18 marzo 1978: un commando uccide Fausto e Iaio

Domenica 18 marzo 2012: manifestazione in occasione dell’inaugurazione dei giardini dedicati alla memoria dei giovani antifascisti del centro sociale “Leoncavallo” Fausto e Iaio (Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci) in piazza Durante, con la partecipazione del sindaco Pisapia, lettura di testi in piazza S.Materno e concerto finale del gruppo musicale “Daniele Biacchessi e Gang” in via Mancinelli

La sentenza ordinanza del giudice Salvini su Fausto e Iaio

Fausto e Iaio sono, con Walter Rossi e Valerio Verbano, i compagni più noti (e più ricordati) tra i tanti uccisi dai fascisti. Una trentina, gran parte negli anni di piombo. Alcuni ignoti a tutti, o quasi. Ma qualcuno anche prima (Paolo Rossi nel ’66) e dopo (Auro Bruni, Dax, Renato Biagetti, Nicola Tommasoli). E quindi, prima di proporvi il racconto di Daniele Biacchessi dedicato a Fausto e Iaio, ecco l’elenco completo. Le date indicate sono quelle del delitto, non della morte (che in qualche caso arriva dopo qualche giorno di agonia: è il caso di Iolanda Palladino, di Gaetano Amoroso, di Claudio Miccoli, di Nicola Tommasoli.

