Enrico Fenzi: così Farre Figueras accoltellò in cortile a Cuneo me e Mario Moretti

«La mattina del 2 luglio, alle nove, sono sceso all’una. Ero uscito dall’isolamento da una ventina di giorni: da sotto terra su al terzo piano. Moretti mi aveva seguito dopo una settimana. Scendevamo le scale, tre per volta. Giù ci perquisivano con il metal-detector prima di farci entrare nel cortile: quella mattina ci toccava il piccolo, chiuso da alte griglie e lamiere di ferro verniciate di blu scuro. L’aria era ancora fresca, e mi sono subito messo ad andare avanti e indietro, chiacchierando con Angelino Morlacchi. Non ho badato agli altri che arrivavano via via: saremmo stati una quindicina, come al solito.

Ero vicino all’angolo dell’ingresso quando abbiamo sentito un grido furente, rabbioso, e un rapido tramestìo di corpi. Moretti era a terra, raggomitolato su se stesso, le braccia chiuse in avanti, come quelle dei pugili, e le gambe che scalciavano, in alto. Su di lui incombeva Farre Figueras, che urlava con la faccia congestionata e cercava di aprirsi un varco verso il corpo, tra le gambe e le braccia che lo respingevano. D’istinto mi sono buttato verso di loro, e Farre s’è drizzato di scatto rivoltandosi contro di me. Nella destra, che teneva bassa, all’altezza della vita, aveva un coltello – lungo, appuntito, a forma di trincetto […].

Hanno preso me e Moretti e ci hanno portato di corsa in infermeria… Moretti aveva dei tagli profondi sugli avambracci: abbiamo visto tutti che il pollice sinistro era come morto, gli era stato reciso il tendine. Gli ho detto: “Se mi voleva davvero ammazzare, non sarei qui…”. Il brigadiere [era] d’accordo con me. Moretti no, invece. Mi parlava, mentre lo medicavano: “Sarà, ma anch’io non ero qui se non scansavo il primo colpo… è quello che gli è andato male!” […].

Figueras era grande e grosso, un toro, con due braccia enormi. Il coltello, ricavato da una piatta sbarra di ferro, era spesso e pesante, e aveva una punta affilatissima… Me l’ha fatto vedere il maresciallo, l’aveva sul tavolo, in ufficio, mentre svolgeva la rapida inchiesta di rito.
“Perché ce l’aveva con voi? C’erano già stati scontri, minacce?”.
“No. Non ci eravamo mai neppure rivolti la parola. Non c’era nessun motivo”.
“Ma non vi voleva ammazzare. Uno come lui…”.

Il pomeriggio, invece di andare all’aria, ci siamo visti nel refettorio, in quattro o cinque, e abbiamo scritto un breve comunicato: dicevamo che ad armare la mano di Figueras erano stati i carabinieri […].

L’angoscia che leggevo negli occhi di Moretti andava oltre ogni possibile perché. La “cosa” era avvenuta. Questo era l’incredibile. L’inaccettabile. Proprio nel cortile di un carcere speciale, appena arrivato, il capo delle Brigate rosse era stato accoltellato…».

Chi era Farre Figueras

Questo il racconto di Enrico Fenzi che era al passeggio con Mario Moretti quando Salvador Farre Figueras li aggredisce. Il catalano, un ex legionario che “lavorava” per il “clan dei catanesi” a Torino, è una figura di spicco, nel circuito dei carceri speciali. Era stato condannato all’ergastolo nell’estate del 1977 per il duplice omicidio di due carabinieri, la notte tra il primo e il 2 maggio 1977, al confine tra Moncalieri e Torino. I militari stavano per incontrare un “confidente” che doveva fare una soffiata su un “traffico di droga” e sono sorpresi dal killer. Nonostante i collegamenti con la mafia, Farre Figueras era accettato e riconosciuto dalla comunità dei prigionieri politici e dei proletari prigionieri a essi alleati.

Nel settembre 1979, infatti, l’ergastolano uccide in un duello a coltellate un prigioniero aderente ad Azione Rivoluzionaria, Salvatore Cinieri. Uno strascico terribile di una evasione fallita a Pianosa per una soffiata. I detenuti isolani ce l’hanno con un altro compagno, Enrico Paghera. Cinieri si mette in mezzo: non può essere stato lui, e, nel caso fosse, si farà carico personalmente di presentargli il conto. Il suo è un vistoso errore di valutazione. Paghera, crollato psicologicamente, si è “pentito” veramente. Poiché Cinieri non ha onorato l’impegno preso, nella rozza logica penitenziaria, diventa complice dell'”infame”. Ed è Farre Figueras, un virtuoso del coltello, a presentargli il conto. Proprio sulla base di questo suo riconosciuto talento molti si convincono che non può essere stato un omicidio mancato.

La Corte crede a Figueras

.La Corte non ha dubbi. Siccome è un assassino conclamato, se avesse voluto uccidere Moretti lo avrebbe fatto. E così bastano 15 minuti per condannare farre Figueras a 1 anno e 9 mesi di carcere

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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