18 marzo 1978: un commando uccide Fausto e Iaio

Domenica 18 marzo 2012: manifestazione in occasione dell’inaugurazione dei giardini dedicati alla memoria dei giovani antifascisti
del centro sociale “Leoncavallo” Fausto e Iaio (Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci) in piazza Durante, con la partecipazione del sindaco
Pisapia, lettura di testi in piazza S.Materno e concerto finale del gruppo musicale “Daniele Biacchessi e Gang” in via Mancinelli

La sentenza ordinanza del giudice Salvini sul duplice omicidio

Milano. Sabato 18 marzo 1978.

Il vento di marzo sposta il lampioncino in fondo a destra,lo fa dondolare come un’altalena. Il silenzio maschera il rumore sordo di passi veloci. Sono quelli di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, detto Iaio. Loro sono due ragazzi che vestono come una volta: jeans scampanati,camicione a quadretti, giubbotti con le frange, capelli lunghi. Di sabato, a quell’ora, percorrono via Mancinelli, la strada che divide in due il quartiere Casoretto.Trecento metri senza luce,un luogo poco frequentato, buio. Trecento metri che mettono paura.

La loro vita scorre come la trama di un film e i ricordi sono rapidi. Quelle giornate passate a suonare al Parco Lambro, sognando la California, l’India, il Messico, sempre lì, pronti ad ascoltare chi torna da mete lontane, ognuno dentro la sua piccola verità. La memoria si rincorre come le chitarre di Crosby, Stills, Nash e Young, di Keith Richard e Mick Taylor dei Rolling Stones. Le voci degli amici, delle ragazze, le lunghe discussioni politiche, le feste al Leoncavallo, concerti di jazz di blues, il teatro.

All’altezza del portone dell’Anderson School i passi d’improvviso si fermano. Fausto e Jaio avvertono il pericolo,si voltano per chiedere aiuto ma intorno a loro c’è il vuoto e la solitudine di Milano. Così due persone si avvicinano con fare sbrigativo. Li bloccano. Ora i quattro si trovano faccia a faccia. Si fa avanti uno con l’impermeabile bianco e il bavero alzato. “Siete del Centro Sociale Leoncavallo?. Fausto e Lorenzo si guardano, sono increduli. Non rispondono perché non vi è risposta alcuna.

Il senso della loro speranza si spegne sotto i colpi di otto proiettili Winchester calibro 7,65,sparati da un professionista. Un’esecuzione. Il primo a cadere è Fausto. Poi tocca a Lorenzo. Fausto è riverso sul piano stradale mentre Jaio si trova a breve distanza, centrato dal killer mentre tenta una fuga impossibile. Dopo quei colpi sordi la strada si fa ancora più scura e nel buio scappano come sempre gli assassini.

Fausto ha un carattere chiuso ma con Jaio sono un’ unica cosa. Viene da Trento ma a Milano non si trova bene, perché la città e’ troppo grande per un bimbo dagli occhi gentili. Gioca con pochi amici. Poi le medie inferiori in una scuola al Casoretto. In tre anni passa alle superiori. Prima le professionali, poi il liceo artistico.

I pomeriggi li trascorre all’oratorio di Don Perego, proprio come il suo amico Jaio. Ma nei campetti di calcio dura poco. Spesso si porta i libri in metropolitana,di mattina,quando le vetture sono cariche di persone con le mani in tasca.

Con Jaio condivide la passione per il rock. I Rolling Stones sono il suo gruppo preferito. Conosce le loro canzoni a memoria. Politicamente e’ un libertario ma simpatizza per Lotta Continua. Non e’ un militante, non accetta le gerarchie. E’ fuori dagli schemi. E’ un mondo di pace quello che Fausto immagina ma è convinto che una rivoluzione è proprio possibile.

Con la madre Danila ha un rapporto speciale, un profondo legame che li porta a parlare per ore. Fausto le confida tutti i suoi problemi, anche quelli piccoli. Fausto è un timido. Spesso guarda gli altri con quegli occhi rivolti verso il basso. E’ fatto così. Sempre pettinato, vestito con garbo, mai una piega fuori posto. I genitori degli amici lo giudicano un ragazzo per bene.

Lorenzo Iannucci conosce anche gli angoli più nascosti del Casoretto. Lui a Milano ci arriva a nove anni, dal Sud Italia. All’oratorio riesce a convivere con gli amici nonostante il carattere ribelle. Gioca a pallone. Sono gli anni della spensieratezza.

A quattordici anni Jaio si iscrive al professionale. Lorenzo abbandona i biliardini della parrocchia perché c’e’ un mondo fuori che sta cambiando e sente che bisogna fare qualcosa. Ha fretta, come tutti noi del resto a quei tempi. Nel quartiere è uno dei ragazzi più conosciuti ma non è un leader.

Poco prima del marzo 1978, Jaio abbandona la scuola per un umile lavoro. Trova impiego presso un restauratore, dodici ore al giorno, senza libretti, per una manciata di vecchie lire, quelle che possono servire per rendersi indipendente. Suona la chitarra. E’ portato per la musica. Ha un orecchio particolare.

Allegro, sorridente, un sorriso imbarazzante. Sempre preso a far progetti di vita, sogna di comprare una fattoria, vivere in una comune. Ama viaggiare: se avesse tirato su qualche soldo sarebbe andato certamente in India. Veste come gli pare, si cuce perfino i pantaloni larghi addosso. Gli piace mettersi la bombetta, comprata da un amico nei mercatini di Londra. La porta sempre. E balla per ore, senza mai fermarsi. E’ buffo con quella faccia da giovane indiano. Uno splendido indio dai capelli neri. LEGGI TUTTO

DANIELE BIACCHESSI

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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