Calendiario. 11 settembre 1973: il golpe in Cile

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Tra le jatture del golpe in Cile ci fu sicuramente l’arrivo degli Inti Illimani in Italia (la musica andina, che noia mortale…). Ma questa canzone va ricordata per il ritornello: perché questa volta non si tratta di cambiare un presidente, sarà il popolo a costruire un Cile diverso. Andò male, perché il governo riformista preferì fidarsi dei generali felloni piuttosto che dell’autorganizzazione popolare …

L’America latina ricorda «l’altro 11 settembre»: il golpe in Cile contro il governo di Salvador Allende. Quel giorno di 41 anni fa, il generale Augusto Pinochet, sostenuto dai padrini Usa, spazzò via il triennio allendista e una possibile trasformazione politica e sociale, incompatibile con gli interessi di Washington. L’opinione degli Usa sull’elezione di Allende risulta da una conversazione, desecretata, tra l’allora Segretario di stato, Henry Kissinger, e il direttore della Cia, Richard Helms: «Non permetteremo che il Cile finisca nel canale di scolo», dice Kissinger. «Sono con lei», risponde Helms. È il 12 settembre del 1970. Tre giorni dopo, il presidente nordamericano, Richard Nixon (quello dello scandalo Watergate) ordina alla Cia di «far piangere l’economia» cilena: guidando il sabotaggio dei grandi gruppi industriali, nazionali e internazionali, appoggiando il blocco dei trasporti, favorendo la fuga degli investitori e facendo mancare il credito estero. Fiumi di dollari (169 milioni tra il 1946 e il ’72) continuarono però ad abbeverare le Forze armate cilene, addestrate nelle scuole nordamericane. Nel ’72, gli aiuti militari erano rimasti l’unica forma di assistenza fornita da Washington, che si oppose anche alla possibilità che il Cile rinegoziasse il debito estero. Un piano lungo tre anni. Il golpe aprì la strada a una dittatura feroce e longeva, durata ufficialmente fino al 1990, ma che ha lasciato nel paese un’eredità mefitica, difficile da cancellare. I tentativi della destra di omaggiare l’ex dittatore Augusto Pinochet e i suoi scherani non sono mai venuti meno, e la società cilena è ancora attraversata dalle cicatrici profonde di quel periodo. La difficoltà con cui il governo di Michelle Bachelet – tornata alla presidenza a dicembre dell’anno scorso con la coalizione Nueva Mayoria – sta mettendo mano a quell’eredità pesante, sono lì a dimostrarlo. LEGGI TUTTO
fonte: Il Manifesto/Geraldina Colotti, 10 settembre 2014

Nelle ultime settimane la tv cilena Chilevisión ha mandato in onda alcuni speciali per commemorare i quarant’anni dal colpo di stato che l’11 settembre del 1973 mise fine alla democrazia e aprì la strada a 17 anni di dittatura nel paese latinoamericano. I documentari sono basati soprattutto su immagini inedite, la cui diffusione è rimasta proibita durante la dittatura e che sono rimaste nel dimenticatoio per i 23 anni seguenti. I programmi, che hanno avuto un successo di ascolti senza precendenti e hanno riacceso il dibattito su quegli anni, sono costruiti con i filmati girati nei giorni del golpe e durante la dittatura, con le vittime che tornano sui luoghi dei delitti e raccontano le loro storie. I video sono impressionanti, così veri da sembrare irreali: mostrano i primi interrogatori, le prime perquisizioni, le prime violenze, i primi arresti dei giorni subito dopo il golpe, quando tutte le persone sospette venivano arrestate, in un clima in cui chiunque poteva essere considerato un sospetto, magari perché portava la barba o perché un vicino di casa faceva una denuncia anonima. PER VEDERE I VIDEO
Fonte: L’Internazionale/Alessio Marchionne, 11 settembre 2013

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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