1 settembre 1976, Biella: Lauro Azzolini uccide il vicequestore Cusano

Il 1° settembre 1976 il dott. Francesco Cusano, vicequestore aggiunto, e l’appuntato Primo Anceschi, che è in borghese, sono di servizio sul lato meridionale dei giardini pubblici Zumaglini nel centro urbano di Biella, tra l’edificio che ospita l’ufficio turistico del comune e la gelateria Bertinetti. Sono le 19,45 di un quieto e caldo pomeriggio e la città ancora risente dell’atmosfera vacanziera, il centro è quasi deserto, il traffico pressoché inesistente.

Una ‘131’ metallizzata targata Milano, con due giovani a bordo, arriva veloce dal crocevia di Porta Torino e si ferma in uno spazio libero del posteggio al bordo dei giardini, ad una decina di metri dalla gelateria. La manovra e l’auto attirano l’attenzione del vicequestore, un uomo di 51 anni, che si è sempre occupato di antidroga e di delinquenza comune, quella che può esserci in una città come Biella. Il vicequestore e l’appuntato si avvicinano ai due per chiedere in visione i documenti, fermandosi accanto alla portiera destra e al passeggero che è già sceso. Il giovane al posto di guida porge la patente attraverso la portiera aperta.

Il dott. Cusano nota che la fotografia è applicata in modo irregolare, avvisa l’appuntato che è necessario un controllo più approfondito e invita il conducente a seguirlo al commissariato di Ps situato a nemmeno cento metri di distanza. Il guidatore scende dall’auto voltando le spalle ai poliziotti, quando si gira impugna una pistola. Ancora due passi ed è davanti al cofano. Ora ha di fronte il funzionario e apre immediatamente il fuoco, sparando ripetutamente.

“Stavo casualmente osservando la scena – riferisce poi Bruno Santoni, il cameriere della gelateria, – e ho notato che il dott. Cusano si stava chinando verso l’autista. Un attimo dopo, ho udito tre colpi di rivoltella, sparati in rapidissima successione. Il vicequestore si è accasciato senza un grido”.

Cusano, colpito in pieno petto, crolla a terra. Anceschi, che ha 19 anni, si getta dietro un’auto e sfugge invece ai colpi che l’assassino gli spara, poi risponde al fuoco. Ma i due sono già risaliti sulla ‘131’ e manovrano a tutta velocità, uscendo dalla città. Il dott. Cusano, che dà ancora deboli segni di vita, è subito soccorso e portato all’ospedale, ma poco dopo cessa di vivere. Così muore la prima vittima del terrorismo in Piemonte. Francesco Cusano, nato ad Ariano Irpino, aveva 51 anni era a Biella da oltre vent’anni e vi aveva trovato il luogo ideale per lavorare e per vivere. Lascia la moglie, Giuseppina Porcaro, e il figlio Maurizio di 17 anni.

Chi ha sparato al funzionario? Inizialmente c’è molta cautela e si pensa a delinquenti comuni. Le indagini non partono però da zero. Gli inquirenti hanno nelle loro mani la patente falsificata, con tanto di foto dell’omicida; l’appuntato Anceschi e i radi testimoni descrivono con precisione l’assassino, un giovane sui 25-30 anni, media statura, magro, viso affilato e glabro e che indossa una giacca azzurra con pantaloni marrone bruciato. Sull’asfalto vengono rinvenuti due bossoli calibro 7,65 ‘parabellum’. Le ricerche dei banditi iniziano immediatamente, con grande spiegamento di forze, ma sul momento i blocchi stradali non danno alcun risultato, i due e la loro auto sembrano introvabili.

La strada imboccata dai malviventi in fuga ha molte diramazioni ed è facile far perdere le tracce. Poi la segnalazione di un cittadino indica la via: i banditi si sono diretti verso il cimitero, a Santa Maria di Campagnate hanno imboccato un viottolo in terra battuta che corre in mezzo alla vegetazione e, dopo un centinaio di metri, hanno spinto l’auto in mezzo al prato. La vettura ha le ruote di sinistra affondate nell’erba, i cristalli sono abbassati, la portiera di destra spalancata.

Una rapida perquisizione permette di rinvenire il primo importantissimo indizio: nel cruscotto della macchina, in mezzo a vari documenti di viaggio senza apparente importanza, c’è un blocchetto di fogli per l’assicurazione delle auto e sono tutti in bianco. Il dottor Criscuolo, capo dell’antiterrorismo di Torino, non tarda a riconoscerli.

