Giorgio Panizzari a Napoli presenta Figli delle catastrofi

“Eravamo quelli della Comasina. I più compatti, uno per tutti, tutti per uno. Solidali, con le regole della vecchia ligera. Pronti a essere pestati a sangue nelle camere di sicurezza, senza proferire una parola. Non c’era posto per i deboli. Chi se la cantava, era destinato a sparire.” Figli delle catastrofi affronta spaccati di vita segnati fortemente dalla ribellione. Lo hanno scritto a quattro mani due figure di spicco del mondo dell’illegalità negli anni settanta. Si alternano un racconto milanese e uno torinese. Stefanini è stato un bandito e ha fatto parte della più importante batteria di quegli anni. La banda Vallanzasca, protagonista di rapine e conflitti a fuoco che hanno segnato in maniera indelebile la cronaca.
Panizzari è stato uno dei fondatori dei Nuclei armati proletari. Il suo nome era nell’elenco dei 13 prigionieri di cui le Brigate rosse avevano chiesto la liberazione in cambio del rilascio di Moro. Alternando le due voci, in un dialogo di ricordi serrato e veloce come il più accattivante dei noir, “Figli delle catastrofi” narra gli enormi cambiamenti nel sottobosco della malavita, con tanta azione e le riflessioni profonde di chi quel mondo lo ha attraversato. Uno spaccato di cronaca e di storia recente che è al tempo stesso una lettura di vite condotte sul margine, a cui è difficile rimanere indifferenti.
La presentazione del libro a Napoli non sarà la solita cosa pallosa. Superata qualche difficoltà “logistica”, l’evento, organizzato da Fabia Andreoli Pellecchia, promette molto bene, collegando riflessione storica, testimonianza personale e dimensione comunitaria ludica (il cibo, la musica: per orari e partecipanti vedi la locandina), un aspetto centrale nella stagione felice in cui i due narratori si davano da fare.
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