17.4.75. Ucciso Giannino Zibecchi. Milano a ferro e a fuoco
La risposta all’omicidio di Claudio Varalli è dura ed estesa: in tutt’Italia si svolgono violente manifestazioni di protesta con assalti alle sedi fasciste e scontri con le forze dell’ordine. Cominciamo da Milano a raccontare “le giornate di aprile“, due compagni uccisi dalle forze dell’ordine, due dai fascisti
Uccisi dalle guardie
- Luglio 60/1 – I morti di Reggio Emilia
- Luglio 60/2 – I morti in Sicilia
- 27.10 ’62 Giovanni Ardizzone ’69 Cesare Pardini
- 2.12.68 Avola: 2 braccianti uccisi
- 9.4.69 Battipaglia: 3 chili di bossoli, due morti
- 19.11.69 Milano: ucciso l’agente Annarumma
- 12.12.70 Milano: un lacrimogeno uccide Saltarelli
- 11.3.72 Milano: ucciso il pensionato Tavecchio
- 5.5.72 Pisa: pestato a morte Franco Serantini
- 23.1.73 Milano: ucciso Roberto Franceschi
- 8.9.74 Roma: scontri per la casa, ucciso Fabrizio Ceruso
- Aprile ’75. Milano: Giannino Zibecchi; Firenze: Rodolfo Boschi
- 16.5.75, Napoli: jeep travolge il pensionato Costantino
- 22.11.75, Roma: Pietro Bruno cade in trappola
- 7.4.76, Roma: ucciso mentre fugge Mario Salvi
- 21.4.77, Roma: ucciso all’Università l’agente Passamonti
- 12.5.77, Roma: ammazzata la studentessa Giorgiana Masi
- 14.5.77, Milano: ucciso davanti S. Vittore il poliziotto Custra
- 7.1.78, Roma: ucciso ad Acca Larentia Stefano Recchioni
- 10.1.79, Roma: ucciso a Centocelle Alberto Giaquinto
Uccisi dai fascisti
- 28.04.66 Paolo Rossi (Fgsi) – Università di Roma
- 27.02.69 Domenico Congedo (Movimento studentesco) – Magistero di Roma
- 04.02.71 – Giuseppe Malacaria (Psi) – Catanzaro Nella notte fra il 3 e il 4 febbraio 1971, presso la sede della Provincia, a Catanzaro, dove avevano provvisoriamente sede gli uffici della Regione Calabria, viene collocata una bomba. Sfidando il divieto delle autorità di pubblica sicurezza, nel tardo pomeriggio successivo i partiti antifascisti organizzano una manifestazione in piazza Grimaldi. Vicino alla sede del Msi esplodono bombe a mano. Una di queste uccide il muratore socialista Giuseppe Malacaria, di 35 anni, ferendo altre nove persone, otto civili e un carabiniere. LEGGI TUTTO
- 25.08.72 Mariano Lupo (Lc) – Parma
- 27.10.72 Giovanni Spampinato (Pci) – Ragusa
- 27.11.72 Fiore Mete – Conflenti (Cz)
- 21.01.73 Vincenzo De Waure (PcmldI)- Napoli
- 07.07.73 Adriano Salvini – La sera del 7 luglio 1973 [primo anniversario dell’omicidio a Salerno del neofascista Carlo Falvella, ndb] Daniele Ortelli, un giovane legato alla sezione faentina del Fronte della Gioventù, dopo aver provocato e aggredito alcuni avventori di un bar di piazza Martiri della Libertà, incontrò il bracciante quarantunenne Adriano Salvini, lo aggredì selvaggiamente a calci, pugni e sediate causandone la morte. Il delitto suscitò forte sdegno ed emozione in città, i funerali si trasformano in una manifestazione di massa, mentre altre manifestazioni e cortei antifascisti segneranno il mese di luglio. LEGGI TUTTO
- 25.06.74 Vittorino Ingria (Pci) – Barrafranca (En)
- 20.10.74 Adelchi Argada (Fpcr) – Lametia Terme (Cz)
- 16.04.75 Claudio Varalli (Ms-Mls) – Milano
- 17.04.75 Tonino Micciché (Lc) – Torino
- 25.05.75 Alberto Brasili – Milano
- 12.06.75 Alceste Campanile (Lc) – Reggio Emilia
- 16.06.75 Iolanda Palladino – Napoli
- 27.04.76 Gaetano Amoroso (Pcml) – Milano
- 29.05.76 Luigi Di Rosa (FGCI) – Sezze R. (Lt)
- 05.09.76 Pieroantonio Castelnuovo (Pci) – Lecco. Il fratello dell’attore Nino, ucciso da teppisti che aveva invitato a desistere dal disturbare la festa dell’Unità, è considerato vittima della violenza fascista dal portale istituzionale Per non dimenticare mentre Libera, la massima organizzazione contro la criminalità organizzata, lo considera vittima di mafia.