I moduli sono stati rubati qualche anno prima all’ agenzia di Milano della Nord Assicurazioni e tre sono stati rinvenuti in un covo delle Brigate Rosse a Pian della Mediglia, durante un’irruzione dei carabinieri. Le indagini hanno permesso di stabilire che questi moduli vengono impiegati regolarmente dai brigatisti per le auto, di solito rubate, che usano nelle loro operazioni. Assieme al blocchetto, gli agenti ritrovano anche un libricino di appunti, scritti in codice che non sono subito decifrati; sul sedile posteriore della macchina e nel bagagliaio c’è un’ attrezzatura completa di costumi da bagno per uomo e donna, accappatoi, creme abbronzanti, pinne da subacqueo.

Il libretto di circolazione, contraffatto, rivela che la ‘131’ è stata rubata a Brescia e appartiene ad un operaio della ‘OM’ che ne aveva denunciato il furto la mattina del 24 agosto: in otto giorni, la vettura stando al contachilometri, ha percorso cinquemila chilometri. Vengono anche rilevate impronte digitali nitidissime sul volante, sul cruscotto, sui vetri.

Due giorni dopo l’omicidio, gli inquirenti danno un nome all’assassino: si chiama Lauro Azzolini, trentatreenne, nato a Casina di Reggio Emilia il 10 settembre 1943. È incensurato, ma l’Antiterrorismo ha archiviato i suoi dati schedandolo insieme a quelli di una ‘colonna’ torinese che ha frequentato il covo di via Pianezza 90 scoperto ad aprile.

Al funerale di Francesco Cusano è presente tutta Biella. Gli ultimi sviluppi hanno mobilitato le istituzioni e commosso la cittadinanza. La visione della vedova in preghiera con il figlio sul luogo del crimine ha colpito l’opinione pubblica e sul giornale locale, L’ Eco di Biella, si possono leggere non solo le dichiarazioni ufficiali, ma i commenti spontanei di tanti cittadini.

Il Comune fa affiggere un manifesto: “Un assurdo, sanguinoso delitto ha improvvisamente sconvolto la laboriosa vita della nostra città. Il dott. Francesco Cusano, nel corso dell’abituale, serio e vigile adempimento del proprio dovere, ha perso la vita, stroncato da criminale mano omicida…”. I sindacati distribuiscono un comunicato – “ …Un uomo retto e generoso che ha sempre dimostrato, anche nelle dure vertenze, grande senso di comprensione e solidarietà verso i problemi dei lavoratori…” –, la Dc “condanna il tragico fatto che non ha precedenti nelle nostre zone”. Ai più sfugge il ‘salto’ che il terrorismo ha compiuto a Biella. La casualità ha indicato l’inevitabile approdo strategico delle Brigate Rosse in Piemonte.

I funerali, resi solenni dagli onori militari, si tengono nel millenario battistero. Ad officiare è il vescovo della città, mons. Vittorio Piola, sono presenti rappresentanze di tutti gli enti pubblici del Piemonte, tra le autorità c’è anche Alberto Dalla Chiesa. Cusano è seppellito nel cimitero di Biella.

Lauro Azzolini, implicato in molti altri fatti di terrorismo, verrà arrestato dagli uomini del gen. Dalla Chiesa il 1° ottobre 1978 nel covo di via Monte Nevoso a Milano.

FONTE: Consiglio regionale del Piemonte, Torino e il Piemonte alla prova del terrorismo

Il record di Azzolini

Gli altri brigatisti reggiani noti a tutt’oggi (settembre 1976) – scrive Alessandro Silj nel primo libro dedicato alla lotta armata di sinistra “Mai più senza fucile – sono, oltre ad Alberto Franceschini, Roberto Ognibene, Fabrizio Pelli, Prospero Gallinari, Tonino Paroli e, ultimo a venire identificato come brigatista e il solo ancora a piede libero, Lauro Azzolini. Azzolini è ricercato come uno dei due supposti brigatisti che, il 1° settembre 1976, hanno ucciso il vice-questore di Biella, Francesco Cusano, che li aveva fermati a bordo della loro autovettura per un controllo di routine. Azzolini è nato a Casina, nell’Appennino reggiano, nel 1943. Ha sempre vissuto a Reggio, con il padre che oggi è pensionato come autista di corriere. Ha un diploma di avviamento professionale e ha fatto mestieri diversi, rappresentante per una ditta che commercia in collanti e mastici e procacciatore d’affari per un’altra ditta della zona. Le notizie sulla sua militanza politica sono confuse. Probabilmente gravita anche lui nell’orbita del «Gruppo dell’appartamento». Lascia Reggio nel gennaio ’75, dicendo ai suoi che va a lavorare in Toscana, e a Reggio apparentemente non si rifà vivo. Tra i suoi amici, a Reggio, conta anche Tonino Paroli, come lui originario di Casina.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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