50 anni fa George Jackson è ucciso mentre evade

Cinquant’anni fa George Jackson, un dirigente rivoluzionario afroamericano che si era politicizzato in carcere, dove era detenuto da 10 anni per un furto da 70 dollari, è ucciso durante un tentativo di evasione da San Quintin.
La pagina italiana di Wikipedia, pur ricca di informazioni sul suo pensiero politico e sull’influenza sui movimenti rivoluzionari è molto stringata sull’episodio:

21 agosto 1971 muore a San Quentin, ucciso dai secondini che gli sparano alle spalle

La ricostruzione di Wikipedia/english

Per saperne qualcosa di più ci soccorre la pagina inglese di Wikipedia:

Il 21 agosto 1971, Jackson incontrò l’avvocato Stephen Bingham nella prigione di San Quentin per discutere di una causa civile che Jackson aveva intentato contro il Dipartimento penitenziario della California. Dopo l’incontro, Jackson è scortato dall’ufficiale Urbano Rubiaco nella sua cella quando Rubiaco ha notato un oggetto metallico nei capelli di Jackson, che si sono poi rivelati essere una parrucca, e gli ha ordinato di rimuoverlo.

Jackson estrae allora una pistola spagnola Astra da 9 mm da sotto la parrucca e dice: “Signori, il drago è arrivato”, un riferimento a Ho Chi Minh. Non è chiaro come Jackson abbia ottenuto la pistola. Bingham, che ha vissuto per 13 anni come fuggitivo prima di tornare negli Stati Uniti per affrontare il processo, è stato assolto dall’accusa di aver contrabbandato una pistola a Jackson.

Il box di piede sulla prima pagina dell’Unità il 23 agosto 1971

Jackson ordina a Rubiaco di aprire tutte le celle e insieme a molti altri detenuti ha sopraffatto i restanti agenti di correzione e li ha presi, insieme a due detenuti, in ostaggio. Altri cinque ostaggi, gli agenti Jere Graham, Frank DeLeon e Paul Krasnes, insieme a due prigionieri bianchi, sono stati uccisi e trovati nella cella di Jackson. Anche altri tre ufficiali, Rubiaco, Kenneth McCray e Charles Breckenridge, furono colpiti e accoltellati, ma sopravvissero. Dopo aver trovato le chiavi per l’uscita, Jackson insieme al compagno detenuto e amico intimo Johnny Spain è fuggito nel cortile dove Jackson è ucciso da una torre e Spain si è arreso.

Tre detenuti sono stati assolti e tre (David Johnson, Johnny Spain e Hugo Pinell) sono stati condannati per gli omicidi. I sei divennero noti come i “Sei di San Quentin”.
Ci sono alcune prove che Jackson e i suoi sostenitori all’esterno avevano pianificato la fuga per diverse settimane. Tre giorni prima del tentativo di fuga, Jackson ha riscritto il suo testamento, lasciando tutti i diritti d’autore e il controllo del suo fondo di difesa legale al Black Panther Party.

La riflessione di Andrea Colombo

Sul ruolo di George Jackson sull’immaginario della nostra generazione ma anche sulla necessità, 50 anni dopo, di raccontarci veramente la storia come è andata, c’è una bella riflessione di Andrea Colombo nella sua pagina Facebook:

Nell’estate del 1971 il libro da leggere, per noi ragazzi di Movimento, quello che infilavamo negli zaini per le vacanze, era “I fratelli di Soledad” di George Jackson, appena tradotto in italiano quasi in contemporanea con l’originale. Ancora mi ricordo lo sbigottimento, il gelo e la rabbia di fronte al titolo dell’edizione serale di Paese Sera, il 21 agosto. Mi pare che fosse “Hanno ammazzato fratello Soledad”.

L’apertura di pagina 5 sull’Unità del 23 agosto 1971

George Jackson era in galera da 10 anni per una rapina da70 dollari. In carcere era diventato comunista, aveva fondato la Black Guerrilla Family, poi era diventato maresciallo di campo del Black Panther Party. Era accusato, con altre due pantere detenute, di aver ammazzato una guardia per rappresaglia dopo che un’altra guardia aveva ucciso a freddo tre detenuti militanti neri.

Ne avevamo sentito parlare per la prima volta esattamente un anno prima, quando il fratello Jonathan, 17 anni, aveva sequestrato un giudice e altre quattro persone chiedendo la liberazione dei “Soledad Brothers”. Era morto nella sparatoria mentre cercava di raggiungere l’aeroporto ed era morto anche il giudice. Angela Davis, accusata di avergli fornito le armi, era diventata un mito per tutti noi.

Il processo più lungo della storia americana fino a quel momento, nel 1977, non riuscì a chiarire la dinamica dei fatti di quel 21 agosto: Il massacro di San Quentin. Jackson aveva una pistola, probabilmente portata dal suo avvocato che fu però assolto, 15 anni dopo, per insufficienza di prove. Sequestrò cinque guardie carcerarie, aprì tutte le celle del suo braccio. Cinque guardie furono sgozzate, due sopravvissero. Furono ammazzati anche due detenuti bianchi. Alla fine Jackson fu ucciso al centro del cortile del carcere circondato. Sapeva che gli avrebbero sparato.

Sul momento, con l’ottusità militante che ci caratterizzava allora, ci convincemmo tutti che fosse stata un’esecuzione a freddo travestita da sanguinosa rivolta. Non andò così. Jackson non era un santo o un apostolo. Era un combattente pieno di rabbia e quelle guardie le voleva morte davvero. Non era il santino che si inventarono la sinistra istituzionale e anche una parte di Movimento, certo non quello interno alle carceri. Era la sola vera riforma radicale, quella che aveva illustrato suo fratello Jonathan mentre sequestrava il giudice e il procuratore: “Bene signori, ora assumo io il controllo”.

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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