28 ottobre 1974, Sesto San Giovanni. Antifascismo e lotta di classe.

Alla fine di ottobre il gruppo decide di compiere la prima azione armata. Sarà l’irruzione all’interno della sede del sindacato fascista della Cisnal di Sesto dalla quale saranno asportati archivi, corrispondenza, che proverà i legami del sindacato con le direzioni e la sua organizzazione dell’opera di crumiraggio ed elenco degli iscritti. Sarà una operazione rocambolesca nella sua esecuzione: la guardia giurata all’interno, liberatosi dai legacci coi quali era stato maldestramente immobilizzato afferrerà una pistola, sfuggita alla perquisizione e precipitatosi in strada sparerà tutto il caricatore contro la macchina in fuga degli ancora poco abili tupamaros. Ma si sa che gli esordi sono difficili per tutti.

L’antifascismo è arretrato?

Ma anche sul piano politico l’azione non costituisce un grande successo. Fra la rete amica che ruota attorno al gruppo fioccano le critiche basate sul fatto che l’antifascismo viene considerato un terreno politico arretrato. Critica che aveva un suo fondamento. Ma non si poteva astrarre dal fatto che il neofascismo, anche a Sesto san Giovanni, mostrava una sua recrudescenza. Nell’ultimo anno, oltre al tentato assalto della sede di Lotta Continua, si era reso protagonista non solo di aggressioni ai danni di militanti di sinistra ma di vere e proprie azioni armate come l’esplosione di colpi di pistola contro l’abitazione del segretario del comitato cittadino del PCI, o la bomba al plastico lanciata contro la Sezione “Oldrini” del PCI.

Il segretario del Msi resta invalido

Vero è che che questa offensiva neofascista aveva provocato una ferma, immediata e radicale risposta, che aveva visto per protagonisti gli stessi militanti che organizzeranno la prima scissione, che era consistita in roghi di macchine di fascisti, lancio di molotov contro sedi e abitazioni private e aggressioni fisiche, culminate queste nell’aggressione al segretario della sezione cittadina del MSI e noto squadrista, Giancarlo Magri, detto Bistecca, che per i danni riportati resterà infermo e deambulante in carrozzella.

A seguito di tutto questo si può dire che alla fine del 1974 l’offensiva neofascista a Sesto non costituiva più un problema ma nella logica di coloro che compirono l’azione contro la Cisnal essa andava inquadrata non tanto nel solco tradizionale dell’antifascismo quanto all’interno della concezione del contropotere proletario capace di individuare e colpire il blocco nemico, cioè le strutture che operavano in funzione antioperaia e antiproletaria.

La Cisnal colpita per i crumiraggi

In questo senso la Cisnal era colpita proprio in quanto organismo filo padronale che organizzava il crumiraggio piuttosto che per la sua matrice fascista. Del resto il volantino di rivendicazione, parlava poco di fascismo e individuava in quella della Cisnal una sede della provocazione antioperaia;

“In questo periodo la classe operaia si vede attaccata dai padroni in modo durissimo: in fabbrica con i licenziamenti, cassa integrazione, aumenti dei ritmi, omicidi bianchi; fuori con l’aumento del costo della vita. Tutto ciò viene chiamato crisi. Una crisi preventiva e voluta dai padroni che da un anno a questa parte hanno riempito i magazzini di prodotti perché restino invenduti per far passare la ristrutturazione sulle spalle degli operai. A ciò si affianca l’attacco armato che ai proletari viene portato avanti da parte di fascisti e polizia. Brescia, Bologna, Lamezia2 sono le tappe forzate di questo processo. La polizia ormai apre il fuoco in ogni occasione contro i proletari e le loro avanguardie. Lo stato borghese si prepara nel suo complesso a una prova di forza nelle migliori condizioni possibili.

La risposta a questo attacco (scartando a priori le ipotesi “riformiste” dei partiti tradizionali la cui strategia ha saputo dare in campo internazionale solo delle sconfitte per il movimento operaio) è quella di muoversi all’interno della classe in modo autonomo verso la formazione di nuclei armati di potere operaio e proletario, dentro e fuori dalle fabbriche, proponendosi di colpire il nemico di classe con le armi in pugno sin da ora nella prospettiva, naturalmente, della crescita delle avanguardie e del dibattito di massa su queste iniziative, e nella prospettiva di creare le premesse per un disegno rivoluzionario strategico e complessivo.”

