La festa degli Hammerskin o il fantasma antisemita ai tempi dell’Isis

Due decenni di antisemitismo, intolleranza e odio razziale. Sabato 28 novembre una festa celebrerà a Milano – in un luogo ancora sconosciuto – il ventesimo anniversario di nascita della sezione italiana degli Hammerskin, una delle formazioni più violente e filonaziste dell’estrema destra mondiale.  L’happening – intitolato “European Hammerfest” – cade a pochi giorni dall’accoltellamento di Nathan Graff, l’ebreo aggredito il 12 novembre per strada, in via San Gimignano, nel quartiere ebraico di Milano, mentre rientrava dal lavoro (le indagini sono ancora in corso). La stessa sorte toccata nella serata di mercoledì scorso al professore di storia accoltellato a Marsiglia da un commando di aggressori (uno indossava una maglietta con i simboli dell’Isis) che, prima di colpire la vittima, hanno rivolto insulti antisemiti mostrando la foto su un cellulare di Mohamed Merah (il killer di Tolosa che nel 2012 uccise sette persone tra cui tre bambini ebrei prima di essere abbattuto in un blitz della polizia). In questo clima – mentre l’Europa e il mondo sono ostaggio del terrore dell’Is – le teste rasate degli Hammerskin celebrano se stessi con un evento destinato a far discutere. Milano, dunque. Ancora una volta il capoluogo lombardo, città medaglia d’oro per la Resistenza, diventa suo malgrado teatro di un raduno di stampo neonazista.

Così Paolo Berizzi su la Repubblica, fresco di scoop improbabile su Cutolo e il caso Moro, ritorna alle origini con un pezzo sul ventennale degli Hammerskin. Anche in questo caso il triangolo non gli riesce. Perché ad accoltellare l’ebreo milanese, in tutta evidenza, non è stato un estremista islamico ma un “biondo”.E quindi non è la stessa sorte essere accoltellato da un commando islamista e da uno sconosciuto per ancora imperscrutabili motivi. E il sicario può quindi essere un nazista ma anche un pazzo o un tranquillo signore esasperato per qualche torto patito…

E sì, gli skin milanesi sono brutti e cattivi ma nella loro storia, alle origini, nella swinging London degli anni 70, c’è la caccia al pachistano, che, per chi dovesse non ricordare o ignorarlo del tutto, è un nativo del subcontinente indiano di religione musulmana. Oggi le cose stanno in tutt’altra maniera. Gli skin, come altri pezzi importanti di fascisteria, sono intransigentemente contrari all’insorgenza islamista e sostengono il legittimo governo siriano, l’intervento militare russo, le ambiguità delle grandi potenze occidentali che non hanno esitato a flirtare con l’estremismo jiadhista per destabilizzare le leadership arabe laiche ostili. Giocando ancora una volta la parte dell’apprendista stregone.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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One comment on “La festa degli Hammerskin o il fantasma antisemita ai tempi dell’Isis
  1. pippo franco ha detto:

    e un bell’articolo sul tizio che venne accoltellato a roma nel marzo 1993, da cui poi decreto mancino.
    cosa fa.
    dove sta oggi.
    cosa fanno i due figli.
    dove stanno.
    curiosità.

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