I fascisti sparano alla Sapienza. Guido Bellachioma in coma

Il movimento del ’77 nasce a Sud. le prime mobilitazioni sono a Palermo contro il decreto Malfatti che colpisce in particolare i precari. Anche Napoli è tra le prime sedi a scendere in campo ma il salto di qualità avviene a Roma. La scintilla che darà fuoco alla prateria è un tradizionalissimo assalto fascista alla Sapienza a cui i compagni rispondono coraggiosamente respingendo gli aggressori che arretrando sparano e fanno un ferito gravissimo, Guido Bellachioma, e uno meno grave. Il primo di una serie di sparatorie dei camerati romani che culmineranno nell’omicidio di Walter Rossi, il 30 settembre 1977.
Nell’elenco che segue inserisco anche gli episodi in cui sono i compagni a sparare. In un unico caso è un’iniziativa autonoma (Pistolesi, una rappresaglia per il compagno ucciso a Sezze Romano un anno e mezzo prima) e si tratta di un agguato mortale non una sparatoria di strada. Gli altri due sono risposte a precedenti attacchi armati (Tiano, Pucci). Alcuni post sono dell’altro mio blog, Fascinazione…
- 29.3 Raid di Borgo Pio
- 16.5 Spari al Tribunale
- 21.5 Il ferimento di Tiano
- 22.7 Spedizione punitiva a Vigna Clara
- 27-30.9 Due ferite gravi poi Walter Rossi
- 23-26.12 La faida di Natale
- 28.12.Ucciso Pistolesi
Le prime sparatorie
Nelle settimana successiva sono già due gli episodi: una sparatoria clamorosa giovedì 10 davanti a una scuola di Monte Mario mentre sabato 12 inizia quella che si rivelerà una pratica diffusa del “sabato fascista”: due camerati in vespa che sparano nel mucchio, questa volta in zona Eur. I due episodi ce li racconta il libro cult sul ’77 romano, Una sparatoria tranquilla, delle Edizioni Odradek
A Roma, nel pomeriggio del 10 febbraio , si tiene un presidio antifascista davanti all’istituto Fermi, contro il comizio di Almirante a Monte Mario. Alcuni fascisti della sezione di via Assarotti sparano contro i militanti di sinistra sotto gli occhi della polizia in divisa che presidia la sede missina. Verso le 17.30 alcune centinaia di giovani assaltano la sede dell’M.S.I. in via Assarotti, a Monte Mario. Anche la polizia spara e alcuni giovani vengono feriti. Davanti all’istituto Fermi, una donna viene ferita alla mandibola da un colpo di pistola. Viene ferito a una gamba anche un quarantunenne militante del M.S.I. Sul posto vengono ritrovati duecento bossoli di pistola. (…) Nella mattina di sabato 12, due giovani in vespa sparano contro studenti di sinistra fermi davanti il Liceo Quattordicesimo di via di Vigna Murata. Nel pomeriggio gli stessi fascisti scorrazzano in macchina per il quartiere sparando ancora contro gli studenti.
La narrazione dell’Unità (foto in basso) sui fatti di Monte Mario enfatizza il ruolo degli autonomi (nella neolingua pcista diventano i ‘provocatori’) e ridimensiona fortemente le responsabilità neofasciste. Lotta continua, per la tirannia dei tempi di chiusura molto anticipati in tipografia (il giornale ha una propria rete di distribuzione militante e ogni notte decine di compagni rischiano la vita per farlo arrivare in tutta Italia) può dedicare soltanto un trafiletto, che invece enfatizza il ruolo della polizia

