3 maggio 1979. Guerriglia nel cuore di Roma. Le Br occupano la sede della Dc

guerriglia

L’assalto alla sede della dc romana da parte delle Brigate rosse, il 3 maggio 1979, rappresenta un salto di qualità militare, segnando il passaggio da modalità d’azione terroristica (l’agguato) a forme di attacco guerrigliero (l’occupazione temporanea di territorio nemico ad alto valore simbolico). Lo sottolinea nella ricostruzione del fatto Infoaut, sito di controinformazione dell’area antagonista che conclude il post con una chiosa metodologica:

STORIA DI CLASSE racconta vite, percorsi, lotte, rivolte diversificate e variegate di avvenimenti nazionali  ed internazionali. Per quanto riguarda le azioni armate delle O.C.C.  (organizzazione comunista combattente) di cui  non siamo tifosi e non condividiamo la cosiddetta “necessità  della tendenza storica della lotta armata”, ricordiamo iniziative politico militari che dimostrano un’alta capacità di stare nello scontro di quegli anni. In questo caso mettiamo in risalto la capacità di portare a termine nel cuore di una Roma militarizzata un’operazione complessa, ben pianificata conclusasi con successo  senza  perdite e senza arresti.

Sono i primi mesi del 1979, quando la colonna romana delle Br comincia a vagliare l’ipotesi di un attacco a una struttura centrale. L’azione che le Brigate Rosse intendono mettere in pratica è principalmente dimostrativa, quindi il piano prevede la perquisizione degli uffici e poi la sistemazione di alcune cariche esplosive che provochino danni all’interno dell’edificio.

La mattina del 3 maggio, dopo molti giorni di appostamenti, l’azione prende il via: alle 9.40 il commando, formato da tredici persone, sale al primo piano, disarma e ammanetta il poliziotto nell’atrio e comincia la perquisizione dei locali. All’interno vengono innescate le cinque cariche esplosive, dossier e documenti vengono requisiti, sul muro viene vergata la scritta “Trasformare la truffa elettorale in guerra di classe”. Quando giunge il momento di lasciare la sede della DC,  un’auto entra sgommando nella piazza, e ne escono tre agenti della digos: in pochi secondi i brigatisti rimasti fuori di copertura assaltano i poliziotti, e il conflitto a fuoco che segue è infernale. Un agente viene ucciso immediatamente, un altro morirà in ospedale alcuni giorni dopo, mentre i brigatisti riescono tutti a mettersi in salvo.
Subito dopo l’assalto di piazza Nicosia, i giornali parlano di passaggio dal terrorismo alla guerriglia. Saragat afferma: “Si tratta di un efferato delitto politico, che prova come il terrorismo politico si trasformi in vera e propria guerra civile. E la guerra civile contro la democrazia va affrontata non soltanto con le forze dell’ordine, ma anche con le forze militari della nostra Repubblica”. Sabino Acquaviva teorizza una terza fase della lotta armata, quella della guerriglia, punto di approdo del terrorismo, prima sporadico poi diffuso.
Le azioni messe in campo dalle BR durante il periodo della campagna elettorale concorrono a dimostrare come queste abbiano di fatto preso materialmente posizione nella competizione parlamentare, tanto contestata, contro la DC, considerata il partito da battere ad ogni costo.
Al termine dell’assalto a Piazza Nicosia molte delle macchine utilizzate vengono abbandonate nel quartiere Prati, facendo maturare nelle forze dell’ordine la convinzione che proprio in quella zona potesse trovarsi un appartamento brigatista.

 

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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