  • 28.04.66 Paolo Rossi (Fgsi) – Università di Roma
  • 27.02.69 Domenico Congedo (Movimento studentesco) – Magistero di Roma
  • 04.02.71 – Giuseppe Malacaria (Psi) – Catanzaro Nella notte fra il 3 e il 4 febbraio 1971, presso la sede della Provincia, a Catanzaro, dove avevano provvisoriamente sede gli uffici della Regione Calabria, viene collocata una bomba. Sfidando il divieto delle autorità di pubblica sicurezza, nel tardo pomeriggio successivo i partiti antifascisti organizzano una manifestazione in piazza Grimaldi. In prossimità della vicina sede del Movimento Sociale Italiano vengono esplose delle bombe a mano. Una di queste uccide il muratore socialista Giuseppe Malacaria, di 35 anni, ferendo altre nove persone, otto civili e un carabiniere. Malacaria arriva in ospedale presentando ferite profonde agli arti inferiori e superiori ed è subito condotto in sala operatoria. Gli vengono asportati il pollice e l’indice della mano sinistra ma non c’è nulla da fare, muore per trauma cranico ed emorragico causato dallo spappolamento della coscia sinistra. Le indagini si orienteranno verso gli ambienti missini, conducendo a un processo contro alcuni giovani militanti di quel partito, poi assolti. LEGGI TUTTO
  • 25.08.72 Mariano Lupo (Lc) – Parma
  • 27.10.72 Giovanni Spampinato (Pci) – Ragusa
  • 27.11.72 Fiore Mete – Conflenti (Cz)
  • 21.01.73 Vincenzo De Waure (PcmldI)- Napoli
  • 07.07.73 Adriano Salvini –  La sera del 7 luglio 1973 [primo anniversario dell’omicidio a Salerno del neofascista Carlo Falvella, ndb] Daniele Ortelli, un giovane legato alla sezione faentina del Fronte della Gioventù, dopo aver provocato e aggredito alcuni avventori di un bar di piazza Martiri della Libertà, incontrò il bracciante quarantunenne Adriano Salvini, lo aggredì selvaggiamente a calci, pugni e sediate causandone la morte.  Il delitto suscitò forte sdegno ed emozione in città, i funerali si trasformano in una manifestazione di massa, mentre altre manifestazioni e cortei antifascisti segneranno il mese di luglio. Il delitto venne subito interpretato dalle forze politiche antifasciste, e da larga parte della cittadinanza, come qualcosa di ben diverso da una drammatica casualità, da uno sfortunato episodio dovuto alla furia incontrollabile e omicida di un individuo violento ed eccitato dai fumi dell’alcool. L’omicida, come si diceva, faceva parte di una squadra di giovani picchiatori fascisti che, nel biennio precedente, avevano messo in atto diversi pestaggi, aggressioni e intimidazioni suscitando la preoccupazione e le ripetute denunce – rimaste però inascoltate – del Comitato unitario antifascista di Faenza. LEGGI TUTTO
  • 25.06.74 Vittorino Ingria (Pci) – Barrafranca (En)
  • 20.10.74 Adelchi Argada (Fpcr) – Lametia Terme (Cz)
  • 16.04.75 Claudio Varalli (Ms-Mls) – Milano
  • 17.04.75 Tonino Micciché (Lc) – Torino
  • 25.05.75 Alberto Brasili – Milano
  • 12.06.75 Alceste Campanile (Lc) – Reggio Emilia
  • 16.06.75 Iolanda Palladino – Napoli
  • 27.04.76 Gaetano Amoroso (Pcml) – Milano
  • 29.05.76 Luigi Di Rosa (FGCI) – Sezze R. (Lt)
  • 05.09.76 Pieroantonio Castelnuovo (Pci) – Lecco. Il fratello dell’attore Nino, ucciso da teppisti che aveva invitato a desistere dal disturbare la festa dell’Unità, è considerato vittima della violenza fascista dal portale istituzionale Per non dimenticare mentre Libera, la massima organizzazione contro la criminalità organizzata, lo considera vittima di mafia.
