29 gennaio 1979: Alessandrini, l’intelligence del Pci e Prima Linea

Nei giorni scorsi Paolo Persichetti, nel suo blog Insorgenze, ha riproposto il tema del ruolo reale di Guido Rossa, il quadro sindacale dell’Italsider ucciso dalle Br, in quanto unico firmatario della denuncia che aveva portato all’arresto del postino brigatista, Franco Berardi. Sulla base delle testimonianze della figlia e del generale dei carabinieri Bozzo, che curava per conto di dalla Chiesa i rapporti con il Pci, emerge la figura di un responsabile dell’apparato riservato del Pci, impegnato in un certosino lavoro di raccolta di informazioni di fatti e persone di rilievo sindacale in fabbrica. Della metodicità di questo lavorio dei quadri Pci, in una fase in cui il Partito si assume una esplicita funzione di supporto a magistratura e forze dell’ordine ben oltre il ristretto ambito lottarmatista arriva conferma da una testimonianza di Chicco Galmozzi, uno dei leader di Prima Linea, che ricostruisce il filo diretto tra federazione milanese del Pci e il giudice Alessandrini, agli inizi del ’77.

Le schedature del Pci

Nel marzo del 1977 venni a sapere che il giudice Emilio Alessandrini intendeva sentirmi. Andai da un avvocato dicendogli di andare a verificare di cosa si trattava. L’avvocato fu ricevuto ed esauriti i convenevoli Alessandrini chiede di scusarlo dovendosi assentare per pochi minuti, dopodiché uscì dalla stanza. Nel bel mezzo della scrivania di Alessandrini giaceva una cartellina. L’avvocato l’aprì e lesse un foglio su carta intestata della federazione milanese del PCI, firmato da Gianni Cervetti, contenente una lista di dodici “capi dell’autonomia operaia a Milano”. Oltre a me c’erano Oreste Scalzone, Andrea Bellini, Gianfranco Pancino e non ricordo altri (ovvero “Senza Tregua”, CoCoRi, Collettivo Casoretto, “Rosso”, ndb). Si noti che l’informativa del PCI non portava elementi e notizie di reati e si qualificava quindi come fornitura di elementi di “intelligence”.

Una mappa milanese

Io pochi mesi dopo sono stato arrestato e non ho la minima idea di quanto questo fatto possa aver avuto un peso nel dibattito interno di Prima Linea, ma posso dire con certezza che al tempo noi convenimmo sul fatto che Alessandrini fungesse da terminale e riferimento per l’opera di delazione e collaborazione poliziesca del PCI. Quindi, per questi motivi fosse depositario, e via via lo sarebbe diventato di più, della conoscenza della mappatura di tutta l’area della sovversione per lo meno milanese. La qual cosa azzererebbe tutta la dietrologia sulla sua eliminazione nel 1979: a prescindere da qualsiasi giudizio etico e politico si possa dare sull’azione, rimane che nella pur discutibile ottica di guerra la logica fu quella della preservazione e dell’autodifesa dell’organizzazione nei confronti della “controguerriglia”

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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