I disoccupati si difendono “Non è stato un assalto”

[Contro inchiesta su uno scontro tra disoccupati organizzati e Cgil trasformato in un "assalto di camorristi o terroristi". Questo fu il primo scoop della mia vita. Uno scoop abbastanza facile: solo un imbecille poteva pensare che le Br potessero ripresentarsi in massa con modalità simili. Il giorno che uscì l'articolo la Digos convocò una conferenza stampa per ridimensionare la vicenda alle sue reali dimensioni, dandomi del tutto ragione. Venticinque anni dopo è il caso di riconoscere che il sindacalista sotto accusa – allora usai il cognome per esteso, oggi lo siglo per rispetto del principio del diritto all'oblio- si è abbondantemente riscattato)]

bagnoli_disoccupati"Ma che camorra, ma che terrorismo, ma che attacco al sindacato. è stato soltanto uno scazzo con un sindacalista protagonista di assunzioni clientelari". Uno dei partecipanti al "raid" contro la sede della Cgil comprensorio occidentale di giovedì sera è furibondo. "è solo una sporca storia di disoccupazione, una delle tante storie tristi che i disoccupati vivono sulla loro pelle, il risultato di uno scontro -tra chi, come noi, lotta per il lavoro attraverso un movimento generale e chi invece ha svenduto anni di lotte per risolvere clientelarmente i propri problemi".
La versione ufficiale del sindacato (un assalto di una quarantina di persone che hanno devastato la sede e malmenato i tre sindacalisti che erano presenti contro la politica trasparente della Cgil sugli appalti) viene in parte ridimensionata (nell'entità degli episodi di violenza) in parte rovesciata (nelle intenzioni che hanno animato i protagonisti del fatto).
Il giovane disoccupato racconta:" Siamo arrivati verso le sette meno dieci e abbiamo chiesto di C., il responsabile di zona della Fillea. Volevamo chiedergli conto delle voci di una trentina di assunzioni nei cantieri della zona tra i disoccupati di Bagnoli, assunzioni che sarebbero state gestite da lui direttamente. L'unico presente in sede in quel momento era S. della Fiom, ci ha fatto accomodare, si è anche fatto offrire una sigaretta".
"Quando una decina di minuti dopo - prosegue- è arrivato C. con un altro funzionario c'è stato un attimo di tensione. L'altro funzionario preoccupato ha minacciato di chiamare i carabinieri ed è stato colpito con due schiaffi. Ma poi la situazione si è tranquillizzata. C. ha respinto le nostre accuse, ha negato le sue responsabilità sulle assunzioni clientelari, si è impegnato a lottare insieme a noi per le assunzioni nei cantieri del San Paolo, ci ha salutato chiedendoci un altro appuntamento. La scrivania rotta? Un disoccupato ci si è seduto sopra e S. lo ha rassicurato che era già scassata".
Tutto qui, allora? Verrebbe da citare lo Shakespeare di "Tanto rumore per nulla". Ma la storia ha un lungo retroscena, un filo rosso che attraverso la vicenda personale del disoccupato scandisce due anni di lotte per il lavoro a Napoli e la spaccatura del movimento. 
Ci racconta infatti:"Ho 59 anni, sono disoccupato, sono della zona di Soccavo. Non ho esperienze politiche, ma di lotta, nella rappresentanza sindacale disoccupati. Mi sono iscritto al comitato di Soccavo nell'aprile 1986. Mi ricordo che stavano preparando una grossa manifestazione. Quella fu la prima a cui partecipai: era il 1 maggio. Mi impegnai ogni giorno nel comitato. Attaccavamo i manifesti, facevamo le iscrizioni, i nostri delegati ci spiegavano che era possibile andare a faticare con le vertenze nel quartiere. La questione del polifunzionale di Soccavo da anni ferma. La questione della scuola di quartiere. Il parco degli Astroni".