- 29.09.77 Elena Pacinelli (Mov 77) – Roma nord Il 29 Settembre del 1977 una Mini Minor bianca passa per Piazza Igea e dal suo interno vengono fatti esplodere numerosi colpi d’arma da fuoco, indirizzati verso un gruppo di ragazzi che stazionano nella piazza. Di quei numerosi colpi, tre colpiscono Elena Pacinelli di 19 anni. Il ricovero in ospedale evidenzia, oltre ai gravi danni provocati dall’attentato subito, un male incurabile. Elena non si riprende più morendo dopo mesi di sofferenze. Gli autori dell’attentato non verranno mai individuati. A seguito delle manifestazioni di protesta del giorno dopo, verrà ucciso Walter Rossi
- 30.09.77 Walter Rossi (ex Lc) – Roma nord
- 29.11.77 Benedetto Petrone (Fgci) – Bari
- 28.02.78 Roberto Scialabba (ex Lc) – Roma sud
- 28.09.78 Ivo Zini – davanti al Pci dell’Alberone
- 30.09.78 Claudio Miccoli (Wwf) – Napoli
- 19.04.79 Ciro Principessa (Pci) – Roma sud
- 20.02.80 Valerio Verbano (Aut.Op.) – Roma est
- 19.05.91 Auro Bruni (Centri sociali) – dentro il Csoa Corto circuito
E ho da farti un duro racconto / hanno bussato alla mia porta di mattina presto / e ho saputo quello che era successo nella notte al Corto / quando ero lì ho visto / un inferno un incendio un inferno di lamiere / e sotto le macerie un fiore / alcuni piangono altri non parlano. Così gli Assalti Frontali, in Terra di nessuno, ricordano le fiamme che la notte del 19 maggio 1991 hanno devastato il Centro Sociale Corto Circuito uccidendo Auro Bruni, diciannovenne cresciuto a Roma da madre eritrea. LEGGI TUTTO - 16.03.03 Davide ‘Dax’ Cesare (Centro sociale Or.So) – Milano
- 27.07.06 Renato Biagetti – Fiumicino (Roma)
- 30.04.08 Nicola Tommasoli – Verona Era la notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2008 quando Nicola venne barbaramente aggredito a Porta Leoni, nel pieno centro di Verona, da cinque neofascisti. Tutto per una sigaretta negata. Oppure chissà, per quel codino che Nicola portava con gioia. Aveva 29 anni, e tanti sogni ancora da vivere: morì pochi giorni dopo in ospedale, il 5 maggio. da quella tragica notte Verona non ha dimenticato il giovane di Negrar. Per l’anniversario l’invito è sempre lo stesso: passare da Porta Leoni anche solo per qualche minuto, per portare una testimonianza o un ricordo.
E come ogni anno sul luogo dell’aggressione qualcuno porta dei fiori, lascia qualche biglietto dedicato a Nic. In tanti si danno appuntamento proprio lì, in Corticella Leoni, davanti alla lapide che lo ricorda, anche solo per rivolgergli un pensiero. Gli autori del pestaggio erano cinque, tutti appartenenti all’estrema destra veronese: dopo 11 anni di vicende processuali, tutti loro sono stati giudicati colpevoli di omicidio preterintenzionale.
