Galmozzi e la storia degli anni 70. Pantaloni rivendica il dovere di discutere

Ieri sera ho partecipato, in qualità di relatore, alla presentazione del libro di Chicco Galmozzi sulle origini di Senza Tregua e di Prima Linea. Come ho già scritto, lo reputo un bel libro e una fonte utile a comprendere meglio la spinosa questione del rapporto fra conflitti operai e lotta armata negli anni Settanta e anche a definire meglio la periodizzazione di determinati fenomeni. Continuo a pensare che uno storico debba aiutare a comprendere e non debba assolutamente giudicare.

Continuo a pensare che, nel rispetto dei lutti e di tutte (tutte) le sofferenze che quel periodo ha causato a tante famiglie, non ci si possa esimere dal conoscerlo e capirlo. A questo devono contribuire tutti: testimoni e protagonisti dell’epoca, indipendentemente dalla loro collocazione negli eventi. Quindi sì, anche i/le militanti dei gruppi rivoluzionari o armati di sinistra degli anni Settanta. Così come le vittime o i loro parenti. La storia non è, per fortuna, solo o tanto un’aula di tribunale…

Così Antonio Pantaloni, storico dei movimenti sociali e politici, interviene sulle polemiche di ordinanza scatenate dai familiari delle vittime contro il diritto di parola dei protagonisti del conflitto degli anni 70. Fa specie, per l’occasione, che a tenere compagnia al figlio del maresciallo Berardi, che ha diritto a coltivare il rancore e l’odio, ci sia un esponente dell’Arci che pure ha fatto tante cose buone per la fuoriuscita dalla cappa degli anni di piombo

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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