Lo scienziato della provocazione

[Un ritratto di Luigi Cavallo, un protagonista della guerra civile italiana a bassa intensità]

Cavallo_sognoLuigi Cavallo è da 40 anni protagonista delle più oscure vicende della cronaca giudiziaria, politica e finanziaria nazionale. L'ultimo episodio -che gli ha procurato l'arresto in Francia per estorsione- è esemplare nel suo "stile di lavoro". Michele Sindona gli fornisce dossier compromettenti sulle attività finanziarie di Calvi, in un momento in cui il finanziere siciliano era già in rovina, mentre il banchiere ambrosiano era al top, e a lui organizza una durissima campagna di stampa, che si concluderà solo dopo una costosa tangente estorta al presidente dell'Ambrosiano - 500.000 dollari- benevolo mediatore il comune socio d'affari Licio Gelli.
La verità delle accuse lanciate dall'agenzia di stampa Cavallo -conti cifrati in Svizzera, disponibilità illecita di capitali all'estero- sarà confermata dalle inchieste giudiziarie che porteranno in galera, anni dopo, Roberto Calvi.
Del resto era logico: Sindona era stato maestro e socio in questi traffici finanziari "sporchi" e quindi era molto ben informato su queste faccende. Toccherà ora alla magistratura stabilire se Cavallo è stato complice consapevole dell'infame raggiro (poco nobile ricattare un socio di traffici illeciti, o no?) oppure uno zelante operatore dell'informazione che ha utilizzato con spregiudicatezza e determinazione delle "buone fonti".
Emerge comunque con chiarezza la figura di un personaggio disponibile per "operazioni sporche", cosa del resto su cui aveva accumulato in 40 anni di carriera un'invidiabile esperienza.
Aveva cominciato infatti, durante la Resistenza, militando in un gruppo minoritario della sinistra torinese "Stella Rossa", organizzazione antistalinista che ha pagato un alto prezzo umano nella lotta armata forse anche perché "infiltrata" da provocatori e agenti segreti.
Cavallo diventa quindi capocronista dell'edizione torinese dell'Unità ma la sua brillante carriera politico-giornalistica nel Pci è improvvisamente stroncata, alla fine degli anni '40 in relazione alla scomparsa di fondi di cassa del partito.
Dopo alcuni anni -siamo ormai in piena guerra fredda- ricompare sulla scena pubblica torinese: fonda con Edgardo Sogno il gruppo anticomunista "Pace e Libertà" finanziato dagli Stati Uniti -in cui militerà Bertoli, l'autore della strage alla Questura di Milano nel maggio 1973- ed è attivo organizzatore dei "sindacati gialli". Al servizio di Valletta lavorava alla schedatura dei militanti comunisti in fabbrica ma contemporaneamente organizza gli operai nel Sida, il sindacato autonomo dell'automobile che porta avanti una linea di aperta collaborazione tra padronato e lavoratori, secondo un modello "americano" di relazioni industriali, che negli anni della ricostruzione e poi del boom si dimostra vincente.
Il lungo ciclo di lotte operaie della Fiat negli anni '60 lo emargina e spazza via la sua organizzazione sindacale: ma Cavallo è sempre pronto per una nuova avventura. Risulterà quindi coinvolto a metà degli anni '70 nell'inchiesta del "golpe bianco" organizzato da Edgardo Sogno - ma le accuse si sgonfieranno al termine dell'istruttoria- mentre continua la sua attività pubblicistica con l'agenzia giornalistica A: organizzerà infatti durissime campagne contro Mancini, la Sir di Rovelli, contro Cuccia e la Mediobanca, trovandosi molto spesso in significativa contiguità con Michele Sindona nel lungo regolamento di conti interno alla finanza italiana degli anni '70 che si conclude con la totale debacle del banchiere siciliano.
La vicenda di questi giorni è probabilmente un pendant di quegli anni:recentemente era infatti un po` scomparso dalla scena, sia perché oggetto di frequenti attenzioni da parte della magistratura, sia perché a suo dire sotto tiro dalle Brigate Rosse. Eppure un recente episodio va ricordato, perché probabilmente significativo di un suo ennesimo giro di valzer, di un suo tentativo di riciclaggio: non più tardi di due mesi fa, infatti, la sua agenzia diffondeva un dossier sul "caso Ali Agca" in cui venivano ostinatamente smontate tutte le accuse contro il bulgaro Antonov e si addebitava alla Cia la costruzione di false prove sulle responsabilità della "bulgarian connection" nell'attentato del Papa. E per un personaggio a detta di molti in odor di servizi segreti americani è davvero notevole.
NAPOLINOTTE 23 MAGGIO 1984
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