Enzo Lo Giudice, l’avvocato che non si genuflesse a Di Pietro

In occasione della sua morte, il 5 settembre 2014, il Corriere del Mezzogiorno mi chiese un pezzo in ricordo di Enzo Lo Giudice, assunto alla ribalta nazionale come avvocato di Bettino Craxi nei giorni tempestosi di Mani pulite. Ma Enzo aveva una bella e nobile storia alle spalle che ho provato a raccontare così. Il video qui inserito è il primo dei sei spezzoni in cui è stato spacchettato per caricarlo su youtube, un documentario prodotto nel 1969 a Paola e firmato da Marco Bellocchio sulle lotte dell’Unione dei comunisti a Paola, la città di Enzo Lo Giudice, che del partito maoista era leader in Calabria

“Quando gli avvocati milanesi sfilavano davanti alla porta di Antonio Di Pietro implorando un salvacondotto in cambio di una confessione, tra i loro colleghi a scandalizzarsi, a chiamarsi fuori da quel rituale un po’ avvilente, erano in pochi. Enzo Lo Giudice, morto questa mattina nella sua casa calabrese, era uno di questi”.

Dall’Unione alla difesa di Craxi

Così GiustiziaMi, il bel blog animato da un gruppo di cronisti del tribunale di Milano, rende omaggio all’avvocato di Bettino Craxi. Ma Lo Giudice non fu solo un avvocato della schiena diritta. Come un altro principe del foro milanese protagonista di Mani pulite, Giuliano Spazzali proveniva dai ranghi della sinistra extraparlamentare: entrambi di una corrente, quella marxista leninista che gode di buona fortuna solo agli albori del decennio rosso ma fu poi ben presto fagocitata da organizzazioni dalla linea politica più aggressiva, come Lotta Continua o Potere operaio.

Enzo Lo Giudice era il leader in Calabria dell’Unione dei comunisti (Marxisti-leninisti), un’organizzazione dai forti connotati populistici (l’organo di stampa era infatti “Servire il popolo”) che godeva di notevole visibilità per la grande attenzione scenografica nelle presenza in piazza ma anche per la pervasività da setta new age con cui il “Partito” dettava la linea anche nel privato dei militanti: si passava così dalla spoliazione volontaria dei compagni di buona famiglia ai “matrimoni rossi”, dalle sedute di autocritica devastanti che anticipavano forma di psicoterapia di massa a una attività politica frenetica ed estenuante.

Intellettuali alla scuola delle masse

Molti intellettuali e artisti furono affascinati dal mito maoista: da Marco Bellocchio a Lou Castel e Pierangelo Bertoli (che cantava nel canzoniere di partito, La lega del vento rosso), dal professor Luca Meldolesi a Renato Mannehimer. Anche a Napoli c’erano professori universitari (i compianti Agostino Renna e Giovanni Persico) leader studenteschi che poi diventeranno attori (Renato Carpentieri) e apprezzati ricercatori (Oscar Nicolaus). In perfetta logica da “banda dei quattro” il Partito mandava gli intellettuali borghesi a rieducarsi alla scuola delle masse, trascorrendo l’estate in attività di agitazione e propaganda tra i contadini calabresi che avevano uno straordinario legame di affetto e di stima con l’avvocato Del Giudice ma avevano qualche difficoltà in più con i militanti medi.

Le lotte sociali in Calabria

E’ quella delle lotte sociali in Calabria una storia spesso misconosciuta: dalla prima esperienza secessionista della repubblica di Caulonia, a guerra ancora in corso, alle occupazioni delle terre e dei latifondi, spesso nella forma dello sciopero bianco (terre abbandonate dagli agrari e messe a cultura dai braccianti poveri) ma talvolta represse brutalmente dalla polizia scelbiana (Melissa): lotte dure in cui una direzione politica comunista si innescava su una memoria rivoltosa che affondava nelle tradizionali forme di resistenza contadina, dalla jacquerie al brigantaggio. Lungo questo filo rosso successe che l’Unione dei comunisti fu l’unico gruppo dell’estrema sinistra che partecipò con i suoi militanti a pieno titolo alla rivolta di Reggio che, seppure fomentata e in parte egemonizzata dalla fascisteria fu, a pieno titolo, rivolta di popolo.

L’esperienza con il Soccorso Rosso

L’esperienza dell’Unione, trasformatasi in Partito comunista m.l., andò a dissolversi rapidamente dopo il fallimento dell’avventura elettorale nelle politiche del 1972 (appena 85mila voti in tutta Italia) ma Lo Giudice restò un militante a tutti gli effetti: mise in campo la sua sapienza giuridica e la grande generosità umana sul fronte più duro, quello della nascente emergenza terrorismo.

Lo Giudice fu tra gli animatori del Soccorso Rosso, fondato da Franca Rame e Dario Fo, e quindi indomito difensore dei combattenti dei Nap e delle Brigate rosse che pur rifiutavano il rito processuale. Tutto ciò in nome del dovere etico prima che deontologico di garantire la difesa, spesso in condizioni difficili. On uno scenario in cui il quadro delle libertà e delle garanzie processuali si torceva in chiave emergenzialista. E’ in questa esperienza di frontiera, evidentemente, che Lo Giudice forgia gli strumenti deontologici prima che tecnici che gli permetteranno di distinguersi e di onorare la sua toga nella nuova fase dell’emergenza giudiziaria. Quando, con uno straordinario rovesciamento linguistico, le toghe rosse non sono più i tribuni del popolo come Enzo Lo Giudice ma gli Antonio Di Pietro e i Pier Camillo Davigo…

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

2 Comments on “Enzo Lo Giudice, l’avvocato che non si genuflesse a Di Pietro

  1. Enzo Lo Giudice, amico fraterno, l’unico giurista italiano a capire con largo anticipo che “ mani pulite” rappresentava l’attuazione di un progetto eversivo che avrebbe condotto alla presa di potere della magistratura italiana attraverso la disintegrazione dei partiti di governo. Rileggere il suo libro sul processo Craxi ( che conservo assieme ad una sua foto scattata con nel corso dell’ultimo processo difeso assieme) vi farà comprendere come avvenne l’omologazione della costante violazione dei diritti dei cittadini. Di questo è stata ed è responsabile la magistratura italiana nel suo insieme: degli onesti che hanno taciuto e dei disonesti che hanno operato in spregio delle più elementari regole democratiche. Oggi si scopre, dopo anni di connivenze, che Enzo aveva un orizzonte molto più ampio di quanti che, anche per convenienza, hanno finto di ignorare un fenomeno che avrebbe portato il Paese nelle attuali condizioni.
    Giancarlo Pittelli

    • Ho avuto il piacere di conoscere Enzo per le attività di Soccorso rosso negli anni 70. Con lui giganteggiava un altro fuoriclasse del foro cosentino, il mai abbastanza compianto Tommaso Sorrentino. La saluto con simpatia, avendo avuto modo di seguire le sue vicende, essendomi occupato a lungo e approfonditamente degli scempi compiuti dall’ex pm in terra lucana.

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