  • 29.09.77 Elena Pacinelli (Mov 77) – Roma nord Il 29 Settembre del 1977 una Mini Minor bianca passa per Piazza Igea e dal suo interno vengono fatti esplodere numerosi colpi d’arma da fuoco, indirizzati verso un gruppo di ragazzi che stazionano nella piazza.Piazza Igea (oggi Piazza Walter Rossi), nel quartiere Trionfale di Roma, costituiva un ritrovo per i militanti della sinistra di Roma nord, grazie agli edifici occupati della “Casa Rossa”, ma, allo stesso tempo, è geograficamente il crocevia tra le zone della Balduina, Monte Mario e Vigna Clara, quartieri feudo della Roma nord di estrema destra, con all’interno alcune delle sezioni del Movimento Sociale Italiano più attive della capitale, da dove partivano soventi raid contro i luoghi d’aggregazione della sinistra romana. Di quei numerosi colpi, tre colpiscono Elena Pacinelli di 19 anni. Il ricovero in ospedale evidenzia, oltre ai gravi danni provocati dall’attentato subito, un male incurabile. Elena non si riprende più morendo dopo mesi di sofferenze. Gli autori dell’attentato non verranno mai individuati. A seguito delle manifestazioni di protesta del giorno dopo, verrà ucciso Walter Rossi
  • 30.09.77 Walter Rossi (ex Lc) – Roma nord
  • 29.11.77 Benedetto Petrone (Fgci) – Bari
  • 28.02.78 Roberto Scialabba (ex Lc) – Roma sud
  • 28.09.78 Ivo Zini – davanti al Pci dell’Alberone
  • 30.09.78 Claudio Miccoli (Wwf) – Napoli
  • 19.04.79 Ciro Principessa (Pci) – Roma sud
  • 20.02.80 Valerio Verbano (Aut.Op.) – Roma est
  • 19.05.91 Auro Bruni (Centri sociali) – dentro il Csoa Corto circuito
    E ho da farti un duro racconto / hanno bussato alla mia porta di mattina presto / e ho saputo quello che era successo nella notte al Corto / quando ero lì ho visto / un inferno un incendio un inferno di lamiere / e sotto le macerie un fiore / alcuni piangono altri non parlano.
    Così gli Assalti Frontali, in Terra di nessuno, ricordano le fiamme che la notte del 19 maggio 1991 hanno devastato il Centro Sociale Corto Circuito uccidendo Auro Bruni, diciannovenne cresciuto a Roma da madre eritrea. Il CSOA Corto Circuito era stato occupato il 21 aprile 1990 nella zona di Lamaro, vicino Cinecittà, nella periferia sud di Roma, divenendo subito un luogo di aggregazione per il territorio, su tematiche sociali e politiche, antirazziste e antifasciste. Auro abita nella zona della Romanina, con la madre, il fratello e la sorella. Fa qualche piccolo lavoro saltuario, a volte vende CD nel banchetto di un parente, ama lo stadio, è molto abile nella breakdance. Non è un militante politico ma nel centro sociale ha trovato un ambiente amico, che lo ha accolto e in cui sta bene. Quella sera chiede di dormire al Corto Circuito, ha avuto litigi in casa. I compagni cercano di dissuaderlo, nei giorni precedenti ci sono state azioni razziste e fasciste nella zona, come in tutta Roma, ma Auro decide di rimanere. LEGGI TUTTO
  • 16.03.03 Davide ‘Dax’ Cesare (Centro sociale Or.So) – Milano
  • 27.07.06 Renato Biagetti – Fiumicino (Roma)
  • 30.04.08 Nicola Tommasoli – Verona Era la notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2008 quando Nicola venne barbaramente aggredito a Porta Leoni, nel pieno centro di Verona, da cinque neofascisti. Tutto per una sigaretta negata. Oppure chissà, per quel codino che Nicola portava con gioia. Aveva 29 anni, e tanti sogni ancora da vivere: morì pochi giorni dopo in ospedale, il 5 maggio. da quella tragica notte Verona non ha dimenticato il giovane di Negrar. Per l’anniversario l’invito è sempre lo stesso: passare da Porta Leoni anche solo per qualche minuto, per portare una testimonianza o un ricordo. E come ogni anno sul luogo dell’aggressione qualcuno porta dei fiori, lascia qualche biglietto dedicato a Nic. In tanti si danno appuntamento proprio lì, in Corticella Leoni, davanti alla lapide che lo ricorda, anche solo per rivolgergli un pensiero. Gli autori del pestaggio erano cinque, tutti appartenenti all’estrema destra veronese: dopo 11 anni di vicende processuali, tutti loro sono stati giudicati colpevoli di omicidio preterintenzionale.

