6 dicembre 1992: ultras induisti radono al suolo a mani nude la moschea di Ayodhya

moschea di AyodhyaMigliaia di estremisti indù armati di martelli, bastoni e piedi di porco il 6 dicembre 1992 assaltano la grande moschea di Ayodhya, nello Stato settentrionale dell’ Uttar Pradesh. Il tempio islamico dalle tre cupole è raso al suolo. Per reazione, si verificheranno gravissimi scontri in tutto il paese tra la comunità islamica e quella induista. Il bilancio, mai verificato con esattezza, sarà di circa tremila vittime. Una storia che affonda le radici nel XVI secolo, quando fu costruita la moschea per volontà del primo imperatore della dinastia Moghul, in una città sacra per gli induisti per aver dato i natali a Rama, settimo avatar di Vishnu, per i giamaisti e per i buddhisti. Nel dopoguerra, con la decolonizzazione, la situazione esplode. Nel 1949 dopo un’incursione dei fondamentalisti indù la moschea venne chiusa al culto per ragioni di ordine pubblico, per essere riaperta a quello induista nel 1985. Nel 1989 è posta la prima pietra del nuovo tempio dedicato a Rama all’interno della moschea stessa. La provocazione innesca pogrom antinduisti in Bangladesh e in Pakistan: con la demolizione di 200 tempietti indù superstiti e le abitazioni e i negozi di 50.000 cittadini induisti. Un anno dopo uno dei leader del Bharatiya Janata Party, il partito nazionalista religioso, inizia un’incendiaria campagna a favore della costruzione del tempio, affiancata da una raccolta di fondi in tutto il mondo: si scatenano nuovi tumulti che causano altre decine di morti e rafforzano sul piano elettorale il BJP. Dopo ripetuti tentativi di attacco all’edificio, il 6 Dicembre del 1992 un esercito di centinaia di migliaia di militanti invade la moschea radendola al suolo con strumenti rudimentali e scatenando gravi disordini in tutto il Paese, un raid pianificato da tempo e a cui presero parte i massimi rappresentanti dei partiti e movimenti induisti coinvolti. I tumulti che seguirono costarono la vita a più di 2.000 persone e attacchi terroristici nei mesi successivi specialmente a Mumbai, dove nel Marzo 1993 il padrino musulmano e ricercato numero uno, Dawood Ibrahim, ordinò la rappresaglia. Numerose ordigni e autobombe collocati in vari punti della megalopoli provocarono una carneficina con circa 1000 vittime, per la precisione 257 morti e 713 feriti.

Informazioni su

Ugo Maria Tassinari è l'autore di questo blog, il fondatore di Fascinazione, di cinque volumi e di un dvd sulla destra radicale nonché di svariate altre produzioni intellettuali. Attualmente lavora come esperto di comunicazione pubblica dopo un lungo e onorevole esercizio della professione giornalistica e importanti esperienze di formazione sul giornalismo e la comunicazione multimediale

Taggato con: , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.