La storia di Roberto Sandalo, terrorista dai tre colori: il rosso

Ancora a proposito di “lupi solitari” mi sembra interessante rileggere la storia del secondo “lone wolf” del terrorismo italiano (il primo resta il mitico, inafferrabile Unabomber)

Roberto Sandalo è un terrorista italiano. Ha militato nell’organizzazione Prima Linea. Appassionato di armi, dopo la militanza in Lotta Continua a Torino, del cui servizio d’ordine era esponente, aderì a Prima Linea sin dall’inizio, partecipando ad alcuni attentati terroristici. Da Lotta Continua fu espulso per iniziativa di Stefano Della Casa, che aveva rilevato suoi atteggiamenti violenti nei confronti di esponenti della Fgci durante un corteo studentesco. Durante il servizio di leva, svolto come ufficiale di complemento negli alpini, usò la divisa come copertura per traffici d’armi a favore dei terroristi. Divenne famoso con il soprannome di Roby il pazzo per la sua propensione alle attività violente. leggi tutto

La ricchezza della scheda personale su Wikipedia restituisce solamente in parte la complessità del personaggio, l’unico capace di attraversare le diverse stagioni del terrorismo, cambiando sistematicamente casacca (rossa dell’insorgenza comunista, verde del secessionismo leghista, biancorossocrociata del fondamentalismo antislamico) tanto da legittimare il sospetto (a mio giudizio infondato) che si tratti di un agente provocatore professionale.

Tanto per cominciare, da questa sua biografia essenziale manca il fatto politicamente più essenziale e succoso. La vicenda Cossiga-Donat Cattin. Roberto Sandalo infatti, fu il pentito di Prima Lineache a suo tempo accusò apertamente il presidente del Consiglio Francesco Cossiga di aver favorito la fuga di Marco Donat Cattin, dirigente della stessa organizzazione e figlio del potentissimo leader della sinistra democristiana Carlo. Uno scandalo che portò alla crisi di governo, conclusa con le dimissioni da ministro di Donat-Cattin. Un segreto di Pulcinella, ovviamente, ma il fatto che lo rivelasse Sandalo, che con le sue dichiarazioni stava mandando in galera decine di militanti di Prima Linea, assumeva un significato particolare. Tanto che il Pci si spinse a chiedere l’impeachment del presidente del Consiglio. Venticinque anni dopo, l’emerito presidente, offrì la sua versione dei fatti, consegnando già da allora “Roby il pazzo” al ruolo di infiltrato e di agente provocatore:

Vennero da me Virginio Rognoni, che era il ministro dell’Interno, e Flaminio Piccoli, segretario della Dc. Patrizio Peci, il primo pentito del terrorismo, aveva cominciato a parlare. E aveva fatto il nome di Marco Donat-Cattin. Rognoni mi chiese: ‘Diglielo tu a Donat-Cattin, perché io non ci vado d’ accordo’. Presi su di me la grana. Verificai la notizia con il generale Dalla Chiesa. E avvertii il mio ministro che suo figlio era ricercato. leggi tutto

Una storia intrigante. Perché già allora affiora qualche dubbio sulla purezza del combattente rivoluzionario, che si era allontanato dalla sua organizzazione per negoziare il passaggio alle Brigate rosse. Un personaggio già all’epoca sopra le righe: nel periodo immediatamente precedente la partenza per il servizio militare, era stato per qualche settimana a Napoli, come “commissario” dell’organizzazione, che non poteva contare in città su quadri di solida esperienza militare. E quindi per un breve periodo “Roby il pazzo” affiancò Susanna Ronconi, che era l’inviata dell’esecutivo nazionale. Con evidente sprezzo delle più elementari regole di sicurezza, interveniva tranquillamente nelle assemblee dell’Autonomia con il suo spiccato accento piemontese.  [1 – continua]

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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2 comments on “La storia di Roberto Sandalo, terrorista dai tre colori: il rosso
  1. Dife71 ha detto:

    L’ho incontrato circa sei anni fa in una trattoria a finale ligure , sono un appassionato degli anni di piombo ,senza averli vissuti i prima persona essendo nato nel 71, mi ha raccontato con enfasi la sua stagione, mi è’ sembrato una persona molto egocentrica e coinvolgente uno che agisce d’ impeto non un gran stratega, questa e’ stata la,mia impressione frutto di una serata trascorsa insieme

  2. roberto ha detto:

    io invece ho conosciuto per lavoro il padre di sandalo.lavorava alla fiat spa veicoli pesanti a torino.ha sempre amato profondamente il figlio roberto.era un vero signore e poi mori’ di crepacuore per il dolore e sopratutto per colpa della bigotta societa’ operaia torinese.una grande buona onesta persona. roberto torino

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