La storia di Fausto e Iaio

Milano. Sabato 18 marzo 1978.

Il vento di marzo sposta il lampioncino in fondo a destra,lo fa dondolare come un’altalena. Il silenzio maschera il rumore sordo di passi veloci. Sono quelli di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto Iaio. Loro sono due ragazzi che vestono come una volta: jeans scampanati,camicione a quadretti, giubbotti con le frange, capelli lunghi. Di sabato, a quell’ora, percorrono via Mancinelli, la strada che divide in due il quartiere Casoretto.Trecento metri senza luce,un luogo poco frequentato, buio. Trecento metri che mettono paura.

fausto e iaio

La loro vita scorre come la trama di un film e i ricordi sono rapidi. Quelle giornate passate a suonare al Parco Lambro, sognando la California, l’India, il Messico, sempre lì, pronti ad ascoltare chi torna da mete lontane, ognuno dentro la sua piccola verità. La memoria si rincorre come le chitarre di Crosby, Stills, Nash e Young, di Keith Richard e Mick Taylor dei Rolling Stones. Le voci degli amici, delle ragazze, le lunghe discussioni politiche, le feste al Leoncavallo, concerti di jazz di blues, il teatro.

L’esecuzione di Fausto e Iaio

All’altezza del portone dell’Anderson School i passi d’improvviso si fermano. Fausto e Iaio avvertono il pericolo,si voltano per chiedere aiuto ma intorno a loro c’è il vuoto e la solitudine di Milano. Così due persone si avvicinano con fare sbrigativo. Li bloccano. Ora i quattro si trovano faccia a faccia. Si fa avanti uno con l’impermeabile bianco e il bavero alzato. “Siete del Centro Sociale Leoncavallo?. Fausto e Lorenzo si guardano, sono increduli. Non rispondono perché non vi è risposta alcuna.

Il senso della loro speranza si spegne sotto i colpi di otto proiettili Winchester calibro 7,65,sparati da un professionista. Un’esecuzione. Il primo a cadere è Fausto. Poi tocca a Lorenzo. Fausto è riverso sul piano stradale mentre Jaio si trova a breve distanza, centrato dal killer mentre tenta una fuga impossibile. Dopo quei colpi sordi la strada si fa ancora più scura e nel buio scappano come sempre gli assassini.

Fausto e Iaio: una cosa sola

Fausto ha un carattere chiuso ma con Iaio sono un’ unica cosa. Viene da Trento ma a Milano non si trova bene, perché la città è troppo grande per un bimbo dagli occhi gentili. Gioca con pochi amici. Poi le medie inferiori in una scuola al Casoretto. In tre anni passa alle superiori. Prima le professionali, poi il liceo artistico.

I pomeriggi li trascorre all’oratorio di Don Perego, proprio come il suo amico Jaio. Ma nei campetti di calcio dura poco. Spesso si porta i libri in metropolitana,di mattina,quando le vetture sono cariche di persone con le mani in tasca.

Con Jaio condivide la passione per il rock. I Rolling Stones sono il suo gruppo preferito. Conosce le loro canzoni a memoria. Politicamente e’ un libertario ma simpatizza per Lotta Continua. Non e’ un militante, non accetta le gerarchie. E’ fuori dagli schemi. E’ un mondo di pace quello che Fausto immagina ma è convinto che una rivoluzione è proprio possibile.

Con la madre Danila ha un rapporto speciale, un profondo legame che li porta a parlare per ore. Fausto le confida tutti i suoi problemi, anche quelli piccoli. Fausto è un timido. Spesso guarda gli altri con quegli occhi rivolti verso il basso. E’ fatto così. Sempre pettinato, vestito con garbo, mai una piega fuori posto. I genitori degli amici lo giudicano un ragazzo per bene.

Una vita al Casoretto

Lorenzo Iannucci conosce anche gli angoli più nascosti del Casoretto. Lui a Milano ci arriva a nove anni, dal Sud Italia. All’oratorio riesce a convivere con gli amici nonostante il carattere ribelle. Gioca a pallone. Sono gli anni della spensieratezza.

A quattordici anni Jaio si iscrive al professionale. Lorenzo abbandona i biliardini della parrocchia perché c’e’ un mondo fuori che sta cambiando e sente che bisogna fare qualcosa. Ha fretta, come tutti noi del resto a quei tempi. Nel quartiere è uno dei ragazzi più conosciuti ma non è un leader.

Poco prima del marzo 1978, Iaio abbandona la scuola per un umile lavoro. Trova impiego presso un restauratore, dodici ore al giorno, senza libretti, per una manciata di vecchie lire, quelle che possono servire per rendersi indipendente. Suona la chitarra. E’ portato per la musica. Ha un orecchio particolare.

Allegro, sorridente, un sorriso imbarazzante. Sempre preso a far progetti di vita, sogna di comprare una fattoria, vivere in una comune. Ama viaggiare: se avesse tirato su qualche soldo sarebbe andato certamente in India. Veste come gli pare, si cuce perfino i pantaloni larghi addosso. Gli piace mettersi la bombetta, comprata da un amico nei mercatini di Londra. La porta sempre. E balla per ore, senza mai fermarsi. E’ buffo con quella faccia da giovane indiano. Uno splendido indio dai capelli neri. LEGGI TUTTO

DANIELE BIACCHESSI

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente è in pensione dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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