9 settembre 1957. Guerra del vino in Salento. La polizia uccide 3 innocenti a S. Donaci

Il 9 settembre i contadini pugliesi manifestano contro il calo del prezzo dell’uva. Una delle aree dove più massiccia è la mobilitazione degli agricoltori è il sud brindisino. Qui, a San Donaci, l’arresto di una donna da parte delle forze dell’ordine provoca la protesta di un gruppo di giovani alla quale la polizia risponde con una reazione spropositata aprendo il fuoco e provocando così la morte di tre giovani braccianti.

Alfredo Polito e Valentina Pennetta, hanno raccontato nel libro La guerra del vino, la durissima lotta scatenata in alcuni comuni salentini alla fine dell’estate del 1957 da migliaia di contadini (ma non solo), impauriti dallo spettro della fame, contro i simboli dell’oppressione incarnati da istituzioni statali e sfruttatori.

Un arresto ingiusto la miccia

Una lotta dall’epilogo tragico: iniziata in sordina nel comune di Torchiarolo, si diffuse rapidamente nei paesi limitrofi, San Pietro Vernotico, Cellino San Marco e infine Sandonaci. Qui l’intervento spropositato della polizia provocò la morte di tre giovani innocenti: Luciano ValentiniMario Celò e Antonio Carignano. 103 contadini sono stati denunciati e 36 arrestati

L’episodio scatenante avviene nel tardo pomeriggio del 9 settembre, quando un drappello di poliziotti entra a Sandonaci dalla via Cellino:

Mentre gli agenti sfilano Fiorentina Fai è affacciata alla porta di casa e grida: “Vagabondi”. Rateni scende dalla 1100 e ordina di prenderla e di caricarla sulla camionetta. La gente circonda il camion, urla e tira contro la polizia tutto ciò che può, anche gli zoccoli, chiedendo la liberazione della donna.

Tre vittime innocenti

I cittadini vivono quella ingiustizia come un affronto e reagiscono come possono sommando indignazione a disperazione. Si scatena una sassaiola, a cui alcuni agenti reagiscono sparando ad altezza d’uomo. Sparano a vanvera, senza un vero obiettivo, finendo per ammazzare tre giovani, una ragazza e due uomini, che nulla avevano a che fare con le proteste.

Erano le dieci questa mattina quando siamo arrivati all’ingresso dell’ospedale Di Summa qui a Brindisi dove si trovavano e forse si trovano tutt’ora le salme di due dei tre uccisi di San Donaci. C’era tutt’intorno a noi un silenzio agghiacciante e rari passanti percorevano frettolosamente la strada assolata. Poi quel silenzio è stato rotto all’improvviso da una nenia dolce e straziante ad un tempo. Sul marciapiede di fronte con lo sguardo fisso alle finestre dell’ospedale c’era una vecchia vestita di nero e di cui non c’eravamo accorti prima che, facendo lenti gesti con le mani, implorava, rivolgendosi a tutti e a nessuno, di poter riabbracciare per l’ultima volta almeno il cadavere del suo figliolo. Era la madre di Mario Calò. (Riccardo Longone inviato de l’Unità)

La reazione di Tambroni

Il ministro degli Interni Tambroni invia ai prefetti un telegramma. Citando “recenti episodi sediziosi” accaduti nelle Puglie a causa della “azione politica sobillatrice di agitatori politici estremisti“, rimprovera le forze dell’ordine per non essere intervenute con la necessaria energia. Il suo ordina è netto: “Ogni eventuale tentativo di analoghe manifestazioni va stroncato sul nascere con massima oculata fermezza. Responsabili sobillazioni et violenze vanno perseguiti con ogni rigore. Prego impartire urgenza rigorose disposizioni avvertendo che non tollererò che organi di polizia si lascino sorprendere da eventi“.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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