27 giugno 1997, muore Giuliano Naria. Nove anni in carcere poi le assoluzioni

1974: le Brigate Rosse sequestrano il magistrato Mario Sossi. Giuliano Naria assomiglia a uno degli identikit.
1975: le Br sequestrano Luigi Casabona, capo del personale dell’Ansaldo. Aveva licenziato Naria alcuni mesi prima.
1976: un commando delle Br uccide il procuratore generale della repubblica Francesco Coco. Per Giuliano Naria ex operaio dell’Ansaldo di Genova, attivo negli ambienti di Lotta continua, è l’inizio della fine. E’ accusato del sequestro Casabona e poi di far parte dell’organizzazione terroristica. Viene tradotto in carcere e lì marcirà per dieci lunghi anni fino al fatidico 1986, anno in cui viene scarcerato per decorrenza termini.

Il caso Naria

Il caso Naria è esemplare della lunghezza della carcerazione preventiva: per oltre dieci anni imputato in attesa di giudizio o, meglio, in attesa di reato. Per Naria fu promulgata la prima legge speciale — chiamata legge Cossiga — che allungava i termini della carcerazione preventiva con valore retroattivo: incominciava così l’emergenza. Caso i cui primi elementi si pongono nel 1974, quando le Brigate rosse sequestrarono il magistrato Mario Sossi: uno degli identikit somigliava a Giuliano Naria.

Nel 1975, le Brigate rosse sequestrano Luigi Casabona, capo del personale dell’Ansaldo, dove Giuliano Naria lavorava come operaio. Proprio Casabona lo aveva licenziato alcuni mesi prima per assenteismo. Nel 1976, le Brigate rosse uccidono il procuratore generale di Genova Francesco Coco, Giuliano Naria viene sospettato di essere uno dei componenti del commando: da questa imputazione verrà assolto con formula piena.

La fabbricazione del mostro

Duecentocinquanta, fra poliziotti e carabinieri, vengono inviati per arrestarlo: inizia così la costruzione del personaggio, con l’usuale complicità di tribunale, carcere e mass media: il brigatista, l’Altro di cui avere paura, il “duro”, la “belva”, il “killer”. Saranno i brigatisti pentiti a scagionarlo completamente. Assolto dalle imputazioni riguardanti i sequestri, verrà accusato di avere capeggiato le rivolte in carcere: anche da questa imputazione verrà assolto con formula piena. Giuliano Naria trascorre dieci anni nelle carceri speciali e nelle celle d’isolamento: gli anni delle prime insurrezioni carcerarie dei detenuti e delle violentissime repressioni dei carcerieri.

La mobilitazione e il muro giudiziario

Violenze subite da innocente, come le sentenze di assoluzione hanno poi dimostrato, che in carcere lo hanno fatto anche ammalare di anoressia. Intervennero in suo favore il presidente della Repubblica Sandro Pertini e 200 parlamentari di tutte le aree politiche, chiedendo che gli venissero almeno concessi gli arresti domiciliari prima che fosse troppo tardi. Il ministro della Giustizia dell’epoca, Mino Martinazzoli, disse che quella di Naria «era una detenzione preventiva che di fatto va oltre il confine della ragionevolezza». Il guardasigilli aggiunse poi che «un epilogo tragico di questa vicenda sarebbe, da qualsiasi punto di vista, uno scacco per la giustizia italiana». Ma il primo presidente della Corte di Cassazione rispose ai politici con un secco: «Non tolleriamo insulti».

Naria torna libero nel gennaio 1986 per decorrenza dei termini. Lo assolvono definitivamente nel febbraio 1991. Si spegne nel giugno 1997 all’Istituto dei tumori di Milano. Aveva 50 anni. Dal 1995 era affetto da un cancro che gli aveva tolto la voce, devastandone le espressioni e riducendolo a una trentina di chili. 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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5 comments on “27 giugno 1997, muore Giuliano Naria. Nove anni in carcere poi le assoluzioni
  1. Chiara ha detto:

    Con tutto il rispetto per la tragedia umana di questa persona e per l’ingiustizia che ha subito, che passare anni in carcere da innocente possa provocare problemi di depressione ecc. è verosimile, ma che causi un tumore alla lingua non ha senso.
    E che non si sappia quali sono i fattori scatenanti di un tumore del genere (che nella stragrande maggioranza dei casi è causato da fumo, alcol, eventualmente altre sostanze chimiche tossiche) è una panzana!

    • Ugo Maria Tassinari ha detto:

      La storia del tumore da stress fu raccontata anche per Enzo Tortora. Anche quella una panzana, dottoressa?

      • Chiara ha detto:

        Certo! Anche questa una panzana.
        Sulla storia dello stress emotivo come causa di tumori si è parlato spesso a vanvera. E qualcuno, come il dott. Hamer ci ha purtroppo anche lucrato, facendo del gran male.
        Non c’è alcuno studio che dimostri un’aumento dell’incidenza di cancro dopo un grave stress emotivo.

      • Chiara ha detto:

        La mia frase precisa era, comunque:” che non si sappia quali sono i fattori scatenanti di un tumore del genere (che nella stragrande maggioranza dei casi è causato da fumo, alcol, eventualmente altre sostanze chimiche tossiche) è una panzana!”. Cioè: nei tumori ORL le cause sono molto ben chiare, a differenza di altri tipi di tumore, nella stragrande maggioranza dei casi. Quindi il temine “panzana” si riferiva a questa frase. Sono un medico ma non ho dimenticato le regole della grammatica e sintassi italiana.

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