14 maggio 1977 a Napoli: le bugie dell’Unità sul corteo per Giorgiana Masi

Me lo ricordo bene il corteo del 14 maggio 1977 a Napoli e le bugie dell’Unità sulla manifestazione di protesta per l’assassinio di Giorgiana Masi e l’ arresto degli avvocati di Soccorso Rosso. Era a tutti evidente che l’atteggiamento della polizia sarebbe stato molto duro. Fummo quindi fummo tutti d’accordo che la modalità scelta era la più soft: “pacifico, di massa, autodifeso”. Cioè non ci sarebbero stati attacchi dei servizi d’ordine ma soltanto la protezione dei manifestanti. Tant’è (vedi oltre la cronaca di Lotta continua) che la testa del corteo fu affidata al II Policlinico. Quel collettivo era un ircocervo interessante: metà indiani metropolitani, metà autonomia desiderante. Facevano i “trasversalisti”. Una volta si inventarono un intervento plurale. Ogni frase la cominciava uno e la finiva un’altra. Con uno spicchio, che non mancava in nessuna facoltà, di compagni che se c’era da buttare le mani lo facevano e si divertivano proprio.

Di chi fu la provocazione

La coda ero lo spezzone dell’autonomia, bello affollato, come sempre, con le scuole, le facoltà, i compagni del territorio. Non ci fu nessuna provocazione da parte dei manifestanti. Invece di entrare in piazza Matteotti come sempre da via Sanfelice il corteo si allungò. Decise di passare davanti alla sede dell’Unità e alla federazione del Pci. La prima su via cervante, la strada che dal Municipio portava a piazza Matteotti. L’altra in una traversa della strada, di fronte all’ingresso secondario della Questura, che è l’ultimo isolato sulla destra e che con il suo lato lungo affaccia sulla piazza.

La smentita del Pdup

Così quando la coda del corteo stava per entrare in piazza partì una manovra a tenaglia. Attaccarono a freddo la truppa che seguiva e i due gruppi di poliziotti che presidiavano l’accesso alla Questura e alla federazione del Pci. Una verità solare, tanto che lo riconobbe lo stesso Pdup, ultramoderato e subalterno al Pci. Il suo comunicato non trovò traccia nel servizio nazionale. Citato per contestarlo solo nella pagina locale dell’Unità perché ovviamente confutava la menzogna pcista:

Singolare è un comunicato diffuso dal PDUP. Dopo aver sostenuto, infatti, di aver sempre condannato e isolato le frange estremiste che scelgono torme d: lotta violente il PDUP attribuisce alla polizia la responsabilità di aver attaccato il corteo con il risultato di innescare una spirale di violenza incontrollata. Né vale — aggiunge il comunicato del PDUP — l’obiezione che sono state sequestrate bottiglie incendiarie

Gli scontri

La provocazione poliziesca portò all’arresto di una decina di compagni sparsi e non organizzati (come spesso succede in queste situazioni). I servizi d’ordine riescono a organizzarsi e assicurare il deflusso dopo aver conteso la piazza per parecchi minuti.

La polizia non esitò a sparare a freddo sui compagni che presidiavano la vicina piazza Carità. Tenevano libera l’accesso ai vicoli, per assicurare la ritirata attraverso i Quartieri spagnoli e Montesanto. In queste zone ultrapopolari la celere spesso evitava di entrare. La struttura ortogonale stretta la penalizzava fortemente. Del che c’è traccia nella cronaca di Lotta Continua

La cronaca di Lotta continua

Il movimento studentesco ha dato stamattina una risposta di massa all’assassinio della compagna Giorgiana, ai fatti di Roma, all’acutizzazione dell’attacco repressivo di Cossiga e compari. Il corteo, aperto dai compagni di Medicina con lo striscione dei lavoratori e studenti del II policlinico è stato seguito con moltissima attenzione e a tratti con commozione, da molta gente ai lati della strada.

La presenza delle femministe

Tra i 4.000 compagni c’era anche una delegazione delle compagne femministe che per intervenire hanno spostato l’ora di inizio del loro incontro al politecnico di Fuorigrotta. I loro slogan erano «i fatti di Roma l’hanno dimostrato l’unica violenza è quello dello Stato», «divieto di lottare, divieto di campare lo sceriffo Cossiga ci vuole ammazzare», «carabiniere non lo scordare abbiamo Giorgiana da vendicare».
Tutto sembrava concludersi senza incidenti anche dopo che il corteo era
sfilato sotto la redazione locale dell’Unità e presso la federazione del PCI,
fortemente presidiata dalla polizia: qui la politica revisionista e l’avallo completo del PCI al piano repressivo antiproletario del governo è stata denunciata da tutto il corteo a gran voce.

Un attacco a freddo

Proprio qui quando oramai tutti i compagni stavano in piazza Matteotti i carabinieri che avevano intimidito i compagni della coda del corteo per tutto il percorso hanno fermato e picchiato brutalmente quattro compagni e quindi sparato nella piazza i lacrimogeni. I compagni si sono ritirati verso Montesanto e verso lo Spirito Santo.
Il tentativo di un gruppo di compagni di ritornare in piazza Matteotti è stato reso impossibile dalle cariche di polizia. Carabinieri e polizia hanno
sparato candelotti ad altezza d’uomo indistintamente a piazza Matteotti
prima e a piazza Carità poi e parecchi colpi di pistola. Si parla di otto
arresti e si lamentano vari feriti.

Proletari disorientati a Montesanto

All’interno di MonteSanto, zona proletaria in cui i compagni hanno sempre ricevuto copertura e appoggio spontanei e immediati da parte degli abitanti, oggi si sono notati momenti di disorientamento e di paura. Un motivo in più per continuare la mobilitazione e allargare la campagna di controinformazione sulle responsabilità governative e le complicità revisioniste in vista anche di una nuova manifestazione allargata anche a operai e disoccupati da tenersi il giorno 19.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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