21 gennaio 1972, Napoli: muore bruciato Enzo de Waure. Era bersaglio dei fasciti

Ho sempre scritto poco di Napoli, per un’evidente scelta, determinata dalla mancanza di distacco emotivo che è invece necessario per non scottarsi quando la materia è incandescente. Devo quindi ringraziare il mio antico amico e compagno Marco Galasso che ieri ci ha ricordato l’atroce morte di Enzo De Waure, militante dei Comitati di lotta, per mano fascista. Quello che segue è l’articolo pubblicato venti giorni dopo dal quindicinale Lotta Continua. Essendo trascorsi 48 anni dall’omicidio ho siglato tutti i nomi dei fascisti perché non avendo lasciato tracce successive nella cronaca ho ritenuto di applicare il diritto all’oblio. Ad eccezione di un solo nome, perché è stato ancora a lungo, prima nelle piazze, poi nelle galere e infine nei banchi del consiglio comunale un protagonista della fascisteria napoletana (e anche perché anche siglandolo molti lo avrebbero identificato lo stesso ..]

Napoli. Il 21 gennaio [1972], nelle piazza centrale di Fuorigrotta viene trovato il corpo carbonizzato di Vincenzo De Waure, compagno marxista-Ieninista. La grande stampa che in un primo tempo si era affrettata a liquidare il caso come suicidio, comincia a «esprimere dubbi» , poi ammette che la ipotesi del suicidio è sempre più assurda, poi tace definitivamente., . Ammette che è un assassinio ma non gli importa.

La testimonianza contro i fascisti

La polizia e i carabinieri non stanno conducendo nessuna indagine, in realtà occultano le prove che emergono contro la tesi del suicidio.Vincenzo De Waure non si è suicidato: è stato assassinato nel modo più atroce, cosparso di benzina, bruciato da fascisti criminali. Questa è la verità che ormai balza fuori con evidenza e sulla quale nessuno può avere dei dubbi. Vincenzo De Waure era uno dei compagni più impegnati nella lotta rivoluzionaria. a Napoli. Con I fascisti aveva avuto ripetutamente a che fare e. Ii conosceva bene. Chi gli è stato vicino testlmnnla che era deciso nell’affrontarli, anche·da solo, che non si era mai tirato indietro. Nell’aprile del 1971 al processo contro due picchiatori fascisti, Salvatore Caruso e D.C., condannati e poi rimessi in libertà, la sua testimonianza era stata decisiva. In quell’occasione, davanti al giudice, Caruso lo aveva apertamente minacciato di morte.

Il pestaggio subito e la denuncia

L’1’1 dicembre 1970 Enzo aveva sporto denuncia contro tre noti fascisti: N. M., G. B. e P. P. Lo avevano aggredito e ferito davanti a scuola. Allora, dopo l’aggressione, il commissario di P. S. di Fuorigrotta, dott. F. lo aveva arrestato e mandato in galera, trasformando così la vittima di un’aggressione in un imputato per rissa. Nel prossimo marzo si sarebbe tenuto il processo per questo episodio nel quale Vincenzo avrebbe potuto ancora una volta smascherare la montatura poliziesca e aggiungere altre prove contro i delinquenti fascisti. La versione ufficiale del suicidio fa acqua da tutte le parti. In primo luogo perché De Waure era un comunista conseguente, e tutti quelli che lo conoscono escludono che possa mai aver neanche pensato a una cosa così assurda.

Tutte le prove del delitto

Questo a noi basta. Ma ci sono anche le prove, una schifosa montatura poliziesca crollata. Innanzitutto l’incredibile «incuria» dei carabinieri: arrivano sul posto con grande ritardo, permettono che spariscano prove, o siano messe in dubbio. Come i frammenti della lattina di plastica raccolti da compagni il giorno dopo e consegnati. Come una giacca blu, che non è quella di De Waure, vista per terra la notte e poi sparita. Come le tracce di sangue per terra. Come il fazzoletto macchiato, con le iniziali «B» e «G» , anche esso trovato da compagni e consegnato il giorno dopo, assieme a un bossolo di pistola. C’è l’incredibile commissario di Fuorigrotta che ha la sede in quella stessa piazza e non si è accorto di nulla, giunge dopo gli stessi carabinieri cui lascia le indagini.

Quelle telefonate a casa

E’ il commissario conosciuto come fascista in tutta Napoli, lo stesso che aveva arrestato De Waure nell’aprile scorso per essersi lasciato aggredire dai fascisti. E c’è il magistrato che – a detta degli stessi poliziotti – aveva giudicato «inutile» l’autopsia: è stato costretto a farla solo dai legali dei genitori. C’è il fatto che gli occhiali, l’anello e l’orologio di Vincenzo non sono stati trovati. C’è il fatto che il suo corpo risulta bruciato solo da una parte mentre quella che poggiava sul marciapiede no (come se l’avessero bruciate quando era disteso sul marciapiede e privo di sensi). Ci sono poi le telefonate a casa, di minaccia, e quella di una voce che dice: «Perdonatemi, sapevo dell ‘appuntamento dell ‘una. Ho dovuto farlo. Non ho potuto parlare. Ho paura». (E l’accenno all’ora è significativo).

Vincenzo De Waure, uno del nostri: forse mai, dal tempo della liberazione, i fascisti avevano osato tanto. Forse mai, dal tempo della liberazione, gli « antifascisti» ufficiali li avevano coperti fino a questo punto. I proletari sapranno dimostrare quanto vale la vita di uno dei loro, è un impegno che tutti ci assumiamo. Imporre la verità, come nel caso dell’assassinio di Pinelli, smascherare i mandanti e chi li copre. Trovare gli esecutori. Fargliela pagare.

Per approfondire

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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