20 maggio 1996: muore Franco Tommei, un rivoluzionario professionale

Franco Tommei nella gabbia del processo 7 aprile (Ph TANO D’AMICO)

Il 20 maggio 1996 muore Franco Tommei, detto “Francone” per l’imponente mole fisica, a cui corrispondeva un’altrettanto prorompente personalità. Responsabile della struttura di Lavoro illegale di “Rosso”, fu arrestato una prima volta nell’autunno del 1974 nelle indagini sulla redazione di Controinformazione, di cui faceva parte. Per una “leggerezza” delle Brigate rosse: nel covo di Robbiano di Mediglia dove era stato arrestato Roberto Ognibene (e ucciso il maresciallo Maritano) erano caduti materiali compromettenti sul rapporto tra il giornale e l’organizzazione armata. Alcuni redattori furono avvisati e scapparono, lui no. La seconda volta è il 21 dicembre 1979, la seconda ondata del processo 7 aprile. Ad accusarlo Carlo Fioroni, che Tommei aveva cacciato dall’organizzazione per una vergognosa scorrettezza: incaricato di procurare un’auto rubata per un sabotaggio se l’era fatta prestare da una compagna inguaiandola.

Il suo “fratello minore” Chicco Funaro ci ha trasmesso un inedito di qualche anno, scritto in vista di un lavoro collettivo che non ha visto le macchine tipografiche, una bella storia di amicizia attraverso gli anni Settanta. Ve la riproponiamo, perché raccontandoci del suo compagno, Funaro ricostruisce anche un pezzo di storia collettiva. Ecco il link per scaricare il pdf:

In memoriam Franco Tommei

Un ritratto

Un bel ritratto di Tommei, del resto Funaro l’aveva anche offerto nel lungo saggio su “Rosso” prodotto per il primo volume della saga “Gli autonomi” edito da Derive & Approdi:

Crescere nella Milano del boom

In quel periodo cominciò a lavorare con noi Franco Tommei. Era figlio di una coppia di attori. Suo padre, Fausto, era arrivato già dagli anni Quaranta a buona fama nel teatro leggero, nella rivista e nell’intrattenimento radiofonico. Sin da giovanissimo, Franco aveva frequentato la Milano intellettuale della fine degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta. Si era dato una formazione culturale di primissimo ordine. Vi avevano grandissimo posto la passione per la letteratura, la filosofia, le arti figurative, il cinema, lo spettacolo.

Come molti altri in quegli anni, in cui lavorare nell’industria culturale o nella pubblicità non era considerato «politicamente scorretto», aveva alternato il mestiere del copywritwer a collaborazioni e consulenze editoriali. Aveva militato nel Pci, da cui era stato espulso. Aveva poi partecipato a molte delle numerose, oggi totalmente dimenticate, esperienze «eretiche» che avevano variegato la sinistra lombarda prima del ‘68.

Un professionista della rivoluzione

A questo percorso di formazione Tommei faceva risalire il formalismo e il «professionalismo» rivoluzionario di cui si sentiva portatore, anche se il suo spirito libero e la sua corrività riuscivano ad alimentare passioni ideologiche a raggio vastissimo, spinte sempre e comunque ben oltre i limiti di una qualunque ortodossia, specie se «socialista».

Nel post ‘68, quel tanto di bordighismo un po’ datato che ancora possedeva gli impedì di trovare un ruolo nel lugubre neostalinismo del Movimento studentesco e nel tardotrotzkismo di Avanguardia operaia. Avendo poca simpatia per Lotta continua, aveva lavorato con Dario Fo all’organizzazione dei primi spettacoli della Comune. Contemporaneamente era stato in collegamento con il gruppo romano di controinformazione. Quello che faceva capo a Marco Ligini e da cui era uscita La Strage di Stato.

Quella prova d’attore

A quel legame risaliva, curiosamente, anche una inconsueta «prova d’attore» in un film di Virginia Onorato, la compagna di Ligini. Prova che aveva fatto come una sorta di omaggio dolceamaro ai suoi genitori e al loro mestiere. Si era poi accostato, abbastanza marginalmente, al Gruppo Gramsci e aveva collaborato con le Edizioni Sapere. Era da molti anni sposato con Renata. Il suo fisico e statura minute contrastavano parecchio con la mole e la vistosa presenza del marito. Di Tommei divenne immediatamente celebre il tratto aggressivo e passionale. Lo mostrava a ogni dove e lo spingeva quasi sempre a manifestare ciclopiche avversioni nei confronti dei suoi «nemici». Spesso abbondantemente ricambiate. Ma divenne leggendario anche il frenetico attivismo e la vastità di visione che sapeva mettere nel lavoro politico. Intorno a lui, oltre che a Pancino, prese corpo un più credibile progetto di organizzazione e di intervento. (…)

Per approfondire

In memoriam Franco Tommei

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

Taggato con: , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*