Il raid al Giornale
Gia nella notte i compagni milanesi sono passati all’attacco, tentando di impedire l’uscita del Giornale. Indro Montanelli la racconta così nell’editoriale in cui dà conto ai lettori della tiratura ridotta:
Verso mezzanotte, mentre eravamo impegnati nel nostro lavoro di tipografia, questa veniva assaltata da un gruppo di dimostranti dell’extra-sinistra armati di pistole e di spranghe, che hanno distrutto le vetrate della portineria e di altri locali. Coraggiosamente i tipografi hanno fatto fronte all’assalto. Ma intanto i camion addetti alla distribuzione de il Giornale venivano fermati da altri manifestanti che, letti i titoli di prima pagina, decidevano di impedirci l’uscita. Contemporaneamente si riuniva il Consiglio di fabbrica, al quale partecipavano – non si sa bene a quale titolo – gli stessi assalitori. Esso condizionava la ripresa del lavoro alla pubblicazione di un suo comunicato che deplorava il Giornale per il modo «tendenzioso» con cui aveva riferito l’uccisione del giovane Claudio Varalli. Abbiamo accolto la richiesta perché ciò che più ci premeva era di portare la nostra cronaca sotto l’occhio del lettore, lasciandolo giudice della sua «tendenziosità».
Il bilancio degli attacchi
Per la prima volta a Milano la testa del corteo è presa e tenuta dall’Autonomia.
- Sono assaltati il bar Donini e il Gin Rosa in piazza S. Babila
- Devastati 3 bar in via Plinio, viale Romagna, via Borgogna, ritenuti ritrovi fascisti.
- Assaltati gli uffici della compagnia aerea spagnola «Iberia» in via Albricci.
- Devastate 2 sedi MSI in via Murillo e in via Guerrini.
- lncendiata la sede milanese dello «Specchio».
- Viene assalito e ridotto in gravi condizioni (ma si salverà) il consigliere provinciale MSI Cesare Biglia in via Camminadella mentre usciva di casa con la moglie.
- Devastata la cartoleria “Tecnica” in via Custodi. Assaltata l’agenzia di viaggi «Utras».
- Devastato e incendiato un bar Alemagna.
La battaglia di via Mancini
Tentativo di assalto e incendio della sede MSI di via Mancini da parte del corteo. I carabinieri rispondono con lancio di candelotti e colpi d’arma da fuoco. Il corteo risponde a sua volta: 11 automezzi dei carabinieri bruciati. Le forze dell’ordine scappano disordinatamente. Gli scontri si estendono fin verso il Palazzo di giustizia. La situazione precipita quando arriva sotto la federazione missina la coda del corteo, che è tenuta da Movimento studentesco e Comitati antifascisti e si è mantenuta prudentemente fuori dai raid autonomi.
L’uccisione di Zibecchi
Alle 12,40 i carabinieri uccidono Giannino Zibecchi dei Comitati di vigilanza antifascista. Un camion facente parte di una colonna dei C.C. dopo numerosi caroselli si dirige sul marciapiedi contro coloro che stanno fuggendo, e, sterzando, gli passa sopra. Egli giace a terra, privo di vita, chi accorre verso di lui ha appena il tempo di vederne il viso orrendamente sfigurato e il cervello che giace a poca distanza dal cadavere, poi deve fuggire per scampare ai colpi d’arma da fuoco sparati da carabinieri. Un carabiniere dichiarerà: “non credevo che un comunista avesse un cervello così grosso. .” Il luogo è l’angolo fra via Cellini e corso XXII Marzo. L’uccisore è il carabiniere Sergio Chiarieri. L’arma è il camion dei C.C. targato E.I. 601206.
La dinamica dell’omicidio
Alessandro Smerilli su Facebook ricostruisce in dettaglio la dinamica:
Uno degli autocarri pesanti della colonna, un CM-52, targa E.I. 601206, guidato dal carabiniere Sergio Chiarieri, alla cui sinistra era seduto come capomacchina il sottotenente Alberto Gambardella, nell’imboccare corso XXII Marzo anziché immettersi subito – come gli automezzi che lo precedevano – nella corsia centrale riservata ai mezzi pubblici e delimitata da apposito cordolo in cemento, aveva percorso qualche decina di metri completamente spostato sulla sinistra, salendo ad un certo punto sul marciapiede gremito di dimostranti. Discesone, per evitare un pilone, aveva investito e sbalzato in avanti Giannino Zibecchi, 27 anni, che fuggiva dal marciapiede verso il centro della strada, e lo aveva quindi arrotato, schiacciandogli il cranio con la ruota anteriore sinistra.