Lo ripete con amarezza, e questo motivo attraverserà come un tormentone tutto il suo racconto: "Io pensavo che la lotta avrebbe pagato. Lo ripetevamo nei cortei. E poi abbiamo visto crescere un intero movimento in tutta la città. Ma a un certo punto -siamo già nell'estate scorsa- vengo a sapere che cinque disoccupati a Bagnoli erano andati a lavorare in un cantiere, con l'intermediazione di C., che già andava in giro vantandosi di aver procurato il lavoro anche a 40 disoccupati di Pianura".
La storia, paradossalmente, scatena una reazione di demoralizzazione nel movimento.
"Ci sentivamo traditi - mi spiega il nostro uomo- sulla lotta di tutti alcuni andavano a lavorare. Dopo l'estate i disoccupati in città si organizzano in movimento e non più come Rsd. Ma i delegati di Soccavo non vogliono più incontrarsi con i delegati degli altri quartieri. Evidentemente anche loro avevano visto la prospettiva di trovare il lavoro con la mediazione di qualche personaggio e non con la lotta".
"Partecipai anche -ricorda- a una riunione a Cavalleggeri con C.: ci disse che ci avrebbe dato una mano ma chiedeva in cambio una pressione di lotta per sbloccare i fondi per il cantiere della Catello al polifunzionale di Soccavo. Ci fece poi capire che la presenza del movimento dei disoccupati sarebbe stata controproducente per l'accesso al lavoro". A questo punto il comitato è ormai spaccato e il disoccupato sceglie di mantenere un piede in tutte e due le situazioni. "Partecipavo sia alle iniziative del movimento cittadino -precisa- sia a queste riunioni con alcuni delegati della zona flegrea che avevano questo rapporto privilegiato con questo esponente sindacale. In questo periodo andarono a lavorare anche due delegati molto noti dell'Rsd, che avevano anche dato vita al comitato popolare di Bagnoli. Mi hanno raccontato recentemente che al congresso provinciale di Dp uno di questi due personaggi, un militante di vecchia data della sinistra extraparlamentare [oggi imprenditore del tempo libero di successo] ha ringraziato pubblicamente C. per aver procurato lavoro a otto disoccupati".
"Continuavo ad andare a queste riunioni a Cavalleggeri - prosegue il disoccupato- ma dopo Natale ci hanno completamente scaricato. Da quel momento non ho più informazioni dirette. Solo che qualche tempo fa incontro uno dei disoccupati di Bagnoli che mi fa: "Voi del movimento non servite a niente. Noi andiamo a lavorare grazie a C.".
Le voci si accavallano. Nessuno, insomma, è in grado di citare episodi esplicitamente clientelari o addirittura di corruzione ma l'episodio di giovedì sarebbe appunto maturato in questo clima di crescenti tensioni ed aspettative. Da una parte un giovane e brillante funzionario sindacale che con un rapporto spregiudicato con alcuni delegati dei disoccupati avrebbe diviso il movimento e favorito soluzioni di tipo individuale per l'avvio al lavoro, dall'altra la rabbia e la disperazione crescente di disoccupati e cassintegrati edili -su cui pende la scadenza a giugno della cassa integrazione per la legge 36 - Sullo sfondo la grande torta della ristrutturazione del San Paolo.
Cosi racconta un delegato Fillea della Cementir che alla contestazione delle dicerie sul suo conto C. avrebbe dapprima negato e poi se ne sarebbe uscito con un'ambigua battuta "Non hai dieci disoccupati da sistemare". Cosi esponenti del movimento dei disoccupati dichiarano di aver denunciato politicamente alla Fillea provinciale i metodi del sindacalista contestato.
Cosi quando i disoccupati salgono sul comprensorio della Cgil non hanno intenzione di compiere un raid squadristico contro il sindacato. "E infatti - conclude il disoccupato - le scritte che abbiamo tracciato sono eloquenti: "No alle clientele nei cantieri", "Fuori i galoppini clientelari dal sindacato", "No alle clientele". Noi non combattiamo il sindacato, noi vogliamo un sindacato forte e pulito. E infatti abbiamo partecipato con spirito unitario a tutte le iniziative del sindacato. La nostra lotta è per il lavoro per tutti".
ULTIMISSIME (IL GIORNALE DI NAPOLI) 7 MAGGIO 1988
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