4 aprile 1981: la cattura di Mario Moretti e la parabola del superpoliziotto

prima pagina unità sull'arresto di mario moretti

Il 4 aprile 1981 sono catturati a Milano Mario Moretti ed Enrico Fenzi. Sono passati 39 anni e il “capo delle Brigate rosse” è ancora detenuto. In regime di semilibertà. Cioè esce la mattina dal carcere e rientra la sera. E quindi si potrebbe parlare di semicarcerazione. Così, giusto per ricordarlo ai tanti fedeli del culto dei “Misteri d’Italia” che ancora favoleggiano dei benefici che avrebbe avuto per i suoi “oscuri servizi”. L’ultimo: è stato blindato, come tutti i semiliberi appena è scattata la quarantena di massa. poi si sono accorti della stronzata e li hanno mandati a casa, agli arresti domiciliari. Ma sempre detenuto resta, 39 anni dopo quel 4 aprile …

Lo strappo con la Walter Alasia

Il leader più noto delle Brigate rosse e il professore universitario passato in clandestinità dopo la clamorosa assoluzione al processo di Genova sono da qualche settimana impegnati nella difficile missione di ricostruire una colonna brigatista nella capitale operaia di Italia. La struttura milanese ha rotto da qualche mese con l’organizzazione nazionale. A luglio 1980 la Colonna “Walter Alasia” aveva chiesto le dimissioni dell’Esecutivo. Nodi fondamentali del dissidio furono la questione operaia e il problema della liberazione dei prigionieri.

La Colonna, il 12 novembre del 1980, compì autonomamente dall’Esecutivo brigatista un attentato mortale ai danni del capo del personale della Magneti Marelli Renato Briano, ponendosi di fatto fuori dalle BR (con la Risoluzione n. 10, l’Esecutivo decretò ufficialmente l’uscita del gruppo dal movimento). A questa iniziativa, fece seguito l’attentato contro il direttore tecnico della Falk Manfredo Mozzanti (28 novembre 1980), ribadendo così la propria scissione. Lavorando senza una rete di protezione i due dirigenti si espongono a maggiori rischi e così finiscono per cadere in trappola. Il compagno con cui vanno a incontrarsi è in realtà un provocatore, manovrato dal capo della Mobile di Pavia, il commissario Ettore Filippi, un poliziotto che sarà coinvolto in numerose vicende giudiziarie

Le disavventure dell’infiltrato

Nell’estate del 1985  Renato Longo, l’ infiltrato nelle Brigate Rosse che portò la polizia all’ arresto di Mario Moretti e di Enrico Fenzi, è fermato a Marsiglia dalla gendarmeria francese con cinque chili di hashish. Longo è in libertà provvisoria dopo il processo che a Pavia l’ ha visto imputato insieme con Filippi. Allora Longo venne condannato a quattro anni e mezzo; Filippi, che era stato accusato di aver organizzato insieme con Longo azioni che lo accreditassero come terrorista agli occhi dei brigatisti, fu condannato a quattro anni e otto mesi in primo grado e assolto in appello.

Con la sua soffiata Longo aveva portato la polizia alla base di via Cavalcanti a Milano, frequentata da Moretti e compagni. Al commissario Filippi aveva addirittura consegnato una chiave dell’ appartamento. La polizia aveva così potuto arrestare la “primula rossa” Moretti e il professor Enrico Fenzi. Dopo la condanna, nel dicembre 1984, Renato Longo aveva già tentato di espatriare con documenti falsi. Ma era stato scoperto e bloccato dalla Guardia di Finanza sul treno diretto alla frontiera di Ventimiglia. Altre accuse di corruzione contro Filippi arrivano da uomini del clan Epaminonda ma anche in questo caso il funzionario viene assolto.

La carriera politica del poliziotto

Filippi, salentino classe 1942, dopo le prime sventure giudiziarie si dà alla politica locale. Entra nell’allora Psi per poi diventare assessore in quota centrosinistra nelle giunte dei sindaci Albergati e Capitelli. Con quest’ultima ricoprirà l’incarico di vicesindaco, salvo poi dimettersi nel 2009. Passa per le elezioni successive sulla sponda del centrodestra. Sosterrà il sindaco “formattatore” e nuovo pupillo di Forza Italia, Alessandro Cattaneo con la lista civica “Rinnovare Pavia”. Con il sindaco condividerà anche la scomoda sedia di testimone durante il processo “Infinito”. Un’inchiesta che il 13 luglio 2010 colpì con una raffica di arrestiun centinaio degli affiliati alle cosche della ‘ndrangheta in Lombardia.  Le manette per Filippi scatteranno nel marzo 2014, in un’inchiesta per una lottizzazione. L’ex vicesindaco di Pavia è agli arresti domiciliari per corruzione insieme a un costruttore edile. Vicenda di cui, a cinque anni dal blitz, non risultano gli esiti giudiziari.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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