21 giugno 1964, Mississipi burning: il Ku Klux Klan uccide tre attivisti dei diritti civili

Nella notte tra il 21 ed il 22 giugno 1964,  tre attivisti del movimento per i diritti civili degli afroamericani James Earl Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner, vennero uccisi a colpi di pistola da un gruppo di membri dei “cavalieri bianchi” del Ku Klux Klan, con la complicità dello sceriffo della contea di Neshoba, in Mississippi, dove i tre giovani, nel quadro della campagna Freedom Summer, si erano recati allo scopo di convincere i membri della comunità afroamericana ad iscriversi ai registri elettorali. L’evento suscitò enorme indignazione  e condusse ad un’inchiesta da parte dell’FBI, che prese il nome di Mississippi Burning (MIBURN), ed i corpi dei tre giovani furono ritrovati 44 giorni dopo la sparizione. Il Governo dello Stato rifiutò di proseguire l’inchiesta, ma il Governo federale riuscì a incriminare 18 persone, ottenendo tuttavia solo la condanna di 7 di esse per reati minori.

I 3 attivisti nel giugno del 1964 raggiunsero la Neshoba County, feudo del Klan dove una chiesa frequentata dai neri era stata appena bruciata. Gli attivisti, secondo le ricostruzioni, vennero fermati in auto da un vice sceriffo con il pretesto di una multa per eccesso di velocità. Portati in cella, vennero rilasciati alle 10 di sera e sollecitati a lasciare immediatamente la contea. La loro auto venne seguita da due macchine occupate da membri del Klan avvertiti da Killen. Dopo un inseguimento, a circa 3 km dall’abitazione di Killen – non presente sul luogo – i 3 attivisti vennero costretti ad uscire dall’auto e uccisi a colpi di pistola sparati a bruciapelo.

I corpi furono trovati solo 44 giorni dopo grazie ad una massiccia operazione dell’Fbi che monopolizzò l’attenzione dei media. La vicenda costituì un punto di svolta nella lotta per i diritti civili: nel giro di due settimane, arrivò la firma del presidente Lyndon B. Johnson sul Civil Rights Act. L’inchiesta federale sul triplice omicidio portò all’arresto di 18 persone, compresi alcuni agenti di polizia e compreso Edgar Ray Killen, descritto come il leader della ‘cellula’ del Klan dalle testimonianze nel processo celebrato nel 1967. Il predicatore, a differenza di altri 7 membri del KKK, non fu condannato: 11 membri della giuria si pronunciarono per la sua colpevolezza, ma a salvarlo dal carcere fu una donna convinta che fosse impossibile condannare un predicatore.

Killen fu libero di tornare alla propria vita, lontano dai riflettori dei media. Nel 1968, raccontano le cronache, dopo l’omicidio di Martin Luther King ricevette la visita di agenti federali impegnati delle indagini. A loro, chiese se il killer fosse stato già individuato: “Vorrei stringergli la mano”. Rilasciò poche interviste, compresa una concessa al New York Times nel 1998: “Quei ragazzi erano comunisti che andavano in una scuola di addestramento comunista. Mi dispiace che siano stati uccisi, ma non posso mostrare rimorso per qualcosa che non ho fatto”.

Il film ‘Mississippi Burning’ interpretato nel 1988 da Gene Hackman e Willem Defoe ebbe il merito di tenere vivo l’interesse per il caso, approfondito negli anni successivi da un giornalista, Jerry Mitchell, del Jackson Clarion-Ledger. Nel 1998, Mitchell venne a conoscenza dell’esistenza di un’intervista registrata in cui Sam Bowers, figura di spicco del Klan, affermava che ”il mandante” degli omicidi del 1964 era ancora libero. Le nuove indagini hanno riportato Killen al centro della scena. Il 21 giugno 2005, l’imputato 80enne fu condannato a 60 anni di carcere. Ne ha scontati solo dodici, morendo in carcere nel gennaio di quest’anno

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

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