19 giugno 1975: dura vertenza Fiat, gambizzato Fossat, capetto molto odiato

Paolo Fossat, 44 anni, vicecapo della verniciatura si reca, come tutte le mattine, all’ingresso dello stabilimento Fiat di Rivalta: sono le 7,45. Mentre è sul piazzale antistante al cancello n.8 si avvicinano due giovani a viso scoperto e gli sbarrano il passaggio. Uno dei giovani impugna una pistola munita di silenziatore e spara alle gambe di Fossat sei colpi di cui due vanno a vuoto.
I due giovani fuggono in auto. Paolo Fossat riesce a sollevarsi e a raggiungere il cancello dove sviene ed è soccorso da un guardione che chiama l’ambulanza per il trasporto alle Molinette.  L’attentato si inserisce in una fase di duro scontro tra operai e Fiat che ha visto proprio il giorno prima un corteo combattivo di 3mila operai imporre il pagamento delle ore di messa in libertà.

Ecco la ricostruzione di Enrico Galmozzi nel suo libro Figli dell’Officina:

Il mese successivo riprende l’iniziativa contro la gerarchia di fabbrica. La mattina del 19 giugno il vice capo officina Paolo Fossat, davanti alla porta 8 dello stabilimento Rivalta della Fiat, viene ferito. Quattro colpi di pistola alle gambe gli procurano una prognosi di quindici giorni.

La rivendicazione

Il volantino di rivendicazione è a firma Guerra di classe per il comunismo:

“Questa mattina, alle ore 7,45, di fronte al cancello N°8 della sezione Fiat di Rivalta abbiamo colpito nella persona di Fossat Paolo, vice capo del reparto di verniciatura, uno fra i più solerti esecutori dell’attacco che, sotto il nome di ristrutturazione, l’azienda torinese sta portando avanti contro l’organizzazione operaia di fabbrica.

Le recenti lotte dei compagni di Rivalta, conclusesi con il processo di massa e con l’espulsione dalla fabbrica di altri due capi, l’hanno individuato non solo come fedele galoppino della direzione, ma come principale artefice e diretto responsabile di numerosi provvedimenti disciplinari. Licenziamenti, trasferimenti, multe.

Nel momento in cui la crisi evidenzia le caratteristiche violente e arbitrarie della schiavitù salariale è compito all’ordine del giorno dell’organizzazione rivoluzionaria smascherare e distruggere le sue articolazioni.”

Alla fine del mese di aprile, i reparti Carrozzeria e Lastroferratura di Rivalta erano scesi in lotta con una serie di fermate spontanee. La Fiat risponde con la sospensione di massa. La giustifica con la considerazione che uno sciopero in un punto qualunque del ciclo interrompe il flusso produttivo. Facendo mancare il lavoro a valle crea un accumulo a monte.”

Il volantino dei Co.Co.P.O

In un volantino diffuso ai cancelli i Comitati comunisti per il potere operaio [che costituiva il contenitore politico del gruppo di fuoco che ferisce il capetto Fiat, ndb] denuncia il carattere tutto politico delle sospensioni:

“il padrone, mandando a casa gli operai dei reparti collegati, impedisce che la lotta si estenda e si generalizzi alla fabbrica.”

Il volantino definisce i capi strumenti della Fiat nelle officine. Il 6 maggio a Rivalta avviene una delle manifestazioni più radicali del potere operaio. Un’assemblea di massa organizza quello che verrà definito il Tribunale di Rivalta. Decreterà “quali capi assolvere e quali punire, quali malmenare e quali licenziare dalla fabbrica e in Verniciatura vengono appesi editti contro i capi.”

Va detto, per comprendere il clima in fabbrica e l’atteggiamento operaio contro la gerarchia che perfino l’FLM, poco prima, aveva pubblicato sul suo foglio di agitazione Rivalta Rossa una inchiesta operaia sull’indice di gradimento dei vari capi. Fossat era risultato di gran lunga il primo della lista.

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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