Il volantino è a firma Volante rossa e anche la scelta di questa denominazione ha il suo significato.

Tante sigle precedono Prima Linea

Bisogna dire che fino al 30 novembre del 1976, quando venne utilizzata per la prima volta la denominazione Prima Linea per rivendicare l’irruzione nella sede torinese dei dirigenti Fiat, tutte le azioni hanno rivendicazioni con sigle diverse. Questo avveniva sia per operare una sorta di mimetizzazione e per una forma di cautela. Rendendo opachi e non leggibili i passaggi organizzativi e non volendo esporre alla prevedibile repressione una organizzazione ancora non sufficientemente strutturata. Tuttavia la scelta delle firme adoperate di volta in volta non era mai del tutto casuale. Faceva parte del messaggio che l’azione e la sua rivendicazione intendevano veicolare.

In questo senso anche la firma Volante rossa contiene dei caratteri allusivi del progetto e del modello organizzativo assunto a riferimento. Intanto la Volante rossa era una organizzazione interamente formata da operai. Ma, soprattutto, si muoveva all’interno dell’intenzione di portare a termine la Resistenza, intesa come guerra di classe e non solo di liberazione. La loro pratica non era confinata al giustizialismo applicato alle figure più compromesse con il passato regime e sfuggite completamente alla mancata epurazione. Era invece diretta a colpire dirigenti e capi reparto delle fabbriche milanesi ritenuti responsabili di vessazioni ai danni degli operai.

La vecchia Volante rossa

La loro idea e loro ispirazione erano che la classe operaia, pensata come vera anima e protagonista principe della Resistenza, dovesse continuare a esercitare la propria iniziativa rivoluzionaria. Accanto a questo la Volante rossa svolgeva funzioni di sostegno durante gli scioperi e le manifestazioni operaie, durante le quali svolgeva il ruolo di servizio d’ordine e protezione dalle forze dell’ordine e dalle rinascenti organizzazioni neofasciste che in quegli anni ritornavano in attività. In questo senso la Volante rossa rappresentava un modello di ispirazione.

Sulla questione dell’antifascismo e del peso che può avere avuto nella formazione dell’immaginario collettivo di questi militanti in generale bisogna dire che per loro Sesto San Giovanni era la cittadella operaia molto più di quanto fosse la medaglia d’oro per la Resistenza. Sesto per Prima Linea non è mai stata l’equivalente di Reggio Emilia per le Brigate Rosse. Non solo per motivi ideologici derivanti dal fatto, abbiamo visto, che questi militanti non provenivano dal PCI, ma proprio anche per diversità oggettive.

A Sesto non è mai esistita, né in forma organizzata né informalmente, una fronda rappresentata da ex partigiani oppositori della linea ufficiale del PCI. Non solo non esistevano figure come Lazagna a Genova o come Giacomo Cattaneo, detto “Lupo” nel lodigiano. Non esisteva alcun ambito di dibattito politico, organizzato o informale, all’interno del quale si esprimesse una intenzione volta a una nuova resistenza,

Fonte: Chicco Galmozzi, Figli dell’officina

Note

1Roberto Rosso; in Diego Novelli Nicola Tranfaglia; Vite sospese; Milano; 1988.

2Pochi giorni prima, a Lamezia, nei pressi dell’area della festa provinciale dell’Avanti i fascisti sparano e uccidono un militante di sinistra. A Roma la polizia carica il corteo. Migliaia giovani e studenti lanciano pietre e rispondono alle cariche anche con il lancio di bottiglie Molotov. Il bilancio è di diversi ragazzi fermati, numerosi mezzi della polizia danneggiati e alcuni agenti feriti e intossicati dai loro stessi gas lacrimogeni. Alla fine della giornata sono quattro gli antifascisti fermati e tutti sotto i 18 anni. A Milano il corteo è disperso da un violento intervento della polizia che spara raffiche di mitra ad altezza d’uomo. E’ anche sull’onda di questi fatti che viene presa la decisione dell’irruzione nella sede della Cisnal.

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.