11 settembre 1973: il golpe cileno e le due risposte in Lotta Continua

Luigi Bobbio

Così, nella sua “Storia di Lotta Continua”, Luigi Bobbio ricostruisce l’impatto del golpe cileno nel maggiore gruppo dell’estrema sinistra italiana che riassume nella “scoperta della politica”. Di diverso avviso Chicco Galmozzi, esponente di spicco di quella minoranza operaia che invece, ponendo la centralità della questione della forza, da lì avvierà un percorso che mette capo alla catastrofe lottarmatista. Il testo, pubblicato oggi sulla pagina di facebook, è uno stralcio del suo libro “Figli dell’officina”, dedicato al biennio che precede la nascita di Prima Linea.

Chicco Galmozzi

Il golpe in Cile nell’immaginario collettivo rivoluzionario nel 1973. Breve sunto.

“Il colpo di stato di Pinochet ha una parte decisiva nell’articolazione di un giudizio definitivo sui limiti di un processo rivoluzionario trattenuto nell’alveo della legalità e sulla necessità, all’opposto, di forzare sul terreno dell’armamento proletario. Unidad Popular, era stata sconfitta per non aver saputo e non aver voluto armare gli operai, per aver sognato di neutralizzare una controrivoluzione senza fare affidamento sulla sovranità degli operai in armi, per non aver ricorso alla violenza proletaria contro la violenza del blocco reazionario. Il golpe di Pinochet è stato solo l’atto finale che ha ratificato la profonda modificazione dei rapporti di forza fra le classi nel corso di una guerra civile di lunga durata nella quale si è vista l’attivizzazione e l’organizzazione, anche sul terreno propriamente paramilitare, di un intero blocco nemico.

La guerra civile mina il potere popolare

Una guerra civile sostenuta in prima battuta da settori sociali e professionali come i camionisti, i medici, i commercianti che hanno progressivamente minato il potere delle masse popolari raccolte attorno a Unidad Popular. Una lettura questa che appariva evidente. Il militante milanese Paolo Hutter che si trovava in Cile come corrispondente per il giornale «Lotta continua» testimoniava che:

Il Cile nell’agosto-settembre del 1973 era devastato dallo scontro sociale e politico, dall’offensiva della destra e della Dc contro il governo Allende. Il dollaro era alle stelle al mercato nero, c’erano attentati, code ai negozi e tutti i rifornimenti erano resi problematici dagli scioperi dei camionisti e dei commercianti. Su un negozio chiuso avevo letto la scritta: «Chiuso in attesa di golpe»

La necessità di anticipare il nemico

Da quella lettura ne derivava una concezione del rapporto rivoluzione/controrivoluzione fondato sulla guerra civile come forma del conflitto, nel quale va sottolineato il ruolo di una molteplicità di soggetti organizzati, non più quindi solo lo Stato con le sue articolazioni tradizionali: dalla magistratura all’esercito, alle forze di polizia. E ne derivava anche la necessità che «l’analisi di classe» non dovesse riguardare solo la composizione operaia e proletaria e i ceti passibili di essere conquistati all’egemonia operaia, ma anche alla composizione del blocco sociale nemico, possibilmente anticipandone le mosse, disarticolandone i processi di organizzazione, contendendogli colpo su colpo il territorio e l’iniziativa politica e paramilitare.

In pratica, come i comportamenti di parte operaia e proletaria indicano la tendenza alla radicalizzazione, lo stesso avviene per il blocco nemico, il cui posizionamento e radicalizzazione avviene a mano a mano e in stretta correlazione alla crescita del potere proletario. E qui diviene fondamentale l’anticipazione, non solo come lettura delle tendenze in corso ma come capacità di interdizione.”

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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