte di questa scempiaggine è un’intervista concessa da Pietro Fassino a Bruno Vespa nel 2005 e ripresa da Wikipedia: “c’erano anche, guai a non riconoscerlo!, gruppi sia pure isolati di nostri compagni che dicevano di certe vittime: “Gli sta bene!”. Accadde, ad esempio, per il sequestro Amerio. Quest’ultima posizione si espresse nella formula: “I terroristi sono compagni che sbagliano”. Lo slogan imperversò per un paio d’anni, fino al 1977, contrapponendosi alla tesi della congiura». “Gruppi isolati di nostri compagni” diventano così tout cour il Pci.  In realtà, come sostiene Ettore Bonalberti, in un saggio scritto all’inizio degli anni ’80 su incarico della Dc veneta, il dibattito sui “compagni che sbagliano” era tutto interno alla sinistra extraparlamentare: “Sarà proprio il rapimento di Sossi – l’uccisione dei due neofascisti nella sede dell’MSI a Padova e l’arresto di Curcio (grazie all’infiltrazione di frate Girotto sotto la regia del gen. Carlo Dalla Chiesa) a segnare una prima svolta nel terrorismo italiano. A livello politico si precisa più nettamente la distinzione tra quelle forze della sinistra extraparlamentare che condannano apertamente la violenza e la clandestinità e quelle che dissentono politicamente dai BR, giudicati “compagni che sbagliano” e che ritengono che la “violenza di massa” sia inseparabile da una lotta rivoluzionaria“.

E una parte importante del Partito stesso e del Sindacato, spesso per ragioni di parentela, e soprattutto del mondo della cultura italiana, non esiteranno a dare aiuto alla latitanza e alla fuga a giovani rampolli “erranti”.

C’è un unico caso in cui un dirigente del Pci, o meglio, un uomo d’apparato aiuta il figlio a fuggire all’estero. E’ il padre di Alvaro Lojacono, che peraltro ricorre a un canale “personale”: vecchi ‘amici’ del FLN algerino, all’epoca al potere ma vent’anni prima a loro volta clandestini e perseguitati dalle autorità francesi e oggetto di “solidarietà internazionalista” dal Pci. Lojacono sr. aveva aiutato alcuni dei quadri della “rivoluzione algerina” e a loro si rivolge per mettere in salvo il figlio.

Sul corriere della sera, in difesa di un assassino di sinistra, nel tempo in cui la si sia [la sinistra, rectius] non poteva riconoscere nemmeno l’ipotesi di un terrorismo rosso, Natalia Ginzburg scriveva “appartengo al numero di quelli che non capiscono cosa vogliono dire le parole “concorso morale in omicidio” temendo che i giudici abbiano voluto condannare “una astratta idea di violenza”.

In questo caso, invece, la fonte è Cuori Neri di Luca Telese (p. 252). L’omicidio è quello di Miki Mantakas. La Ginzburg si dichiara convinta dell’innocenza di entrambi gli accusati (si sbagliava) e contesta la sentenza di primo grado che assolveva l’autore materiale, Lojacono, condannando Panzieri per “concorso morale”. Una sentenza effettivamente sbilenca. Ma soprattutto una sentenza emezza agli inizi di marzo del 1977, cioè due settimane dopo la battaglia campale all’Università di Roma tra servizio d’ordine del Pci e Movimento conclusa con la cacciata di Lama, e una settimana prima che il governo sostenuto dall’astensione del Pci mandasse i carriarmati in piazza a Bologna, capitale politica della sinistra, per reprimere la rivolta giovanile. (1-continua)

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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