8 agosto 1979. Muore in cella Fabrizio Pelli. Un ‘anarchico’ nel cuore delle Brigate Rosse

Fabrizio, ‘Bicio’ per gli amici, Pelli, è il brigatista responsabile dell’omicidio di due militanti del Msi a Padova nel 1974. Muore di leucemia nel carcere milanese di San Vittore l’8 agosto 1979. Aveva solo 19 anni quando entrò a far parte delle Brigate rosse.

Pelli era nato a Reggio Emilia l’11 luglio del 1952. Dopo gli studi aveva lavorato come cameriere, ma si era presto avviato all’impegno militante al fianco di studenti e operai, come ha raccontato Renato Curcio: “aveva 17 anni ma, a Reggio Emilia, già da tempo aveva fatto parlare di sé” per un colpo di flobert, un fucile da caccia calibro 9, “indirizzato ai glutei di un politico del partito liberale, mi dissero, tra l’ammirato e l’ironico i suoi compagni di allora”. Pelli nel ’68 militava infatti in un circolo anarchico la cui sede era di fronte all’abitazione dell’esponente politico colpito.

Nel 1969 Pelli era entrato a far parte del ‘Collettivo politico operai studenti, fondato a Reggio Emilia da Alberto Franceschini cui appartengono anche i futuri brigatisti rossi Lauro Azzolini, Franco Bonisoli, Roberto Ognibene e Prospero Gallinari.

A 18 anni Pelli era arrivato a Milano per militare nel Collettivo Politico Metropolitano e attraversare il rapido percorso politico che lo porterà a essere tra i fondatori delle Brigate rosse. “Si sentiva un po’ anarchico -ricorda Curcio- ma il fascino della rivoluzione bolscevica era su di lui così potente che trascorreva infinite notti a leggere, oltre ai testi canonici, qualsiasi saggio, opuscolo, libello che in qualche modo potesse arricchire le sue conoscenze”.

Nel 1973 è mandato in Veneto con un altro giovanissimo reggiano, Roberto Ognibene, all’epoca 19enne, per lavorare alla costruzione di una colonna veneta, insieme a compagni fuoriusciti da Potere Operaio, come Susanna Ronconi, Nadia Mantovani, Carlo Piccchiura. Operazione che abortirà Insieme a Corrado Alunni e Susanna Ronconi, matura posizioni vicine a quelle dell’Autonomia. Un dissenso maturato già nell’inverno 1974-75, espresso anche in occasione del progetto di evasione di Curcio, come ricorda lo stesso leader brigatista:

La direzione strategica discusse a lungo se fosse opportuno avventurarsi in un’operazione militare così rischiosa. Alcuni compagni, tra cui Fabrizio Pelli, erano contrari: ritenevano più conveniente consolidare l’organizzazione seguendo le vie tradizionali legate alla fabbrica e ai movimenti sociali dei quartieri. Moretti esitava. Margherita si impose spalleggiata da buona parte della colonna di Milano e di quella veneta.

Lo strappo con le Br

Dissenso che mise capo, di lì a poco, a una separazione consensuale, come ricorda Curcio:

Alla crisi organizzativo-logistica delle Br milanesi si era aggiunta una nuova tensione politica interna. Dovuta alla «separazione consensuale» dal gruppo di Fabrizio Pelli e Corrado Alunni. Due compagni praticamente nati con la nostra organizzazione. Il primo venuto dal calderone di Reggio Emilia e il secondo dai ranghi battaglieri della Sit-Siemens. Probabilmente, spinti dalle difficoltà che stavamo affrontando, cominciarono a spostarsi verso un’idea di lotta meno centrata sulla presenza dell’organizzazione e più aperta alle istanze degli operai autonomi. Con loro ebbi una chiara discussione. Mi sembrò che sopravvalutassero la consistenza dei segnali che venivano dalle fabbriche e dai quartieri. Gli dissi che la cosa migliore a tal punto era una separazione senza traumi. Così si allontanarono dalle Br. Si unirono ad altri compagni con i quali, di lì a poco, diedero vita alle Formazioni comuniste combattenti.

Uno strappo politico che non mette in discussione il legame umano. Il 16 marzo 1978, il giorno del sequestro Moro, Fabrizio Pelli è in cella con Renato Curcio e Alberto Franceschini.

Un ricordo di Gallinari

La testimonianza di Galmozzi

“In realtà – scrive sulla mia pagina Facebook commentando questo post Enrico Galmozzi, che fu uno dei capi di Prima Linea – Pelli e Susanna Ronconi che erano compagni di vita oltre che di lotta, usciti dalle BR aderirono a Senza Tregua poi Prima Linea. Sfortunatamente Pelli venne arrestato nel dicembre 75. Più sfortunato ancora in seguito: era tutto pronto per la sua evasione dalle Nuove, lo prendevano sotto il muro di cinta da cui si sarebbe calato con la complicità di una guardia corrotta. Costo 5 milioni. 1 e mezzo già consegnato gli altri a cosa fatta. Il giorno prima del ciocco alle Nuove scoppiò una rivolta di massa. La guardia era anche disposto a ridarci l’anticipo ma noi gli lasciammo i soldi che il rapporto poteva venire buono un:altra volta. Come infatti avvenne ma questa è un’altra storia. E questo è un inedito perché questa storia non la conosceva nessun pentito”

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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