Ma torniamo alla cronaca della giornata campale alla Sapienza, offerta da Lotta Continua
L’assalto
Due compagni gravemente feriti, dei quali uno in coma con una pallottola in testa, sono il bilancio di un nuovo assalto omicida dei fascisti all’università di Roma. Penetrati in circa 100 nell’ateneo, suddivisi in due gruppi, i fascisti hanno dato il via a una furibonda sparatoria contro i compagni scesi nei viali per respingere la provocazione. Due compagni sono rimasti colpiti, pare da proiettili calibro 9. Al Policlinico abbiamo ascoltato un poliziotto che, per telefono, assicurava i suoi superiori che di tale calibro si trattava, e non del 7.65 in dotazione alla PS.
Il primo, con una pallottola alla nuca, rimasta conficcata nel cranio, si chiama Guido Bellachioma, di 22 anni, iscritto a Legge. E’ attualmente sottoposto a intervento chirurgico alla clinica neurochirurgica del Policlinico per l’estrazione della pallottola e di schegge che pare abbiano leso la materia cerebrale. Il compagno è in coma e i sanitari si sono riservati la prognosi. Il secondo è Mangone, di 24 anni, che è stato ferito al piede sinistro, con entrata e uscita della pallottola e prognosi di 10 giorni. E’ iscritto a Economia e Commercio. Fa parte del Collettivo Disoccupati Intellettuali Organizzati.
La polizia, rappresentata durante tutte le fasi dell’aggressione da un paio di poliziotti di servizio all’università, è arrivata in forze soltanto a sparatoria conclusa, quando ormai la reazione dei compagni, accorsi da tutte le facoltà, aveva costretto al ritiro i fascisti. Due poliziotti di questo contingente hanno comunque fatto in tempo a prendersi due sassate dalle carogne in ritirata e sono stati giudicati guaribili rispettivamente in 5 e 4 giorni.
Le condizioni dei feriti
Subito dopo circa 1.500 compagni hanno dato vita a un corteo che ha percorso l’università e si è poi diretto verso piazza Bologna, dove sono stati tangibilmente «salutati» i covi fascisti di via Pavia e via Livorno, mentre i fascisti si davano a precipitosa fuga.
Ultime notizie confermano che le condizioni di Guido Bellachioma sono gravissime; pare che, comunque, possa essere compromesso il senso dell’equilibrio. L’intervento è terminato alle 15,30 con l’estrazione delle schegge della pallottola. La mobilitazione immediatamente proclamata dai compagni si articola per ora in un concentramento generale a Legge da tutta Roma alle 11 di mercoledì, preceduta dal blocco della didattica e da assemblee in tutte le facoltà.
La dinamica degli incidenti
. Alle ore 14,45 è in corso a Scienze Politiche un’assemblea contro la riforma Malfatti convocata da diverse organizzazioni rivoluzionarie, tra cui Lotta Continua. Da Fisiologia e da Statistica arrivano alcuni compagni che segnalano la presenza di due gruppi di una decina di fascisti che gridano slogans anticomunisti. Da questa facoltà e da altri compagni scendono nei viali per fronteggiarli (sono alla terza incursione in 7 giorni, dopo l’assalto alla Casa dello Studente di martedì notte e quello all’università di giovedì mattina). Ma si trovano di fronte quasi 100 fascisti, molti dei quali armati, sbucati improvvisamente, che si mettono subito a sparare ad altezza d’uomo.
Spunta anche un agente di PS, solitamente della scorta di Aldo Moro, che in mezzo ai due schieramenti spara pure lui in direzione dei compagni. Dopo un primo momento di ovvio smarrimento, i compagni si riorganizzano e avanzano nuovamente verso i fascisti (che sono guidati dal noto Fraioli). Uno dei fascisti mette il ginocchio a terra e mira; cadono i due compagni e intorno ai loro corpi, davanti a Fisiologia, si allargano le pozze di sangue. Altre esplosioni, anche di bombe carta, e intorno ai compagni saltano le schegge delle macchine e dei vetri colpiti. A Statistica un vetro forato viene quasi subito rimosso da alcuni sconosciuti. Ma rimangono per terra numerosi bossoli; i compagni ne distinguono almeno di tre tipi diversi.
Il ruolo della polizia
Ancora neanche l’ombra di un intervento della polizia. E nemmeno del commissario Parasole, sempre pronto a mandare i poliziotti nelle assemblee studentesche, o a schierare provocatoriamente decine di jeep contro la lotta dei lavoratori dell’Opera o a spiare i corsi delle 150 ore. La polizia arriva quando i fascisti, sempre sparando e lanciando bombe-carta, sotto la pressione dei compagni si ritirano verso Viale Regina Margherita e il loro covo di Via Pavia. E la sua unica funzione è di impedire il corteo dei compagni che si indirizza verso le roccaforti fasciste.
Solo nel pomeriggio la Questura ha comunicato di aver predisposto una perquisizione nella sede del FUAN. A caldo, nella vivacissima discussione subito accesasi tra gli studenti, raccogliamo le prime impressioni su questa scalata fascista, portata avanti ormai con chiari intenti di ammazzare e di riaprirsi spazi nell’università e fuori, sulla scia delle indicazioni sortite dal nuovo MSI senza più parvenza di doppiopetto.
La lotta alla riforma Malfatti
Si sottolinea la coincidenza degli ultimi due assalti con momenti di mobilitazione contro la riforma restauratrice di Malfatti: è evidente l’intenzione di ingraziarsi, con questi «servizi», il regime e la Democrazia Cristiana, impaurita dalla prospettiva di un «ritorno» studentesco che metta in forse la restaurazione e l’inclusione del settore universitario nel generale piano di ristrutturazione reazionaria.
Viene poi segnalato come la reviviscenza delle carogne nere si collochi in un momento di evidenti difficoltà per l’intero apparato eversivo costituito dalla rete nazionale ed internazionale di fascisti e servizi segreti: il processo di Catanzaro per Piazza Fontana, l’arresto di Molino, Santoro e Pignatelli a Trento, quello dei tre caporioni fascisti a Madrid, con tutto ciò che questi sviluppi possono significare per gli equilibri interni tra i vari corpi separati impegnati nella strategia della tensione passata e presente.
La risposta di massa
In questo contesto le iniziative fasciste possono far pensare a reazioni con tutti i caratteri dei colpi di coda. Ma la sintonia tra aggressioni squadriste e offensiva reazionaria di regime, particolarmente nel settore della scuola, fa trasparire un disegno più organico e ambizioso. Un disegno che esige a partire da subito la più chiara e perentoria risposta di massa.
ULTIM’ORA – ROMA Circa 1.000 studenti in assemblea hanno occupato la facoltà di Lettere. L’indicazione per questa mattina è di una mobilitazione cittadina di tutti gli studenti medi e universitari con concentramento a Lettere occupata. Tra i fascisti assalitori sono stati riconosciuti uno dei fratelli Macchi, ben noto per le sue aggressioni alle scuole dei Parioli, e numerosi elementi delle sezioni Prati e Balduina. [In realtà Lele Macchi aveva smarrito il documento di identità durante gli scontri e i compagni avevano recuperato il documento. Sarà arrestato pochi giorni dopo, ndb]


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