Le Br-Pcc uccidono Lando Conti, ex sindaco di Firenze

Il 10 febbraio 1986 queste Br uccidono il (ex, ndb) sindaco di Firenze, il repubblicano Lando Conti, motivandolo con la lotta antimperialista contro gli armamenti «in riferimento alla sua compartecipazione azionaria in un’industria produttiva di materiale bellico»355. È una motivazione poco convincente se intende colpire l’opinione pubblica e i gruppi sociali di riferimento (lavoratori dipendenti, disoccupati, emarginati), in una situazione come quella del 1986. [Giorgio Galli, Piombo rosso]
L’ex sindaco repubblicano di Firenze, Lando Conti, è bollato come filoamericano dalle BR-PCC, e per questo preso di mira come Dozier e Hunt. La sua carriera politica era cominciata nel ’75, quando era stato eletto consigliere comunale nelle liste del PRI e dall’84 all’85 aveva quindi ricoperto la carica di primo cittadino, per poi assumere quella di segretario provinciale del Partito Repubblicano. Stretto collaboratore del ministro della Difesa Giovanni Spadolini,
Conti è anche azionista della , SMA un’azienda che costruisce radar e apparecchiature elettroniche. I brigatisti lo uccidono mentre si reca in consiglio comunale il 10 febbraio 1986 con undici colpi di pistola sparati contro la sua auto ferma a un semaforo. Due giorni dopo, da un’aula giudiziaria di Napoli, Barbara Balzerani ne rivendica l’assassinio tacciando Conti di essere un noto costruttore e trafficante d’armi. Il Partito Comunista combattente precisa: «Abbiamo giustiziato Conti, dirigente della SMA e stretto collaboratore del ministro della Guerra, il porco sionista Spadolini». [Pino Casamassima, Il libro nero delle Brigate Rosse]
Il fatto
L’hanno colpito con cinque colpi al petto sparati con precisione e poi l’hanno finito con altri dieci. Cosi è stato ucciso Lando Conti, 52 anni, Imprenditore, segretario provinciale del partito repubblicano, ex sindaco di Firenze. Gli assassini hanno lasciato una firma: la risoluzione strategica numero 20 delle Brigate rosse, già diffusa nel maggio dell’85. Successivamente una telefonata anonima alla redazione milanese di Repubblica ha rivendicato l’omicidio al gruppo terroristico. L’attentato è avvenuto verso le 17,15.
La dinamica dell’agguato
Conti, alla guida della propria Opel (è concessionario General Motors a Bologna), stava scendendo dall’abitazione all’Olmo, sulla collina di Fiesole, per partecipare a una riuntone di partito. Arrivato alla fine del viale Togliatti, alla periferia Nord, poco prima del l’incrocio con via della Badia, la sua auto è stata sorpassata da quella del terroristi. Dovrebbe essere una Fiat Uno di colore rosso. Gli hanno sparato quasi frontalmente cinque colpi. Conti ha avuto ancora la forza di dirigere l’auto sulla destra, verso il ciglio della strada. Ma il killer non gli ha dato tregua. E’ sceso e gli ha sparato altri colpi dal finestrino laterale con una pistola 7,65 o con una mitraglietta [si tratta in effetti della Skorpion usata ad Acca Larentia e poi approdata alle Brr Pcc 7 anni dopo, ndb]. Poi ha lasciato sul parabrezza della vettura il documento firmato dalle Brigate rosse.
La fuga
L’auto del presunti terroristi è fuggita percorrendo via dei Salviati (sono stati trovati sul selciato parecchi chiodi a tre punte che avrebbero dovuto fermare eventuali inseguitori), Il corpo dell’ex sindaco di Firenze è rimasto composto sul seggiolino di guida con la testa reclinata sulla spalla destra. Cosi l’ha visto anche la moglie, signora Ohlsa (è jugoslava), che si è subito precipitata sul luogo dell’assassinio. Una scena straziante che si è ripetuta quando ha dovuto informare di quanto era successo i quattro figli, Leonardo, Lapo, Lorenzo e Stefano, e la madre di Conti, la signora Luisa.
Le ragioni dell’agguato
Inspiegablli, almeno per il momento, i motivi per i quali le Brigate rosse, che per la prima volta hanno ucciso a Firenze, abbiano scelto Lando Conti come bersaglio. Nello sforzo di trovare una spiegazione, si ricorda la battaglia che l’esponente repubblicano combatté insieme alla popolazione nell’84 per opporsi al trasferimento di pericolosi mafiosi e camorristi nel carcere fiorentino di Sollicclano, e anche la sua pur minima partecipazione azionarla (lo 0,213 per cento, frutto di un’eredità) nella Sma, una società fiorentina specializzata nella produzione di componenti elettroniche usate per radar militari [è questa la ragione, ndb]. Ma non si esclude l’ipotesi di un’azione collegata al terrorismo internazionale.
Conti aveva stretti legami con la comunità ebraica fiorentina e aveva espresso più volte riserve sulle «aperture» all’Olp. L’attentato si è consumato in un pugno di secondi, ci sarebbero però alcune persone che hanno visto e hanno fornito alla polizia i primi elementi per le indagini,
La polemica politica
La notizia dell’assassinio di Lando Conti è stata comunicata al Consiglio comunale dal sindaco Bogianckino in lacrime. -C’è chi ha delle responsabilità, non si attaccano manifesti per le strade per screditare le persone. Questi sono i risultati; ha commentato con amarezza il vicesindaco Nicola Cariglia, alludendo esplicitamente alla polemica che Democrazia proletaria montò contro Conti proprio per la sua partecipazione azionarla nella Sma.
Conti, che è stato sindaco di Firenze dal marzo ’84 al settembre scorso a capo di una giunta di pentapartito, è sempre stato considerato da colleghi di partito e avversari politici un uomo degno della massima stima e di trasparenza cristallina. Lo ricordano per il suo carattere alla mano, per il suo dinamismo, per li suo buon senso e la sua estrema misura. Fu il primo sindaco Italiano a recarsi In un’aula giudiziaria a incontrare un gruppo di dissociati dal terrorismo. I sindacati hanno proclamato due ore di sciopero.
Il cordoglio delle istituzioni
Oggi alle 11 il Consiglio comunale si riunirà in seduta straordinaria per commemorare il collega scomparso. Numerosi e Immediati i commenti di condanna del rappresentanti delle Istituzioni e degli uomini politici. Il presidente della Repubblica Cossiga ha detto che la dirittura di democratico e l’efficienza di Lando Conti «ne hanno fatto il bersaglio del rottami del terrorismo, le cui intimidazioni l’interà nazione respinge con orrore».
Il segretario del pri Spadolini, amico personale di Conti, è partito per Firenze non appena appresa la notizia. Conti — ha detto — è morto come aveva sempre vissuto, servendo la Repubblica e la sua Firenze. Nessuno ha il diritto di credere che il Paese sia uscito dall’emergenza fino a che dura il tradimento contro la Repubblica-. Craxi ha definito l’agguato di Firenze «un delitto che offende i sentimenti e la coscienza civile di noi tutti
Francesco Matteini/La Stampa/11 febbraio 1986
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