Lo stesso autocarro aveva anche urtato, contestualmente, altre due persone – Roberto Giudici e Fulvio Beltramo Ceppi – ferendoli. A pochi secondi di distanza un altro autocarro pesante, che nella colonna seguiva quello del Chiarieri, aveva a sua volta tagliato, salendovi, l’angolo destro del marciapiede del corso XXII Marzo su piazza 5 Giornate, dove si trovavano pure numerosi dimostranti, e aveva provocato una frattura bimalleolare ad un altro manifestante, costretto a un brusco spostamento per evitare di venire investito. L’automezzo era poi entrato anch’esso nella corsia centrale.
L’attacco al Tribunale
Sulle fasi immediatamente successive c’è la testimonianza di Maurizio Murelli, quel giorno alla sbarra in tribunale, a poche centinaia di metri da via Mancini:
Nemesi. Tentarono di assaltare il Palazzo di giustizia dove erano sotto processo neofascisti per l’uccisione di un poliziotto e si ritrovarono con un morto per mano di un poliziotto vivo. Ricordo il volto paonazzo del PM Guido Viola che rivolto alla Corte disse: “Dobbiamo far sgombrare l’aula che sta per essere assaltata”. Erano incazzati per la morte di un compagno che voleva sprangare dei fascisti facendola pagare a dei fasci detenuti per un reato che avrebbe dovuto, secondo logica, compiacergli. Dopo aver tentato di assaltare la sede del MSI in via Mancini ed essere stati respinti, si stavano dirigendo verso il Tribunale.
La testimonianza di Galmozzi
Di diverso avviso Enrico Galmozzi, che quel giorno comandava le squadre di attacco che “praticano gli obiettivi”, tutti concordati, tranne l’attacco allo IACP:
Dopo gli scontri con i carabinieri all’imbocco di via Mancini e dopo non essere riusciti a sfondare lo spezzone autonomo con Lotta Continua ha preso tutt’altra direzione. E’ sbucato poi in viale Romagna colpendo altri obiettivi fra cui lo IACP. Se qualcuno (MLS?) si sia diretto in corso di porta Vittoria non lo so ma è verosimile. I katanga avevano la loro base nella palestra della Camera del lavoro quasi di fronte al tribunale ed è quindi probabile che si dirigessero qui. Io di assalti al tribunale quel giorno non ne sentii parlare ma naturalmente non avevo alcun rapporto, manco di scambio di informazioni, col MLS. Secondo me l’MLS si stava ritirando alla CdL e hanno avuto un contatto con le forze dell’ordine che presidiavano il tribunale…in ogni caso un episodio eccentrico rispetto ai fatti della giornata. Va bene che non avevamo rapporti col MLS ma se ci fosse stata intenzione dell’assalto al Tribunale penso che LC ci avrebbe informati.
Le bugie del ministro Gui
Gli scontri proseguono: alle 13 c’è un tentativo di assalto alla caserma dei C.C. di via Fiamma, questi rispondono sparando all’impazzata dalla strada e dalle finestre, vengono incendiati altri automezzi della forza pubblica. Alle 16 è assaltata la libreria Rusconi in via Turati. Alle 18,30 il portavoce della questura Franco La Torre dichiara che le forze dell’ordine non hanno fatto uso d’armi da fuoco. Il ministro Gui, da Roma, conferma. Le fotografie, i bossoli di proiettili in dotazione all’Esercito, i giornalisti presenti, li smentiscono.
Il processo
Chiarieri, Gambardella e Gonella vennero sottoposti a processo. Il 28 novembre1980, il Tribunale di Milano, Sezione Penale 8°, assolse Gonella Alberto e Gambardella Alberto dai reati loro rispettivamente ascritti per non aver commesso il fatto. Assolse Chiarieri Sergio dal reato ascrittogli per insufficienza di prove. I parenti delle vittime ricorsero in Cassazione con esito finale identico.
Il giudice che salvò i carabinieri non giudicando sufficienti le prove per la loro condanna fu Francesco Saverio Borrelli, il cui feretro è stato visto ballonzolare di recente sul sagrato di una chiesa, applaudito come accadde per la prima volta a Totò, mentre era portato a spalla da una torma di professionisti compunti e acconciati alla guisa di tanti dottor Balanzone. Si trattava dello stesso magistrato che, anni prima, nel 1994, si era offerto al presidente della Repubblica dell’epoca garantendogli l’appoggio suo e dei suoi Balanzoni allora in grande auge, a un colpo di Stato. L’offerta fu cortesemente rifiutata.
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