24 febbraio, muoiono due eroi partigiani. 1944: Pietro Pajetta. 1945: Eugenio Curiel

Il 24 febbraio, a distanza di un anno, muoiono due leader comunisti della Resistenza, entrambi medaglie d’oro. Nel 1944, Pietro Pajetta, cugino di Giancarlo e Giuliano, ferito nella guerra di Spagna, internato in Francia, torna a combattere in Italia. Nel 1945, Eugenio Curiel, lo scienziato ebreo che al ritorno dal confino sceglie la lotta armata e cade in un’imboscata a Milano. Era il leader del Fronte della gioventù e dirigeva di fatto l’Unità clandestina.

Pietro Nedo Pajetta

Pietro Pajetta (Taino, 7 febbraio 1914 – San Giuseppe di Casto, 24 febbraio 1944) è stato un partigiano italiano comunista e miliziano antifascista nella Guerra di Spagna.
Cugino di Giuliano Pajetta e di Giancarlo Pajetta, è chiamato alle armi ed inviato in Libia nel 1935 come bersagliere. Congedato col grado di ufficiale nel 1937 ed espatriato clandestinamente, va a combattere in Spagna con le Brigate Internazionali.

Mutilato nella guerra di Spagna

Nella Guerra di Spagna partecipa alle cruente battaglie avvenute in Estremadura e a Caspe, viene ferito durante la ritirata dei miliziani antifascisti dall’Aragona e perde la mano destra nella battaglia dell’Ebro. Dopo la Retirada (cioè l’esodo, nel 1939, dei miliziani antifascisti che avevano combattuto in Spagna, principalmente verso la Francia), nel 1941 entra nella Resistenza Francese e a Parigi finisce in carcere perché esponente del Partito Comunista.
Dopo l’8 settembre del 1943 riesce a tornare in Italia e comincia il lavoro col CLN Alta Italia nelle Brigate Garibaldi. Diventa nel prosieguo comandante della 2ª Brigata Garibaldi, operante nel Biellese, con il nome di battaglia di Nedo. Nel 1944 cade in un agguato nei pressi del Monte Casto, perdendo la vita. Gli verrà intitolata la XII divisione d’assalto Garibaldi “Piero Pajetta Nedo”.

Eugenio Curiel

Nato a Trieste l’11 dicembre 1912, ucciso a Milano il 24 febbraio 1945, fisico, capo del Fronte della Gioventù, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Di agiata famiglia ebrea, aveva dedicato allo studio l’adolescenza, conseguendo con un anno d’anticipo la licenza liceale. Di ingegno vivacissimo, aveva frequentato, per volere del padre, il primo biennio di Ingegneria a Firenze. Si era poi iscritto al Politecnico di Milano, ma lo aveva lasciato per tornare a Firenze a seguire i corsi di Fisica.

Completò questi studi a Padova, laureandosi (110/110 e lode), a soli 21 anni, con una tesi sulle disintegrazioni nucleari. Assistente del professor Laura, si diede negli anni tra il 1933 e il 1934 anche agli studi filosofici ed approdò, non senza un processo critico, al marxismo. Di qui, nel 1936, la prima presa di contatto di Curiel con il Centro estero del Partito comunista, a Parigi. Nel 1937 il giovane intellettuale assume la responsabilità della pagina sindacale del “”, il giornale universitario di Padova. Ma quell’impegno nella “attività legale” dura poco.

L’espulsione dalla cattedra, il confino

Nel 1938 Curiel, a seguito delle leggi razziali, è sollevato dall’insegnamento e si trasferisce a Milano. Qui prende contatti con il Centro interno socialista e con vari gruppi antifascisti, ma il 23 giugno del 1939 viene arrestato da agenti dell’Ovra. Qualche mese nel carcere di San Vittore, il processo e la condanna a cinque anni di confino a Ventotene. Nell’isola, dove arrivano operai, antifascisti, garibaldini di Spagna – attraverso una sorta di “università proletaria” nella quale anche Curiel insegna, come dimostrano gli appunti ritrovati delle sue lezioni – si formano i quadri che organizzeranno la Resistenza. Il 21 agosto del 1943 anche Curiel, per sofferta decisione del governo Badoglio, lascia Ventotene.

La scelta della lotta armata. La fine eroica

Torna in Veneto, ritrova vecchi amici e collaboratori, indica loro la via della lotta armata e infine ritorna a Milano. Qui dirige, di fatto, l’Unità clandestina e la rivista comunista La nostra lotta, tiene i contatti con gli intellettuali antifascisti, promuove tra i giovani resistenti la costituzione di un’organizzazione unitaria: il “Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà”. Il mattino del 24 febbraio 1945, a due mesi dalla Liberazione, mentre si sta recando ad un appuntamento, Eugenio Curiel viene sorpreso in piazzale Baracca da una squadra di militi repubblichini guidati da un delatore; non tentano nemmeno di fermarlo: gli sparano una raffica quasi a bruciapelo. Il giovane – si rialza, si rifugia a fatica in un portone, ma qui viene raggiunto e finito dai fascisti. Il giorno dopo, sulla macchia rimasta, una donna spargerà dei garofani.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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