In difesa di Luigi Ciavardini

[Un intervento scritto a un convegno organizzato ad Ascoli Piceno da Giuseppe Pieristé, arrestato per la banda Concutelli da giovanissimo, un fascista rivoluzionario approdato al Movimento 5 stelle, dopo alcuni esperimenti inconcludenti]

CiavardiniSono spiacente di non poter intervenire di persona alla vostra manifestazione: come avevo preannunciato all’amico Pieristé al momento della chiusura del panel dei relatori non sapevo se sarei stato in grado di liberarmi da un impegno professionale. Non sono stato e quindi vi mando questo breve intervento perché voglio aggiungere la mia voce con forza al vostro grido di dolore e di libertà: Luigi Ciavardini è innocente. La sua unica colpa è di aver avallato gli alibi di due suoi compagni di lotta (armata), Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, anche loro già condannati definitivamente all’ergastolo per la strage, con una sentenza che lascia tantissimi dubbi.

E vediamo perché. Scusatemi se la prendo un po’ alla larga ma la storia è abbastanza complicata.

L’unico elemento di accusa nei confronti dei due leader dei Nar è la testimonianza di Massimo Sparti, un criminale professionale legato alla banda della Magliana e al sottobosco romano degli addetti ai lavori sporchi per conto dei servizi segreti. Pochi giorni dopo l’arresto (aprile 1981) racconta che il 4 agosto Valerio e Francesca nel chiedergli con urgenza documenti falsi ammettono di essere stati loro a Bologna…

Peccato che il primo mandato di cattura per strage contro i due (e altri) scatti nel dicembre 1985. A voler essere pignoli Francesca era rientrata nel primo maxiblitz dell’agosto 80. A caldo era stato messo assieme il teorema Amato (il giudice ucciso dai Nar due mesi prima era convinto che lo spontaneismo dei Nar fosse un paravento e che la direzione strategica del terrorismo nero fosse saldamente nelle mani dei vecchi ordinovisti) e le fandonie di un truffatore improbabile che accusava un buttafuori della Balduina di essere l’autore della strage)… Un errore clamoroso di valutazione e un falso clamoroso.

Ma perché i giudici ci mettono quattro anni e mezzo: perché lavorano a costruire una grande opera di architettura dietrologica per cui disegnano tre diversi livelli: gli esecutori materiali (i ragazzini dei Nar), il livello intermedio dei vecchi quadri ordinovisti (Fachini e Signorelli) che fungono da router con i mandanti occulti, che sono ovviamente Gelli e la P2.

Bene, dopo un lunghissimo iter processuale, sono cadute tutte le accuse e tranne le condanne per banda armata per alcuni complici (Cavallini, Giuliani) che hanno avuto consistenti attività in comune con i due, la condanna per i due giovani resta, come dire, completamente appesa: senza contesto, senza movente, senza complici.

E torniamo al nostro Ciavardini, che nei primi giorni di agosto 80 era latitante con Mambro e Fioravanti, tutti e tre ospiti di Cavallini in Veneto. Anche per Luigi la prima accusa per la strage è una palese fandonia: una ragazzina racconta che il suo fidanzato (morto nell’85 in un conflitto a fuoco) le aveva confidato che erano stati i ragazzini di Terza posizione a mettere la bomba. A ispirare la “pentita” è un altro spregevole individuo, il ben noto Angelo Izzo (scusate: ma il nome va detto) che le suggerisce i tre nomi: De Angelis, Taddeini e Ciavardini. Bene: i primi due, per loro fortuna, quella mattina erano a 300 chilometri di distanza a giocare la finale nazionale di football americano. Quando gli avvocati consegnano i video trasmessi dai tg locali credete che sia scattata l’accusa di calunnia per la sciagurata? Macché. Anzi, Ciavardini resta nel tritacarne perché colpevole di avere confermato l’alibi dei due amici.

C’è anche una prova logica a sostegno dell’innocenza dei 3: i numerosi e diversificati nuclei dei Nar hanno compiuto numerosi omicidi, a volte feroci, a volte stupidi, a volte con sublime indifferenza ma non rientrava nel loro stile mettere le bombe. Anzi, si sono affannati a spiegare che loro uccidevano proprio per prendere le distanza dalla vecchia destra eversiva e compromessa con i servizi segreti. E così, un bel giorno si sarebbero svegliati, precipitosamente, e senza aver mai messo un “botto”, decidono di fare la più grande strage della recente storia d’Italia senza neanche preoccuparsi prima di procurarsi dei documenti validi: ma come si può credere a un simile delirio?

 

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