7-8 dicembre 1970/1: il golpe Borghese. Lo scenario

La notte dell’8 dicembre 1970 è passata alla storia come la «notte della Madonna». Secondo alcuni magistrati, diversi neofascisti pentiti e molti giornalisti, quella notte ci fu nel nostro Paese un tentativo di colpo di Stato militare, guidato dal principe Junio Valerio Borghese. Si è parlato di un assalto alla armeria del Viminale, nel corso del quale alcune armi sarebbero state rubate e successivamente rimesse al loro posto, si è vociferato di un gruppo di allievi sottufficiali delle guardie forestali diretto a via Teulada per occupare la Rai, si è ipotizzato un coinvolgimento della mafia siciliana, si è detto di golpisti riuniti in alcuni punti della città in attesa del segnale, di un placet degli americani, e di un misterioso e improvviso contrordine giunto ai congiurati che avrebbe fatto rientrare l’operazione. Per tre mesi non se ne sa nulla, fino al marzo 1971, quando appaiono le prime indiscrezioni giornalistiche sulla vicenda e scattano i primi fermi. Uno degli arrestati, Remo Orlandini, braccio destro di Borghese, rivela i retroscena del golpe. I principali imputati, Borghese e Stefano Delle Chiaie, ritenuto il responsabile militare dell’operazione, sono latitanti in Spagna. Si va a un processo, dove il Pm, Claudio Vitalone, pronuncia una durissima requisitoria. Ci sono delle condanne, ma dopo molti anni la Cassazione stabilirà che quel tentato golpe in realtà non ci fu. In questa sede non interessa (né avremmo le possibilità di farlo) riaprire il caso Borghese o riscrivere la storia giudiziaria del presunto golpe. Preferiamo riportare le testimonianze e i ricordi di chi in quel periodo visse in una atmosfera di imminente colpo di Stato e di chi fu accusato di aver tentato di realizzarlo. Partiamo dal contesto in cui il golpe sarebbe stato deciso. Un contesto di contrapposizione violenta tra Usa e Urss, che si combattono indirettamente, appoggiando rivoluzioni e controrivoluzioni in tutto il mondo: dalla Grecia a Cuba, dal Vietnam alla guerra arabo-israeliana. In Italia è presente il più forte partito comunista dell’Europa occidentale. Gli Usa temono che i comunisti un giorno prendano il potere, costituendo così un pericoloso precedente per i propri omologhi francesi e spagnoli. In questo clima, soprattutto dopo il colpo di Stato greco, la suggestione golpista attraversa senza ombra di dubbio vasti strati della nostra società: da settori neofascisti ad ambienti monarchici e democristiani, fino a reparti militari. (1-continua)

FONTE:N. Rao/La fiamma e la celtica

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Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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